Monsieur Auguste Rodin ama il cinema italiano


Auguste Rodin par Sacha Guitry, dal canale di googlisme su YouTube

Per complicare ancora di più la vita ai lettori del blog, ecco un post in francese. Un post molto interessante, una chicca: Auguste Rodin fan del cinema italiano:

La personnalité du maître Rodin est trop connue, sa renommée est trop mondiale pour que nous entreprenions ici de faire une longue biographie de l’artiste et une grande apologie de ses talents inégalables ; qu’on nous permette cependant de rappeler en quelques notes courtes les principales étapes de sa carrière.

M. Auguste Rodin est né a Paris en 1840. Il est commandeur de la Légion d’honneur et décoré de nombreux ordres étrangers- Vice-président de la Société nationale des Beaux-Arts, il est aussi président de la section de sculpture et président de l’International Society of Sculptors de Londres.

Parmi les ceuvres dues a son ciseau, nous avons plaisir a citer : L’Age d’airain, la Cariatide, la Pensée, Ève, Balzac, le Monument de Victor Hugo, le Printemps, le Baiser, les Bourgeois de Calais, les bustes de J.-P. Laurens, Carrier-Beleuze, Dalou, Rochefort, etc., et le Penseur qui décore la place du Pantheon.

Pour M. Rodin, l’humanité, les sciences, la civilisation, les arts, sont toujours en marche et tout ce qui marque un pas du progrès ne peut manquer d’intéresser le grand artiste.

Aussi aurais-je manqué a tous mes devoirs si, après l’article particulièrement intéressant de Viator, paru sur le Cinéma et les Arts plastiques, j’avais négligé d’aller lui causer du cinématographe.

N’en déplaise aux méchants critiques, le maître Rodin est l’homme le plus affable qui soit.

Il m’a reçu dans son atelier de la rue de Varenne, au milieu de ses oeuvres et de ses ébauches, car il travaille constamment.

En répondant a mes questions, son premier mot a été celui-ci:

— Le cinématographe est une chose admirable ! J’ai vu tout récemment passer Quo Vadis? Néron et Agrippine à l’écran, eh bien, je déclare que c’est superbe et je n’aurais pas cru que le cinéma eût été capable de reconstituer avec un soin aussi jaloux les événements de l’antiquité!

— Croyez-vous, Maître, (et cela s’écrit depuis quelque temps dans les journaux) que le cinéma soit de nature a causer du préjudice a la peinture et a la sculpture, aux arts en général?

— Que non pas ! J’estime au contraire que par les mouvements et la variété de ses tableaux, le cinématographe est une école que devraient fréquenter tous les artistes. L’Art est mouvement, l’Art est vie. Il ne faut jamais négliger cette maxime. Le cinématographe est un document vivant, quand il nous montre des reconstitutions historiques, ou des sites de pays que nous ignorons; il est sage de le consulter avec attention.

Voilà, n’est-il pas vrai, qui est net. Le maître Rodin est une autorité en la matière et je pense que son opinion sur le cinématographe ôtera un peu de scepticisme a certains esprits.
Que le grand artiste trouve ici nos remerciements les plus sincères.

L. D.

Intervista pubblicata nella rivista francese Cinéma nel 1914, non ho la data esatta della pubblicazione. 

Merci Monsieur Rodin!

La maschera di Greta Garbo

greta garbo
... un carattere nuovo ad ogni moto interno

Narra una leggenda orientale di una divinità possente e capricciosa, la cui maschera è mutevole come è mutevole il tempo: l’acqua. E la maschera di Greta Garbo è forse ancor più mutevole del volto dell’acqua, ancor più sensibile. Non vi è espressione umana d’odio o d’amore, di serenità o di passione, che non abbia fatto vibrare il suo viso e non lo abbia trasformato, di volta in volta, nell’espressione esatta della sensazione. Dai suoi primi film fino all’ultimo. Si potrebbe dire che ella, il suo volto, possiede l’arte di trasformarsi, quanto ne è posseduta. Se per le esigenze del lavoro può dominare i muscoli del suo viso tanto da crearsi un carattere nuovo ad ogni moto interno che deve fingere, altrettanto ne è dominata ed i muscoli del volto si piegano, si stirano, si contorcono, sotto l’impressione interna.

Buon compleanno Greta!

Nino Oxilia dicembre 1913

nino oxilia
Nino Oxilia, dicembre 1913

Il suo nome è così noto, che ogni panegirico diventa inutile.

Basterà ripetere qui quanto di lui ebbe a dire, mesi or sono, uno dei più noti e dei più vecchi régisseurs della cinematografia francese, che ebbe agio di vedere l’Oxilia dirigere una importantissima film a Parigi:

Io non ho mai visto niente di più strano e di più indecifrabile della comunicativa e del fascino che questo celebre direttore italiano esercita sugli attori e sulle comparse. Voi conoscete la nostra figurazione: essa è quanto di più difficile a condursi e a dominarsi che si possa trovare. Il signor Oxilia è riuscito a imporsi fin dal primo giorno. Io lo guardavo a dirigere con una meraviglia e un’ammirazione sempre crescenti. La sua spiegazione è netta, precisa, incisiva. Se egli ripete la scena per insegnarla ad uno dei suoi attori, il suo viso ha espressioni e atteggiamenti mirabili. Il quadro che egli compone è sempre nervoso, pieno di aria e di movimento. Niente gli sfugge, né in primo piano, né in fondo. I suoi occhi vedono tutto.

Ho visto all’opera tutti i più grandi direttori francesi, da Zecca a Feuillade: egli non ha da invidiare niente a nessuno. Le sue qualità sono di prim’ordine. Il suo metodo è senza pari.

Vedendolo dirigere, ho pensato a un direttore d’orchestra: egli trae armonia da tutto; il particolare e l’insieme. E non dimenticherò quel suo modo di spiegare a mezza voce, senza gesti, le mani nelle tasche della giacca, la testa un poco china in avanti.

La descrizione che Jean Laure fa dell’Oxilia è fedelissima: bisognerebbe solo aggiungere la sigaretta fra i denti. Perché Nino Oxilia ama le sigarette quanto detesta la réclame. E senza dubbio sarà molto stupito di trovare riprodotta qui accanto la sua effigie. Perché avevamo chiesto all’Oxilia un suo ritratto, per questo nostro numero speciale, ed egli se ne è gentilmente schermito, fingendo di dimenticarsi. Ma Nino Oxilia non rifletteva, facendo ciò, all’avidità giornalistica: abbiamo avuto lo stesso il suo ritratto dal cortese avv. Rossi di Padova — che ringraziarne qui pubblicamente — riparando in tal modo all’abile… dimenticanza del ritrattato.

A tout seigneur tout honneur... Quando si è visto Nino Oxilia mettere in scena, non lo si può lasciare da parte, anche se egli lo desidererebbe. Colorito, impulsivo, ardente, egli si trasforma — dirigendo — in un altro uomo. La sua parola è chiara, concisa, comunicativa; la sua voce ha delle intonazioni di un’intensità drammatica, che gli invidierebbero attori di cartello; il suo impeto trascina anche le masse, che lo amano per la sua energia che non ammette repliche, ma che è sempre cortese, quasi fraterna.

Tutte le sue films hanno una personalità ben definita: soggetto e messa in scena sono una cosa sola, fusa, intensa.

È un metteur en scène dell’avanguardia : forse il più noto. Noto era anche prima di entrare nelle nostre schiere. Giornalista valente e impetuoso, drammaturgo dalla visione larga e profonda, dal dialogo intenso e vivo, si è fatto strada imponendosi alla folla e alla critica. Venne a noi silenziosamente, senza strepito, entrando a far parte della Casa « Pasquali », dove fu presso al Del Colle, apprendendo da lui — sono parole dell’Oxilia — le prime nozioni del mestiere. Passò quindi alla Casa « Ambrosio », dove vide mettere in scena il Caserini e il Maggi: di qui passò alla « Savoia-Film », e in questo periodo comincia l’ascesa meravigliosa che lo ha condotto ad occupare uno dei posti più in vista della cinematografia italiana.

E noi abbiamo voluto rendergli omaggio qui, malgrado la sua modestia, non per vana lode, ma come segno della nostra viva ammirazione.

Veritas (La vita cinematografica, Torino dicembre 1913)