Amleto – Rodolfi Film 1917


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Amleto, Rodolfi Film (1917), disegno di Carlo Nicco

Film ritrovato presso la Cinémathèque de Toulouse, restaurato e presentato per la prima volta (dopo il ritrovamento) alla XX Mostra Internazionale del Cinema Libero (Il Cinema Ritrovato), Bologna 1991.

L’interprete del ruolo di Amleto è Ruggero Ruggeri: « Il grande attore tragico, che la critica ha paragonato a Tommaso Salvini e a Ernesto Rossi, ha acconsentito a lasciarsi ritrarre nel suo cavallo di battaglia ». Questo l’annuncio ufficiale della Rodolfi Film in occasione dell’anteprima al Cinema Teatro Vittoria di Torino il 3 dicembre 1917 « alla presenza delle attrici e degli attori della Compagnia Ruggeri e della Compagnia Borelli-Piperno, che si trovavano sulla piazza per svolgere corsi di recite, rispettivamente al Teatro Carignano e al Chiarella, suscitò una profonda impressione e fu accolta coi segni del più vivo entusiasmo », al giorno seguente « la prima visione pubblica del film fu seguita con la più religiosa attenzione, e applaudito anche a… schermo aperto. Le repliche proseguirono per una quindicina di giorni (moltissimo per quei tempi), sempre a teatri esauriti ». Pochi mesi prima, nel luglio 1917, Ruggero Ruggeri e la sua compagnia drammatica, con Vera Vergani prima attrice, aveva recitato l’Amleto al Politeama Chiarella di Torino. Secondo Leonardo Bragaglia, fu allora che Eleuterio Rodolfi invitò Ruggeri « ad essere Amleto anche sullo schermo per la propria casa cinematografica. In quella film, Mercedes Brignone sosteneva il ruolo della regina Gertrude, madre di Amleto, mentre il ruolo di Ofelia veniva impersonato dalla gentile signorina Elena Makowska.»

Dalle poche fonti critiche disponibili sembrarebbe invece che il film non ebbe molto successo: « Ecco: vorrei domandare all’arguto Rodolfi qual mai cattivo Genio gli ha ispirato la brutta idea di ridurre per lo schermo questa macchinosa opera teatrale, e vorrei domandargli anche per quali miraggi di successi veramente artistici egli si accinse a questa inutile fatica. Perché è fuori ogni dubbio che l’Amleto non potrà mai e poi mai incontrare, sulla tela bianca, sincere approvazioni, ma soltanto delle effimere condiscendenze (…) Amleto andava lasciato dov’era. Nelle biblioteche polverose e nella stagionata memoria di professori occhialuti. O tutt’al più si poteva permettere al comm. Ruggeri di recitarlo ancora una volta (ma non davanti all’obiettivo della macchina da presa) e provarci così il suo coraggio e la sua audacia. Ma nel cinematografo non doveva metterci piede. Sono denari sprecati ed energie sprecate.» Così Jors (Giuseppe Lega) in La Cine Fono, dicembre 1917, che forse non è informato dell fatto che l’Amleto di Shakespeare, interprete Ruggero Ruggeri, è uscito dalle polverose biblioteche da circa due anni, ed il cinema italiano ha ripreso più volte il personaggio, prima di questa versione.

Per certi versi, Shakespeare, Amleto e Ruggero Ruggeri sono in quel momento al centro dell’attualità… e delle polemiche.

La riduzione di Ruggero Ruggeri per la scena di prosa nel 1915 aveva già sollevato alcune critiche, come ricorda Leonardo Bragaglia: « le più aspre, che (Silvio)D’Amico rivolge all’Amleto di Ruggeri sono però sue obiezioni alla Regìa, alla scelta della traduzione adottata, ai tagli e alle licenze; sono riserve alla distribuzione dei ruoli nella sua Compagnia (Vera Vergani come Ofelia, il Polonio di Martelli, il ruolo di Orazio sostenuto da una donna: per evidenti necessità di ricoprire venti ruoli maschili).» Ma la più inopportuna arriva a poche settimane della prima del film a Torino. Il 31 gennaio 1918, Diego Angeli, autore della versione italiana di Amleto che Ruggeri aveva portato sulle scene di prosa, in un articolo intitolato ‘Per l’offerta a Roma di un monumento a Shakespeare’, scrive: « Da noi Guglielmo Shakespeare è conosciuto per quel tanto che Gustavo Modena, Gustavo Salvini ed Ernesto Rossi ce ne avevano fatto vedere. E cito questi tre nomi non a caso: poché sono costoro che hanno importato le figure shakespeariane sulle scene italiane. Gli scarsi attori che sono venuti dopo di loro, non hanno fatto che ripetere con qualche magra modificazione formale cià che essi avevano ideato. Uno Shakespeare romantico cioè che corrispondeva perfettamente al gusto e alle tendenze del pubblico di allora, ma che oggi non è più quello che noi vorremmo vedere. Né i rifacimenti ultimi sono tali da educare il pubblico intorno a quel prestigioso teatro. Si è visto, per esempio, Ruggero Ruggeri aggiungere lui, per conto suo, una scena inventata di sana pianta…».

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Ruggero Ruggeri in Amleto

Il 10 febbraio 1918, con il titolo Palinodia amletica, Ruggeri pubblica sullo stesso Giornale d’Italia una lunga lettera indirizzata a Diego Angeli: « Signor Direttore, solo oggi mi vien messo sott’occhio l’articolo di Diego Angeli: Per l’offerta a Roma di un monumento a Shakespeare pubblicato in uno degli ultimi numeri del Giornale d’Italia. Come in questo articolo vi è qualche frase che mi riguarda così le sarò grato se vorrà concedermi un po’ si spazio per rispondere.

Mi avvedo di aver dato a Diego Angeli, traduttore di Shakespeare, una grave ragione di amarezza il giorno – sono ormai passati tre anni – che rappresentai Amleto.

Difatti da quel giorno non mi ha più lasciato, ed appena anche lontanamente gli se ne offre l’opportunità, il nuovo traduttore di Shakespeare la coglie al volo per sfogare con tono di superiorità e di compianto il suo rancore – rancore si sacerdote che ha visto maltrattato il suo Dio, beninteso – contro questo povero attore che si è accostato a Shakespeare senza capirne nulla.

La sua ossessione è, a quanto sembra, l’ultima scena del quinto atto nella quale io, Amleto, ritorno solo sulla tomba di Ofelia a spargere fiori.

E’ questa, non vi ha dubbio, una licenza: ma è anche vero – e Diego Angeli, traduttore di Shakespeare, amo credere non lo ignori – che essa non è mia: bensì di Herbert Tree, l’illustre attore che in Inghilterra è considerato, morto Irveng, come il più alto e degno interprete del Poeta.

Il Tree stesso in un suo libro pubblicato or è qualche anno – Thoughs and after thoughs – ne fa la particolareggiata descrizione, motivandola sol voler rendere più esplicito l’amore reale di Amleto per Ofelia e al fine di accertare questo lato della figura di Amleto.

In Inghilterra nessuno ha gridato allo scandalo – forse perché in Inghilterra traduttori di Shakespeare non ve ne sono – e il Tree, più fortunato di me non ha trovato un critico che ad ogni trimestre in questo o quel giornale versasse lacrime sulla profanazione e sarcasmi sulla bestialità del commediante.

Ma questo passi: Diego Angeli, traduttore di Shakespeare, afferma che io ho ‘deformato il concetto di autore’: non lo dimostra, è vero; ma io voglio anche ammettere che il concetto dell’autore si sia rivelato alla sua intelligenza e sia rimasto inaccessibile alla mia: egli ha la penna in mano, scriva dunque quello che vuole della mia interpretazione.

Ma perché Diego Angeli aggiunge, con ironia piena di compatimento: “ma bisognava fare effetto e avere il piccolo trionfo personale di fine d’atto?”.

No, signor Angeli, questo no, questo non stà bene: ella dica, se crede, che ho sbagliato, ma non faccia apprezzamenti astiosi che vorrebbero infirmare la serietà del mio lavoro sulla scena.

Io non ammiro le sue traduzioni: l’ho anche detto, ma non mi sarebbe mai passato per la mente di dire – per esempio – che lei traduce Shakespeare soltanto per ricevere da un editore una larga retribuzione: se quanto io so di lei non mi dà nessuna plausibile ragione di pensare una cosa simile, altrettanto nella mia vita d’arte nulla autorizza lei a trattarmi da mestierante e da ciurmadore.

Prosegua pure Diego Angeli nelle sue deplorazioni: bimensili o trimestrali che siano: compatisca fin che vuole la mia pochezza, ma non tocchi quella che io considero la correttezza, l’onestà del mio lavoro, che consiste nel non fare mai nulla di cui io non sia convinto e di non volgere mai a profitto personale le ragioni di una interpretazione per modesta che sia.
Ruggero Ruggeri ».

Naturalmente, a questa lettera di Ruggeri non mancò una risposta di Diego Angeli. Per leggere il seguito: Ruggero Ruggeri, di Leonardo Bragaglia, Trevi editore 1968.

Non so se nell’Amleto della Rodolfi Film c’è la scena dei fiori sulla tomba di Ofelia (adattazione cinematografica del Prof. Avv. Carlo Chiaves), perché non ho avuto la possibilità di vedere il film. Ma spero di aver creato con questo post un minimo di curiosità…

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