Vittoria Lepanto dal teatro al cinema

Vittoria Lepanto, Il Tirso marzo 1909
Vittoria Lepanto, copertina Il Tirso marzo 1909

Marzo 1909. La settimana teatrale – Teatro Argentina. Il debutto di Vittoria di Lepanto.

Dunque Vittorina Lepanto ha debuttato. Ed è riuscita vittoriosa. Vittoriosa, naturalmente, perché è una donnina che ha molto, anzi moltissimo ingegno, e l’ingegno unito alla buona volontà può produrre molte cose; vittoriosa perché il suo è stato un bell’atto di coraggio, anzi direi quasi di eroismo, e il coraggio e l’eroismo finiscono sempre per imporsi. Questo debutto sulle scene di Roma era intatti una grande incognita; affrontare questa incognita doveva metter paura. E ricordiamo altre che, artiste oramai valorose, non hanno mai voluto avventurarsi sui teatri della capitale, che le aveva viste sbocciare e divenir celebri per la loro sovrana bellezza. Ma oramai si è visto che al pubblico alla fine nulla importa di tutto ciò e che esso giudica più serenamente di quello che si creda.

Vittoria Lepanto si è presentata di più per la prima volta sulla scena in una parte in cui la sua bellezza certo in nulla poteva contribuire al successo; ha mostrato così di avere un concetto d’arte puro severo. Non è stata una Gigliola perfetta, naturalmente; anzi i difetti di recitazione e d’interpretazione sono ancora molti nella giovane attrice. Ma poiché per trionfare possiede tutti gli atout (non è giuoco anche la vita?) cosi possiamo augurarci che l’arte drammatica acquisti non solo una bella attrice ma anche una attrice buona. Del che vi è altrettanto bisogno.

Amedeo Chiantoni nella Fiaccola sotto il moggio ha trionfato. Questo giovane, ad ogni nuova interpretazione, ascende dì un gradino la scala della maturità artistica; scopre in lui nuove espressioni di efficacia e verità scenica, scuote per la potenzialità dei suoi mezzi.

Accanto alla Lepanto ed al Chiantoni hanno meritati gli applausi la Lollio-Strini, il Cantinelli ed il Masi.

Vittorina Lepanto non dorme sui primi allori: si presenterà in Nellina di Bracco e nella Gioconda del d’Annunzio.

4 giugno 1909.  Sarah Bernhardt e gli artisti italiani.

L’altra sera a Parigi, durante la rappresentazione della Fedra al teatro Sarah Bernhardt, Mme Catulle Mendès e il comm. Re Riccardi presentarono alla divina Sarah, nel suo camerino, la nostra attrice Vittoria Lepanto, il collega Ugo Falena e Alfredo Campioni (attualmente a Parigi per la formazione del repertorio della sua compagnia).

La grande tragédienne accolse con molta cordialità e trattenne lungamente gli ospiti italiani. Ebbe parole di viva ammirazione per la bellezza e l’eleganza della nascente étoile italiana a cui augurò il più completo dei trionfi.

Giugno 1909. Falena e Campioni sono a Bologna dove cominceranno a fare le prime films cinematografiche per la nuova Società Pathé Italiana.

Le prime avranno per soggetto La dame aux camelias e Carmen su scenari che fece Falena e che trasse dai romanzi e non dalle produzioni teatrali. Fino a quando non sarà pronta la sede di Roma faranno queste films a Bologna, e vi prenderanno parte tutta una schiera di egregi artisti.

Agosto 1909. Garavaglia, la Mariani e la Lepanto cinematografate.

La filiale italiana della grande casa cinematografica Pathé a iniziato i suoi lavori a Bologna; e dal prossimo ottobre li proseguirà a Roma, dove sarà costruito un apposito teatro di posa.

Le films saranno poi confezionate dalla casa centrale di Parigi.

I primi esperimenti compiuti a Bologna hanno dato un ottimo risultato. Sono stati eseguiti, fra l’altro, l’Otello protagonista Ferruccio Garavaglia; la Signora dalle camelie; un’azione comica (soggetto parigino) con Teresa Mariani; e la Carmen con Vittoria Lepanto. Altri artisti nostri saranno invitati a posare, per la riproduzione di soggetti noti e originali. Le pose è superfluo dirlo, sono pagate profumatamente.

La nuova compagnia Capelli, Spano, Nepoti, di cui sarà attrazione principale Vittoria Lepanto, dopo una serie di prove, inizierà ai primi di settembre il suo giro artistico. Il primo debutto avverrà probabilmente a Ravenna. A quanto pare i proprietari di teatro hanno molta fiducia nel successo della nuova compagnia, essa ha già assicurato un gran numero di piazze. E da per tutto ha avuto assicurazioni variabili dalle 300 alle 350 lire per sera. La Lepanto avrà ad latere la signora Zanchi. La compagnia si presenta con largo repertorio.

Vittoria Lepanto 15 febbraio 1885

Vittoria Lepanto
Vittoria Lepanto

Domani è il compleanno di Vittoria Clementina Proietti, in arte Vittoria Lepanto, nata a Saracinesco il 15 febbraio 1885, deceduta a Roma il 4 maggio 1964.

Bella, intelligente, spiritosa, Vittoria è una delle prime dive del cinema muto italiano, ingiustamente dimenticata dai cinefili e dalle istituzioni… culturali. Domani vi racconto. Bisogna rimediare.

Nata a Saracinesco in Ciociaria, i genitori, Fortunato e Virginia Proietti, erano entrambi figli di ignoti e, come raccontava la stessa Lepanto in una intervista “d’importazione”. Vittoria fu la quarta di cinque figli. Alla morte del padre, la madre vendette la casa e si trasferì a Roma alle dipendenze di una famiglia facoltosa, sistemando i figli presso istituti assistenziali. Vittoria, che aveva sei anni, non dimenticherà mai il suo paese di origine. Nel 1907 fece costruire a Saracinesco una villa (Villa Vittoria), tuttora proprietà della famiglia Proietti.

La leggenda racconta molte storie su come arrivò la piccola Vittoria al palcoscenico, una leggenda che lei stessa ha fomentato, come in questo articolo-ricordo di Alberto Spaini pubblicato nella Strenna dei Romanisti:

L’ultima casa nella quale era andata a vivere, dopo avere lasciato la villa di tre piani di fronte alla chiesa di San Camillo, era letteralmente ricoperta dai suoi ritratti, dai venti bozzetti di Paolo Michetti ai grandi quadri di molti pittori della fine del secolo. Ma più di ogni altro aveva caro un olio, di una pittrice inglese, che raffigurava una ragazzetta di tredici o quattordici anni. « È il mio primo quadro» diceva, e voleva dire il primo quadro per il quale aveva posato, quando da Saracinesco, la patria dei modelli romani, era scesa anche lei a piazza di Spagna come le sue sorelle e le sue zie – di sua madre non aveva mai avuto notizia – a vendere le violette ed a posare per i pittori. Era un’epoca in cui nulla v’era al di sopra della bellezza, e la Vittorina era la più bella di tutte.

Non rimase a lungo negli studi dei pittori, la Vittorina; ben presto fu rapita in un altro mondo, il mondo dei gioielli, delle ville di lusso, il mondo dove dignitose signorine di mezza età le insegnavano a parlare prima l’italiano, poi il francese e l’inglese, e la introducevano nei segreti dei bei modi. Ma quella sua bellezza che, avrebbero detto le cronache scandalistiche dell’epoca, doveva segnare la sua rovina, fu come uno scudo ed una protezione; se le male lingue dicevano che la Vittorina aveva degli amanti, la realtà è che aveva degli innamorati; ed un suo ricordo era questo, di un bel signore, il più bel signore di Roma, giovane, ricco, il cocco di tutte le belle donne, che le stava in ginocchio davanti e nascondeva il volto sulle sue ginocchia; e di un’altra volta che, destandosi, lo aveva visto accanto a lei che la guardava con gli occhi pieni di lacrime. Non sono storie che Vittorina inventava, anche perché non sentiva il bisogno di crearsi una leggenda di questo genere, ed era abbastanza spregiudicata e maliziosa per raccontare ben altre, sapide avventure, e divertirsi un mondo… No, lo raccontava come un fatto straordinario che le era successo, di questo gran signore che si commuoveva a guardarla.

Forse Vittorina non ha mai saputo che questa commozione nata dalla sua bellezza, questo vero amore che sapeva ispirare, aveva fatto sì che la piccola modella destinata a diventare una piccola cocotte, divenisse invece un’artista, una donna di spirito, una creatura raffinata: la grande donna di un’epoca.

Aveva un istintivo talento per il teatro; il fulgore della sua bellezza coincise con i primi passi trionfali del cinematografo (che fu il cinematografo italiano) e naturalmente fu ricercata dai produttori; ma là, nel fatuo mondo della celluloide, le nacque la passione di recitare, ed ebbe dieci anni di grandi successi che troncò poi all’improvviso perché da Edoardo Scarfoglio non si volle più separare per le sempiterne tournées in giro per il mondo. E rimase come un simbolo, accanto a pochi altri nomi: la bella Otero, Lina Cavalieri, simboli più che realtà. Intorno alla sua bellezza rimase un’ala di mistero.»
(Strenna dei Romanisti, 1964)

Se non è tutto vero è ben trovato. Mi piace molto la definizione “grande donna di un’epoca”.

Una biografia esauriente sulla vita e la carriera di Vittoria Lepanto la potete trovare qui, a cura del nipote Marcello Proietti.

Io vi propongo un viaggio attraverso i documenti d’epoca.

A domani… E buon compleanno Vittoria!

La camicia garibaldina di Za la Mort

Qualcuno ha visto il film I Topi Grigi? Ricordate la camicia che indossa Emilio Ghione?
Eccola, guardate attentamente …

Emilio Ghione 1918
Emilio Ghione, I Topi Grigi, Tiber Film 1918
I Topi Grigi, Tiber 1918
Emilio Ghione e la banda dei Topi Grigi, Tiber 1918

Il film è del 1918.
Adesso date un’occhiata a questa foto di Garibaldi.

Voglio ricordare che per questioni di resa cinematografica la camicia di Ghione (Za la Mort) potrebbe essere rossa…

A grande grandissima richiesta, un sito per Don Emilio Ghione. Buona visione!