Il talento di Miss e Mr. Ripley’s

Vedo che nelle schede della sezione Cinema italiano: rarità e ritrovamenti/Italy: Retrospect and Discovery delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 2011, compare ripetutamente il marchio di copyright della Ripley’s Film. I film sono quelli della Desmet Collection, dichiarata patrimonio dell’umanità pochi mesi fa. Bel colpo! Complimenti. Sicuramente c’è qualche “affare” in vista.

Si tratta di una serie di film degli anni ’10 del secolo scorso prodotti dalla Cines. Questi film sono, secondo le leggi internazionali, nel pubblico dominio. Come si fa a registrare il copyright di un film caduto nel pubblico dominio, prodotto, per esempio, nel 1909? In base a quali documenti di proprietà? Dove?

I film incriminati della collezione Desmet sono stati presentati più volte alle Giornate e ad altri festival. Non vedo nessuna traccia della Ripley’s Film fino a….un paio di anni fa. Come nel caso della collezione Desmet, le copie erano depositate in un archivio (in tre archivi). Trovato un finanziatore per il restauro, la Ripley’s inserì il marchio di copyright. Molto comodo. Il film era Il piccolo garibaldino. Non so in questo caso, ma in altri, le pretese economiche della Ripley’s per la “gentile concessione del film”, di un frammento, arrivano a cifre da capogiro.

Questa non è una questione personale, io non ho interessi commerciali legati alla vendita e/o distribuzione di film. Ma ho sempre discusso a Miss & Mr. Ripley’s le loro pretese, e loro hanno ripagato questo mio contegno facendomi letteralmente la vita impossibile e terra bruciata in tutti i progetti che ho cercato di portare a termine.

Perché ho discusso le pretese della Ripley’s? Semplice: non ha ragione. Sono riusciti soltanto a creare un clima di terrore fra i collezionisti (e qualche archivio), a far sparire le copie miracolosamente ritrovate (è successo a me con un film di Francesca Bertini), a ostacolare le ricerche, le proiezioni, la distribuzione in supporti come DVD o Blu-ray. Un disastro di proporzioni epiche.

I film della prima produzione Cines sono vostri? In base a quali argomenti?

Le informazioni che seguono non sono una scoperta, una primizia. E’ una storia che hanno raccontato altri prima di me. Ecco per esempio, com’è finita la prima Cines in un articolo pubblicato a pagina 17 del numero 19/20, 15-30 ottobre, di La Cinematografia Italiana ed Estera:

Senza commenti

Eziandio non traduciamo quanto segue. Sarebbe fargli perdere, in gran parte, la propria importanza. Riproduciamo quindi, senz’altro:

Nous apprenons que la vente des actions de la Société Italienne Cines à un groupe de financiers français pour le montant de 12 millions, renferme également l’actif et tous les droits de la Cines pellicules, et non pas seulement ceux de la Cines soie artificielle.

En d’autres termes, la Cines, tout en portant le nom de Société Italienne Cines, est, par le fait de cette conversion, une Société exclusivement française.

Le Cinéma, delli 6 ottobre

On nous prie de porter à la connaissance du public un avis qui, certes, causera quelque joie à nos Lecteurs, puisqu’il nous apporte l’annonce de la quasi-naturalisation française d’une des plus importantes firmes mondiales, dont peut s’honorer notre soœr latine, l’Italie.

Voici l’avis:

La vente des actions de la Société Italienne Cines à un groupe de financiers français, pour le montant de 12 millions, renferme également l’actif et tous les droits de la Cines soie artificielle.

En d’autres termes, la Cines, tout en portant le nom de Société Italienne Cines, est, par le fait de cette convention, une Société exclusivement française.

Sœurs d’origine, de luttes contre le barbare, de gouts, d’affinités et d’Art, la France et l’Italie ne négligent, on le voit, aucune occasion d’affermir leur union sacrée.

Bravo!

Ebdo Film, delli 7 Ottobre

Il Ciné-Journal, delli 7 Ottobre poi si esprime esplicitamente:

Nous sommes heureux d’apprendre que cette firme importante est devenue absolument française. Un groupe de financiers français vient, en effet, d’acheter pour 12 millions toutes les actions de la Cinès.

Cette opération comprend non seulement l’actif et les droits de la Cinès pellicules, mais aussi ceux de la Cines soie artificielle.

Bien qu’elle continue à porter le nom de Société Italienne Cinès, cette marque est, par le fait de cette conversion, une société exclusivement française.

E’ gravissimo quello che è successo, segna un precedente per future operazioni dello stesso genere con altre collezioni. E’ possibile registrare un marchio ed i titoli di una casa di produzione dei primi anni del ‘900? Diventare l’avente diritto delle copie in un archivio? Imporre che il proprio marchio compaia in libri e cataloghi?

Secondo le vostre teorie, tutti i film Cines, Pittaluga, UCI, sono vostri. Il Cyrano di Bergerac di Augusto Genina, produzione UCI, dovrebbe essere uno di questi film. Come mai non siete riusciti a imporre il vostro marchio?

La natura è nel pensiero

Ho riflettuto molto a proposito del post Thought waves, pubblicato nel sito The Bioscope qualche giorno fa. Un teoria certamente affascinante. La riflessione mi ha riportato (in mente) questo testo di Oscar Wilde che ho letto tanti anni fa, e adesso, se volete, potete leggere gratis online:

Nature is no great mother who has borne us. She is our creation. It is in our brain that she quickens to life. Things are because we see them, and what we see, and how we see it, depends on the Arts that have influenced us. To look at a thing is very different from seeing a thing. One does not see anything until one sees its beauty. Then, and then only, does it come into existence. At present, people see fogs, not because there are fogs, but because poets and painters have taught them the mysterious loveliness of such effects. There may have been fogs for centuries in London. I dare say there were. But no one saw them, and so we do not know anything about them. They did not exist till Art had invented them. Now, it must be admitted, fogs are carried to excess. They have become the mere mannerism of a clique, and the exaggerated realism of their method gives dull people bronchitis. Where the cultured catch an effect, the uncultured catch cold. And so, let us be humane, and invite Art to turn her wonderful eyes elsewhere. She has done so already, indeed. That white quivering sunlight that one sees now in France, with its strange blotches of mauve, and its restless violet shadows, is her latest fancy, and, on the whole, Nature reproduces it quite admirably. Where she used to give us Corots and Daubignys, she gives us now exquisite Monets and entrancing Pissaros. Indeed there are moments, rare, it is true, but still to be observed from time to time, when Nature becomes absolutely modern. Of course she is not always to be relied upon. The fact is that she is in this unfortunate position. Art creates an incomparable and unique effect, and, having done so, passes on to other things. Nature, upon the other hand, forgetting that imitation can be made the sincerest form of insult, keeps on repeating this effect until we all become absolutely wearied of it. Nobody of any real culture, for instance, ever talks nowadays about the beauty of a sunset. Sunsets are quite old-fashioned. They belong to the time when Turner was the last note in art. To admire them is a distinct sign of provincialism of temperament. Upon the other hand they go on… (Intentions 1913)

Chiedo scusa ai lettori italiani ma non sono riuscita a trovare la traduzione.