Filoteo Alberini – Parte Seconda


Panoramica Alberini

Panoramica Alberini

Riprendiamo il racconto sull’attività di Filoteo Alberini.

Nel 1907 brevetta una Pulitrice meccanica per film che parecchi anni dopo venne largamente usata negli USA. Lascia la Cines nel 1908 (altre notizie nel capitolo Cines di prossima pubblicazione).

Nel 1910 viene registrato a nome suo e di Arturo Perugia un brevetto per un apparecchio chiamato Cinematografico tascabile, nel novembre 1911 un nuovo apparecchio per la ripresa di fotogrammi cinematografici (anche in Francia, settembre 1912), sempre nel 1911 l’auto-stereoscopio (apparecchio grazie al quale non c’è bisogno di lenti speciali per la visione stereoscopica), e nel 1912 presenta l’apparecchio per la ripresa panoramica che perfezionerà nel 1914. Nel modello originale, la pellicola negativa si spostava intermittentemente, in posizione curva, davanti ad un obiettivo girevole: con tale applicazione si veniva ad ampliare di molto l’angolo di ripresa, che poteva passare facilmente da 45 a 90 gradi.

Lo sviluppo di questo brevetto, e la possibile utilizzazione commerciale lo porteranno negli Stati Uniti.

Secondo i dati di Ellis Island, Filoteo Alberini arriva negli Stati Uniti il 10 settembre 1923. Il suo contatto è la signora Margaret Kelly, residente al 70 West 11th St New York, al West Village. Nella scheda di Ellis Island compare anche il nome del figlio Edo, residente a Roma, via Nazionale.

Stando alle sue dichiarazioni, era partito per diporto, ma il soggiorno si prolunga per quattro anni. Al ritorno rilascia alcune interviste sulla stampa periodica e riviste specializzate. Ecco una sintesi:

« Roma, agosto 1927. Fra i più vecchi cinematografisti romani e italiani, ha legato il suo nome a molte imprese il cui carattere principale è stato sempre quello della perfetta correttezza; qualità spesso inutile in affari, ma sempre bella.

Connotati: È commendatore, vanta cospicue amicizie e Regali benevolenze, odia la cheewing-gum, si fa il vino da sé, ha fiducia nel Giappone, porta il pizzo ma non se lo gratta… È ritornato in questi giorni dagli Stati Uniti d’America dove ha soggiornato quattro anni.

Scopo della sua lunga permanenza negli Stati Uniti è stato il lancio e lo sfruttamento della sua invenzione riguardante l’aumento, del doppio o, volendo, anche del triplo, del campo di visione e quindi di azione cinematografico, che l’attuale sistema di ripresa, a cagione dei limiti degli obiettivi ora in uso, non può consentire.

Dalla viva voce del nostro ottimo amico abbiamo avuto la narrazione delle sue vicissitudini, che, nella loro prima parte, non sono troppo liete.

Attualmente la Panoramica Alberini è proprietà per gli Stati Uniti d’una potente Società Cinematografica, ed è stata chiamata in inglese “Natural Vision”. In sostanza ciò che oggi la cinematografia ci presenta col sistema antico è la rappresentazione di quanto vede un occhio solo. La Panoramica Alberini ci permetterà di vedere quanto si vede con due occhi.
Il sistema riunisce in un unico apparecchio di ripresa e quindi in un un’unica film (che a tutto rigore, non ha bisogno di speciale proiettore solo che la stampa positivi sia fatta a riduzione e non a contatto):

“Generalmente quando si vede un primo piano, lo schermo riproduce intorno all’artista che una parte minima dell’ambiente o della scena entro cui l’azione di svolge… Ai lati del personaggio si potrà ad esempio indovinare una parete, vi sarà un angolo di porta, un panneggio, o che so io… Insomma una parte infinitesimale dell’immenso quadro che circondo l’attore. Ancora: delle scene di massa, non è possibile ottenere l’inquadratura di una imponente parte di queste che a una grande distanza, il che va a detrimento delle proporzioni degli attori e delle masse stesse, che verranno riprodotte straordinariamente rimpiccolite. Bisognava trovare il sistema di ripresa che desse un risultato completamente opposto: ossia, che permettesse di riprodurre intorno al primo piano quelle parti laterali del quadro che vengono occultate dalla esigua apertura degli obiettivi normali, e che potesse dare in caso di masse o di scene svolgentesi su di un orizzonte raddoppiato, l’aria laterale, senza tuttavia nuocere alle proporzioni dei personaggi che recitano. Il mio sistema è basato su di un obiettivo che ho chiamato appunto panoramico perché permette di riprendere un campo il cui angolo si aggira intorno ai 90 gradi. Gli attuali grandi angolari giungono a un angolo massimo di 45°. Il sistema funziona tramite un apparecchio da me costruito nel quale la pellicola negativa si sposta a intervalli davanti ad un obiettivo girevole, secondo una curva, anziché la consueta posizione retta come negli obiettivi normali. Sono andato negli Stati Uniti per lanciare il mio brevetto… visto che qui non ero riuscito a far nulla… Ma anche là trovai come in Italia la gente poco proclive a capire la cosa… Molte trattative vennero da me condotte con diversi gruppi di cinematografisti e di costruttori…

In conclusione, tutti respinsero la mia applicazione, perché secondo il parere di molti era inattuabile, irrealizzabile, praticamente troppo complicata… Insomma, tutti i pretesti che si possono trovare quando si vuol dir di no… Ci fu però qualcuno che scaltramente s’impadronì della mia invenzione, studiandola nel suo principio… Scoperto il quale, venne costituita una regolare società dove io non figuravo per nulla e si attribuiva la paternità a un illustre sconosciuto. La società iniziò immediatamente la ripresa di vedute panoramiche, tanto che sul finire del 1926 ebbi la sorpresa di constatare che al Cameo, uno dei più importanti cinematografi di New York si proiettavano film panoramiche col mio sistema; film che ottennero un successo addirittura travolgente e che ebbero il significativo elogio di David Griffith, uno dei maghi della messa in scena.

Naturalmente rimisi le cose a posto: feci sospendere le proiezioni valendomi dei miei sacrosanti diritti, validamente sostenuto dalla Natura Film, una potente e nuova organizzazione alla quale proprio in quei giorni avevo ceduto il mio brevetto.”

Informazioni su thea

Archivio del Cinema Muto - Silent Film Archive
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