Berta Nelson, due o tre cose che so di lei


Berta Nelson

Berta Nelson

1916. Berta Nelson appartiene a quella ristrettissima aristocrazia delle attrici cinematografiche, per le quali i successi dello schermo non sono che un riflesso dei trionfi della scena. E come se questo titolo non bastasse alla sua nobiltà, essa inquarta nel suo blasone artistico la origine moscovita, che è quanto dire la presunzione infallibile di un temperamento complesso, squisito ed originale. Non è forse la Russia, che da gran tempo, ormai, fornisce all’Europa di buon gusto le sorgenti emozioni estetiche più nuove ed inattese, da Tchaikovsky a Bakst, da Chaliapin alla Rubinstein, dalla Napierkowska alla Karenne, ed a quanti altri russi e russe sono in tutti i campi artistici, il fanatismo quasi esclusivo dei pubblici di Francia, d’Inghilterra e d’Italia?

Ancora giovanissima, di bellezza non comune (ha meritato dei premi lusinghieri in più di un concorso di bellezza) Berta Nelson conta già fra le artiste liriche che saranno le celebrità di domani, per la sua bella voce di soprano e sopra tutto per quel fine talento d’interpretazione drammatica vissuta e personale (è stata discepola prediletta del grande Chaliapin), cui devono tanta parte della loro celebrità le poche grandi trionfatrici della scena lirica che non saranno mai dimenticate. La Manon di Massenet, il Werther, le più fulgide gemme del repertorio Pucciniano, per i pubblici di Russia, di Olanda, di Germania e d’Italia, innanzi ai quali la Nelson ha cantato, hanno in lei la interprete definitiva. Raramente in un’attrice si sono trovate riunite tutte le qualità che formano il temperamento artistico di questa bionda figlia di Newa, dalla dolce femminilità mite e troublante e che pure sa vivere con efficacia possente anche gli ardori della passione selvaggia e fatale.

Come in quasi tutte le artiste russe non comuni, il dramma del teatro è un po’ dilagato, suo malgrado, nella sua vita, e si ricordano tutti a Milano le vicende di una passione amorosa recentemente accesa involontariamente dal suo fascino, nel cuore di un giovane appartenente ad una delle famiglie più in vista di quella città; passione che lo spinse fino ad un ratto romanzesco, quali pochi scrittori di avventure sensazionali avrebbero osato immaginare.

1935. Con Trilussa e d’Ambra s’andava spesso a finir la serata cenando al fresco o soli con alcune leggiadre attrici, le quali non si stancavano di chiedere a Trilussa favole e sonetti. (…) Tra attrici e scrittori il discorso era naturalmente caduto sul cinematografo e sulle sue attrici più in voga. Tra queste fu menzionata anche la signora Berta Nelson, bellissima attrice russa, proveniente dalla lirica, e che poi, stabilitasi  definitivamente in Italia, era divenuta una vedetta del cinematografo, e anche la titolare di una casa di produzione, la Nelson Film. La Nelson era mia cliente; l’avevo per la prima volta assistita avanti al Tribunale di Roma, nel 1913, in un processo per diffamazione, che ebbe grande risonanza, da essa intentato contro il Giornale d’Italia, per avere questo pubblicato, in una corrispondenza da Napoli, che il cav. Santaniello, cassiere della Dogana di Torre Annunziata ed impresario del teatro Mercadante, dove la Nelson cantava, era fuggito lasciando un largo vuoto nella cassa del suo ufficio, e si era rovinato, tra l’altro, per aver fatto spese folli per la sua scritturata, signorina Nelson, dalla quale si era pazzamente innamorato. Il processo era terminato con la condanna del gerente del Giornale d’Italia a dieci mesi di reclusione: ma in appello la Nelson recedette di buon grado dalla querela, avendo da una parte il direttore del giornale, Alberto Bergamini, dichiarato che il suo giornale non aveva mai inteso di ferire la onorabilità della signorina Nelson alla quale professò stima, e dall’altra, avendo la signorina Nelson riconosciuto la buona fede e lealtà di questo.
Francesco Soro (1)

1998. Va anche ricordata Berta Nelson, un nome oggi dimenticato, ma che per qualche anno fu alla Itala Film interprete di storie avventurose e piene di scene emozionanti. Di lei restano per fortuna sei o sette film, due dei quali della Itala, Come una sorella e Vittoria o morte! In quest’ultimo in special modo, la Nelson interpretò  un’audace fanciulla che guida spericolatamente automobili, pilota personalmente un aereo da cui si getta in mare per raggiungere una nave e recuperare dei preziosi documenti sottratti da una spia: il suo è un personaggio femminile assolutamente insolito nel panorama cinematografico italiano del 1913, che peraltro la Nelson rende con assoluta padronanza e senza ombra di difficoltà. Russa d’origine, sarà lei ad accogliere il gruppo di connazionali esuli dopo la rivoluzione e a presentarli ad Ambrosio, dando così modo al regista Alexander Uralski e agli attori Tatiana Pavlova e Osip Runic di creare per la casa torinese la serie russa, che comprende tre o quattro film, oggi tutti andati disgraziatamente perduti e dei quali la critica del tempo — un po’ malevolmente — consigliava registe e attori di andare a vederli e prendere nota per imparare.
Vittorio Martinelli (2)

Filmografia di Berta Katzenelson, in arte Berta Nelson

1. Splendori e miserie del cinema, Consalvo Editore, Milano 1935.
2. Cabiria e il suo tempo, Museo Nazionale del Cinema – Il Castoro, Torino 1998.

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Archivio del Cinema Muto - Silent Film Archive
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