La battaglia del Vesuvio sotto La Mole 2

Domenico Cazzulino, gerente della Film Artistica Gloria
Domenico Cazzulino 1913

Maggio 1913. Mario Caserini annuncia che ha stabilito un contratto con Lyda Borelli e, con sprezzo del pericolo, insiste con Gli Ultimi Giorni di Pompei:

… che la Film Artistica Gloria vuole presentare al pubblico come il saggio più genuino della potenzialità artistica, del culto estetico, dell’intendimento storico coi quali questa casa vuol proseguire il suo compito. La messa in scena di questo poderoso e geniale lavoro, in cui le evocazioni più suggestive di bellezza si alternano con visioni impressionanti di orrore, ha dato modo a Mario Caserini di dimostrare ancora una volta la sua abilità insuperabile. (…) Nè il cozzo delle difficoltà imponenti, né gli ostacoli, né le rivalità tendenti a frammentarsi dinanzi all’esecuzione di tutto un progetto d’arte e d’ideale, hanno potuto arrestare il Caserini. Di tutto egli ha saputo trionfare; il pubblico giudicherà.

Da questo testo, firmato D. M., sembra che il film sia pronto per la distribuzione.

Effettivamente la distribuzione c’è. Il 17 maggio 1913 Domenico Cazzulino ed il distributore Alfonso De Giglio dichiarano di voler costituire la società in accomandita semplice A. De Giglio e C. Gloria, avendo come oggetto la vendita e lo sfruttamento in tutto il mondo della produzione cinematografica della Film Artistica Gloria.

Anche la Società Ambrosio è pronta. In data 9 giugno su Mario Caserini e Gli Ultimi Giorni di Pompei precipita una nuova causa, questa volta per usurpazione di titolo e concorrenza sleale.

Mentre il vulcano cinematografico sotto La Mole Antonelliana comincia a dare i primi segni di eruzione imminente, il distributore tedesco Robert Glombeck visita Torino per trattare con lo stabilimento della Gloria.

Dopo questa visita, Domenico Cazzulino, gerente della Gloria, invia una lettera aperta alla stampa cinematografica:

Siamo informati che a Berlino, come altrove, si afferma nel mondo cinematografico che la nostra Casa non ha ancora iniziato la film Gli Ultimi Giorni di Pompei e che non pubblicherà mai questa pellicola. Se questo può essere il desiderio di qualcuno, non risponde però alla verità.
La preghiamo quindi voler smentire tali voci, create da interessati, i quali ricorrono anche a questo sistema per impedire la pubblicazione della film in parola; la nostra Casa invece, per eseguire questo grandioso lavoro, non risparmia nè studi, nè fatiche, nè tempo, e nè spese, pur di arrivare ad una perfezione finora mai raggiunta.
Le saremo grati se vorrà dare pubblicità alla presente sull’autorevole sua Rivista.
Coi nostri vivi ringraziamenti e col massimo ossequio ci professiamo.
Torino, 12 giugno 1913.

Altre notizie sulla stampa periodica, e non esclusivamente cinematografica, insistono che il film è pronto per la distribuzione:

La nuova società per la fabbricazione delle films Gloria, la quale in via Quittengo, 39, Torino, ha un grandioso teatro di posa, ha pronta una meravigliosa film storica: Gli Ultimi Giorni di Pompei, desunta dal popolare romanzo di Bulwer, e sceneggiata dal bravo attore Mario Caserini. A riprodurre la spettacolosa azione storica vi concorsero più di mille comparse, trenta leoni e 50 cavalli. Raccomandiamo vivamente ai dirigenti Cinema, questa pellicola di indiscutibile superiorità. Concessionario esclusivo il sig. A. De Giglio.
Oltre la già accennata, l’azione drammatica: Il treno degli spettri, dell’avv. Luigi Sonnazzi e Florette e Patapon dalla nota pochade di Hennequin e Weber.

La polemica intorno alle due versioni di Gli Ultimi Giorni di Pompei arriva in altri paesi. Dalla Francia, in perfetto stile boomerang, ritorna in Italia attraverso La Cine Fono:

Vienna 22 luglio 1913
Direzione del Courrier Cinématographique – Parigi
Il Courrier Cinématographique n. 28 (12 luglio 1913) pubblica un comunicato relativo alla causa Ambrosio-Gloria. Vi si prendono caldamente le parti della Casa Gloria della quale si difende e si approva il modo d’agire. Io spero, non pertanto, Signore, che nella vostra imparzialità vorrete aprirmi le colonne del vostro giornale a proposito di quest’affare, malgrado la divergenza d’opinioni che esiste fra l’autore dell’articolo in questione e me.
Non vi è certamente niente a ridire sull’annunzio che il Caserini fa, a titolo di referenza, di aver fatto parte delle case Ambrosio e Cines nelle quali egli è stato. Non vi è niente da obbiettare a che gli annunzi dei titoli d’opere da lui create, messe in scena e dirette mentre era al servizio di quelle case, ma sempre che non risultasse vero o fosse senza fondamento ch’egli avesse fatte queste creazioni, o che la parte che vi prese è quasi nulla, o molto secondaria, come si può egli adornare delle penne del pavone e mettere nei suoi annunzi il nome di queste opere?
Significa mettere delle tronfie apparenze al servizio di una rèclame sleale. E’ anche della seconda questione il sapere se il Caserini ha legalmente il diritto di rappresentare al cinematografo il romanzo di Bulwer. E’ evidente che chiunque può farlo, dal momento che quest’opera non è più, da lungo tempo, sotto la protezione della legge dei diritti d’autore. Ma è ben altra cosa quando si tratta d’un impiegato che, abbandonando la sua Casa, si mette subito, dopo essere uscito, a scovare negli archivi per appropriarsi le idee ed i piani contrariamente a tutti i principi di equità; essendo stabilito sopratutto che nella sua antica casa egli ha conosciuto le idee ed i piani e che è soltanto là ch’egli poteva apprenderli. Vi è, pertanto, nella letteratura mondiale un’enorme quantità di grandi opere dello stesso Bulwer come Phelan, L’ultimo dei Baroni, che son libere. Perchè non le ha scelte al luogo di Pompei e Nerone vale a dire due opere che egli sa che la sua antica Casa ha in vista e delle quali ha già cominciata la pubblicità con il più grande successo da qualche anno sotto forma di films a corto metraggio, ma in un genere classico che potevano da tutti i punti di vista servir di modello?
La nuova Casa Gloria non ha dunque che approfittare d’un successo assicurato nella rèclame della Ambrosio della quale ne diminuisce la riuscita togliendone il vantaggio della pubblicità già fatta. Essa non farà che togliere le castagne dal fuoco e coronarsi del lauro meritato da altri. Tutti coloro che scrivono sanno bene di quale qualifica sono chiamati quelli che non esitano ad appropriarsi delle idee altrui. Nessuno può approvare questo modo di procedere ed in prima linea l’onorevole membro della stampa che è l’editore del Courrier Cinématographique.
Vi prego di gradire, Signore, i miei omaggi più rispettosi.
Alexandre Ortony

Nel mese di agosto del 1913, sul vulcano di Gli ultimi giorni di Pompei spunta a sorpresa un terzo cratere: la Pasquali Film ha pronta la sua versione: Jone ovvero Gli ultimi giorni di Pompei.

Scosse di terremoto arrivano a Chicago, sede della Photo-Drama Company, capitanata da George Kleine dove si prendono provvedimenti: bisogna registrare il titolo Gli Ultimi Giorni di Pompei in tutte le lingue e per tutti i paesi.

Esempio francese: M. Aubert a l’honneur de prévenir MM. Les Exploitants qu’il s’est réservé les droits exclusifs de Vente, Location, Exploitation, Exhibition en France, Belgique, Hollande et leurs Colonies, Suisse et Belgique du film intitolé:
Les Derniers Jours de Pompéï, tiré du Roman de Si Edward Bulwer Lytton
Cette priorité est légalement consacrée par le dépôt fait spus les Nos 2939 et 2939bis conformément aux lois en vigueur sur la propriété littéraire et artistique, qui permettent de pursuivre rigoureusement tout contrefacteur.
Il ne saurait donc trop mettre MM. Les Exploitants en garde contre les ennuis auxquels ils s’exposent en acceptant les propositions de la contre façon.

M. Aubert avvertenza
Avvertenza di M. Aubert (Le Courrier Cinématographique)

Esempio inglese: La Pompei Film Coy (società specialmente costituita per il commercio della film Gli ultimi giorni di Pompei), tenendo in considerazione il fatto che vi sono parecchie films con questo nome ed argomento, ha deciso di cambiare il titolo Ultimi giorni di Pompei in La caduta di Pompei. Ciò per evitare le confusioni che rendono tutto l’affare dei Pompei a Londra una torre di Babele.

In mezzo a tutto questo una breve notizia informa che:

Le prime parti dell’Itala Film accompagnate da tutto lo stato maggiore di questa importante Casa si recheranno nell’entrante settimana in Algeria per eseguirvi col sussidio dei luoghi e delle persone di quei paesi una importantissima film di lungometraggio.

Ecco la tanto ricercata data delle riprese in Algeria di Cabiria!

segue ancora…

La battaglia del Vesuvio sotto La Mole

Teatri della Film Artistica Gloria
Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino 1913

Nel post di qualche giorno fa, avevo lasciato a Mario Caserini raccontando a A. A. Cavallaro, direttore della Vita Cinematografica, della sua nuova casa di produzione: La Film Artistica Gloria.

Qualche settimana dopo, sempre per questa rivista, un redattore anonimo (sicuramente lo stesso Cavallaro) si reca in visita agli stabilimenti di Via Quittengo 39 in Torino:

Le nostre brevi frasi, pubblicate nel numero precedente di questa Rivista, ci hanno procurato una valanga di corrispondenza, con la quale ci si chiedono maggiori schiarimenti. Questo è avvenuto per il buon nome che gode in arte il bravo signor Mario Caserini, ed anche perchè notissimo il proprietario del Cinema della Borsa, sig. Domenico Cazzulino, vecchio ed esperto cinematografista, socio amministratore della nuova Società, nella quale si ripongono le migliori speranze.
Noi vogliamo usare cortesia a coloro che c’interessarono, scrivendoci, e per meglio rispondere alle innumeri domande ci siamo personalmente recati in Via Quittengo per una fugace visita alla nuova Fabbrica, dove incontrammo il sig. Caserini che gentilmente ci accompagnò, e si compiacque accordandoci tutte le spiegazioni, delle quali abbisognavamo.
I primi lavori, già rivelano la potenza intellettiva e finanziaria di questa Società, perchè – iniziati da tempo relativamente brevissimo – già permettono di rilevare i vari reparti sapientemente disposti, e coordinati con maestria sorprendente ed impareggiabile, anzi la cura dei minimi dettagli procura sorpresa e gratissimo piacere.

L’ articolo, come la precedente intervista a Caserini, sono sicuramente a pagamento, e fanno parte dello “sfoggio di réclame veramente americano” come ricorderà anni dopo Arrigo Frusta, per il lancio della nuova casa di produzione.

In realtà, la casa di produzione non è stata ancora costituita legalmente.

Il 30 gennaio 1913, Domenico Cazzulino, a nome di Giulio Aicardo Bollati Nobili proprietario del terreno e i fabbricati di Via Quittengo 39, presenta la richiesta al Comune di Torino per la costruzione “nell’interno del cortile del fabbricato di sua proprietà”, di un teatro di posa “in ferro e vetri destinato alla fabbricazione di films”.(1)

La società in accomandita semplice Film Artistica Gloria si costituisce legalmente il 20 aprile 1913, capitale sociale lire 260.000, interamente versato in contanti e diviso in 52 carature di lire 5000 ciascuna. I soci sono 14, tra cui Domenico Cazzulino (socio accomandatario e gerente con firma e rappresentanza della società), Mario Caserini, l’operatore Angelo Scalenghe, e Giulio Aicardo Bollati Nobili, proprietario di terreno e fabbricati a Via Quittengo. La durata prevista della società è di 25 anni. (1)

Non è la prima volta che la costituzione di una casa di produzione avviene “dopo” il lancio pubblicitario, sicuramente esistevano accordi privati precedenti alla richiesta di costruzione nel terreno di Via Quittengo, e la pubblicità previa alla costituzione serviva per attirare nuovi soci e nuovi capitali.

Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino
Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino 1913

Nel mese di febbraio, mentre a Via Quittengo si danno gli ultimi ritocchi allo stabilimento, Mario Caserini pubblicizza la formazione dell’elenco artistico in una lettera indirizzata al fedele A. A. Cavallaro, riportata dalla solita Vita Cinematografica:

Carissimo amico,
Voglia scusarmi se non posso, ed in parte non desidero darle tutte le notizie che ella mi chiede… lavoro, e spero di riuscire presto bene, ecco tutto. Del resto fra poco voi giornalisti e critici, potrete vedere e giudicare.
Una cosa però mi piace farle conoscere: Vittorio Rossi Pianelli, l’attore valoroso che a fianco della Duse, di Emanuel e dalla Reiter, ha percorso i principali teatri d’Italia e dell’estero, e che da tre anni, con onorevole studio si è dedicato all’arte nostra, seriamente, ha accettato la mia proposta di venire a far parte del personale artistico della Gloria, col ruolo di primo attore.
Questa scrittura mi pone vicino, oltre che l’eccellente attore cinematografico, anche l’amico carissimo porrà termine alle chiacchiere, ai pettegolezzi, ed alle cianate che con gran copia vennero riportate a lui ed a me per far si che la buona antica nostra amicizia venisse troncata. Oggi egli viene a lavorare a fianco mio, sotto la mia direzione: ne sono lieto e orgoglioso.
Per il resto dei miei artisti… scusi, caro amico, ma ne parleremo in una prossima volta.
Affettuosamente Suo
Mario Caserini Direttore generale de La Film Artistica Gloria
Torino, 10 febbraio 1913

Tra marzo e aprile 1913, a Vittorio Rossi Pianelli si aggiungono “Mario Bonnard e Camillo De Riso che lasciano la Società Ambrosio per passare alla Gloria”, e le sorelle “Letizia e Isabella Quaranta, dopo la chiusura della Torino Film pure alla Gloria. Ottimo acquisto della Gloria il pittore Maglioli, che lascia la Centauro.” (Eco Film, 15 aprile 1913)

Dopo la costituzione della società, nel numero del 30 aprile 1913 di La Vita Cinematografica, compare la pubblicità dei primi film della Gloria:

Il Treno degli Spettri, spettacolosa azione drammatica in tre atti dell’avv. Luigi Sonnazzi (circa 1000 m.); Florette e Patapon, grande riduzione cinematografica della commedia brillantissima in tre atti di Hennequin e Veber (circa 1000 metri), ambedue i lavori sono posti sotto la tutela dei diritti d’Autore, in preparazione: Gli Ultimi Giorni di Pompei, grande lavoro storico in 3000 metri.

Molto bene, se non fosse perché nello stesso numero, pagine 65 a 67, e pagina 71, la Società Anonima Ambrosio, distribuzione Barattolo, annuncia che a maggio sarà disponibile il titolo Gli Ultimi Giorni di Pompei.

Nessuna delle due case parla del romanzo omonimo (1834) di Edward Bulwer Lytton, ma è più che evidente che si tratta proprio di quello, un titolo che la Società Ambrosio aveva portato al successo nel 1908 in una versione in 366 metri, adesso invece ci vuole il lungometraggio: 2000, 3000 metri.

La “mania” per i film a lungometraggio di ambiente romano era scattata dopo che il Quo Vadis? prodotto dalla Cines aveva raggiunto 200.000 lire in un asta pubblica a Londra.

Ma lo scoppio delle ostilità prende una brutta piega dopo il 15 aprile 1913, quando la Società Anonima Ambrosio inizia una causa contro Mario Caserini “perchè nella sua réclame la Gloria pubblica che il sig. Caserini ha precedentemente fatto parte della Casa Ambrosio, presso la quale ha messo in scena certi nominati lavori” (réclame sul numero del 28 febbraio della Vita Cinematografica).

Evidentemente tutto fa pensare a qualche retroscena, visto l’accordo amichevole con il quale Caserini aveva lasciato l’Ambrosio nel dicembre 1912.

Quindici giorni dopo, il 30 aprile 1913, la Società Anonima Ambrosio firma un contratto con la Photo-Drama Company di Chicago, diretta da George Kleine, per la produzione del film Gli Ultimi Giorni di Pompei, compromettendosi a fornire due negativi del film pronti non più tardi del 1° settembre 1913. Secondo questo contratto, i due negativi saranno gli unici negativi di ciascuna delle scene del film, e questi negativi diventeranno di esclusiva e definitiva proprietà della Photo-Drama Company, nonché i diritti di sfruttamento per il mondo intero. La Società Anonima Ambrosio si compromette a non realizzare mai più nessuna altra versione di Gli Ultimi Giorni di Pompei. Compenso lire 250.000.
Il contratto è firmato da Mario A. Stevani, presidente della Photo-Drama Company, e Alfredo Gandolfi, amministratore e direttore della Società Anonima Ambrosio, e accenna ad un accordo previo, forse una corrispondenza privata. (2)
segue…
Note: (1) Franco Prono, Le fabbriche della fantasticheria – Atti di nascita del cinema a Torino, testo & immagine 1997; (2) Dai documenti nell’archivio George Kleine: Un Americain à la Conquete de l’Italie; Dossier di Paolo Cherchi Usai, pubblicato in Archives, n. 26/27 nov. Dec. 1989.

Mario Caserini Ars Vera Lex

Logo di La Film Artistica Gloria, Torino
Logo di La Film Artistica Gloria, Torino

Di Mario Caserini, nato a Roma il 26 febbraio 1874, ho raccontato il debutto nel cinema (nel cinematografo) interpretando il ruolo di Pochinet nella Storia di un Pierrot, produzione Alberini e Santoni 1905. Prima di questo debutto, Caserini aveva lavorato per il teatro di prosa come pittore e decoratore, e dal 1899 come attore e direttore di compagnie drammatiche. Dopo il ruolo di Pochinet, rimane a lavorare stabilmente per la ditta Alberini e Santoni, che il 1° aprile 1906 diventa Cines:

“Allora fu sentito il bisogno d’un competente, perché la nuova industria italiana potesse progredire fra incertezze minori, e fu scritturato il sig. Gastone Velle, della Pathé, uomo che alla competenza univa molta vivacità d’ingegno. Mario Caserini fu suo aiuto, e con lui collaborò pieno d’amore e d’entusiasmo, animato dalla gioia di creare. Perché allora bisognava creare, ché a guardarsi indietro, si doveva avere l’impressione di trovarsi alle calcagna un altissimo muro levigato, che segnasse il punto di partenza. Tutto era da fare, e il molto che oggi esiste e a cui si ricorre con semplicità, si deve a questi pionieri della nuovissima arte, alla loro tenacia, ai loro sforzi, alla loro perseveranza forte contro ogni disillusione.” (Veritas, La vita cinematografica, 31 dicembre 1914)

Dal 1906 al 1911, Mario Caserini lavora ininterrottamente per la Cines, e dopo un breve intervento nella Theatralia, nell’ottobre di quell’anno, lascia i teatri romani e “trasloca” all’Ambrosio di Torino in compagnia di Maria Gasperini, prima attrice della Cines, che ha sposato pochi mesi prima.

Tra la fine dell’undici e la fine del dodici, Caserini realizza una buona quantità di lavori “storici” per la Serie Oro dell’Ambrosio, tutti ben riusciti e accolti dal pubblico, come ricorda Arrigo Frusta, soggettista storico dell’Ambrosio: “Ma, alla fine del 1912, ecco che, appena dopo un anno, il provetto metteur-en-scène rompe il contratto che lo lega all’Ambrosio ancora per tre anni, e annunzia con uno sfoggio di réclame veramente americano la nascita d’una nuova grande casa di produzione: la Gloria Film di cui sarebbe il direttore generale” (Bianco e Nero, n. 10-11 1960)

La Film Artistica Gloria si presenta alla stampa nel mese di gennaio 1913 in una intervista di A. A. Cavallaro, direttore della rivista La vita cinematografica, in questi termini:

– E’ strano, disse subito Caserini, che Lei, proprio Lei, mi domandi notizie della mia fabbrica!
– Perché?
– Mah!… E non deve essere Lei uno dei miei soci futuri? Almeno così affermano i mille bene informati che pullulano sui nostri mercati!…
E quel sorriso bonario, ma ironico, ch’è una delle caratteristiche del Caserini, gli illuminò d’un subito la larga faccia.
– Lasciamo gli scherzi, riprese poco dopo l’intervistato, lasciamo gli scherzi, carissimo socio… in mente degli altri, e veniamo al buono. Mi ero prefisso di non dire nulla, assolutamente nulla, né del mio programma, né dei miei soci, né su tutto quanto può riguardare la costituzione della nuova Azienda, appunto perché era troppa, in molti, la smania di sapere…
– Ma…
– Ma a tanto intercessor nulla si niega!… Come perché io venni a Torino, nessuno meglio di Lei lo sa. Dalla Cines, ove da otto anni prestavo l’opera mia, chiamato a Torino a far parte della Società Anonima Ambrosio, accettai con entusiasmo, io, che, per l’intelligenza del cav. Arturo Ambrosio, avevo, ed ho, più che rispetto, venerazione. Venni il 15 novembre 1911, con un contratto di un anno, che fu poi modificato in un altro di tre anni e tre mesi, migliorandone assai le condizioni…; ero contento e lavorai con passione e con attaccamento; ma al mio temperamento esuberante, non bastava esser parte, per quanto interessantissima, di una macchina; desideravo diventare la forza motrice. Nove anni di studio e di esperienza, i miei lavori messi in scena esclusivamente e solamente da me, la conoscenza perfetta di tutti gli ingranaggi complicati, della nostra industria, me ne davano, in parte, il diritto. Trovai dei soci, ed allora chiesi ed otteni lo scioglimento del contratto con l’Ambrosio. Con dispiacere mi sono staccato dal mio capo fabbrica; con dolore ho lasciato i miei compagni di lavoro, ma volevo, così come voglio, seguire la mia strada. Il cav. Ambrosio comprese tutta l’importanza del passo che stavo per fare e, a malincuore (sono sue parole) mi accordò lo scioglimento del contratto.
– Allora è proprio vero ch’è lei che ha domandato lo scioglimento degli impegni presi?
– E come no? E’ cosa sulla quale si potrà malignare, forse, ma non dubitare; del resto eccole la lettera originale che la Società Ambrosio mi ha scritta quando si trattò di rompere il mio contratto: ne pigli copia, la prego, e la pubblichi pure.
Ecco, infatti, la lettera:
Torino, 6 dicembre 1912
Sig. Mario Caserini
In merito al desiderio manifestatoci di abbandonare il nostro Stabilimento, col 15 dicembre, entro la quale data si presume possa essere ultimata la film La vita di Dante, per evitare controversie, abbiamo deciso di non sollevare difficoltà per anticipata risoluzione degli accordi convenuti con Lei e con la sua Signora, il 1° gennaio 1912, e che dovevano aver vigore sino al 31 marzo 1915.
Tanto le comunichiamo per suo buon governo, e la presente vien fatta in duplice copia, di cui una da Lei e dalla sua Signora controfirmata in segno di benestare, e da noi ritirata per nostro scarico e liberazione.
Distintamente La salutiamo.
Per la Società Anonima Ambrosio – L’amministratore direttore
Firmato: Ambrosio.
– Come vede, proseguì Caserini, devo essere molto grato alla liberalità del cav. Ambrosio.
– Sta bene, ma della Gloria?…
– Eh! Bendetti giornalisti, non vi si può mai portare fuori della strada che vi siete prefissi!… Ebbene, la Gloria sarà una Società in accomandita semplice; il gerente ne sarà il sig. Domenico Cazzulino, l’accorto cinematografista, l’intelligente proprietario del Cinematografo della Borsa in Torino, e dietro di lui un gruppo di altri tre capitalisti, chiari e simpatici torinesi.
– Il capitale?…
– Il capitale non è ancora stabilito. Per ora abbiamo acquistato il terreno (3600 metri quadrati) in via Quittengo n. 39, una delle traverse di via Bologna: abbiamo ordinato la costruzione del teatro di posa, in ferro e vetri, di 25 metri per 15, e con pareti da potersi aprire completamente da due lati; siamo dietro a comperare macchine ed a montare lo stabilimento, nel quale non produrremo che negativi, non volendo assolutamente stampare neppure un metro di positivo. Delle trattative in corso mi consentono di dire che, forse, chi stamperà, per conto nostro, i negativi nostri, con la marca di fabbrica, saranno le officine Biak, di proprietà dell’ing. Pouchain, a Lione; officine montate meravigliosamente e costruite col sono scopo di stampare positivi per conto di terzi; officine che saranno dirette da un tecnico, già della Casa Lumière, che io ho visto lavorare per un mese, incidentalmente alla Cines di Roma, e del quale sono entusiasta. Tutto questo mi ripromette una stampa di primissimo ordine, da stare a livello con le migliori produzioni fotografiche attualmente in commercio, senza il gravissimo grattacapo di una grande officina da sorvegliare, poché tutta la mia attività potrò, così, dedicare alla produzione dei negativi. Quando tutto lo stabilimento sarà ordinato, quando tutto il materiale sia a posto, alla vigilia cioè di funzionare, vedremo quale dovrà essere il capitale della nostra Società.
– Misura molto prudente e molto accorta. Se non sono indiscreto, a quale genere di produzione si atterrà?
– Non è facile stabilirlo a priori, data la instabilità del mercato. Certo che, con la collaborazione di forti ingegni per la compilazione dei soggetti; con l’ausilio di attori intelligenti e volonterosi, non mi staccherò dal motto impresso nella mia marca di fabbrica Ars vera lex. Questo è il mio programma: Fare bene artisticamente.
– E gli artisti?…
– Ah! Ora basta. Dippiù, per ora, non posso dirle.
– Non vuole?!
– Non posso!
E l’abituale sorriso tornò a spuntargli sulle labbra… mi offrì un eccellente sigaro d’Avana e… cambiò discorso. Capii che sarebbe stato più facile far parlare la montagna, e lo seguii nella nuova conversazione.
Trattasi, in Caserini, di temperamento speciale: quest’uomo sa volere, e sa riuscire… Cazzulino, dal canto suo, è intelligente e prudente amministratore…; certo non tutte le case concorrenti vedranno con piacere o con serenità la nascita della nuova fabbrica.
Noi aspettiamo fiduciossisimi: auguriamo, intanto, gloria alla Gloria.»
segue…