Kean, Brune-Stelli 1916

Una scena di Kean (Brune-Stelli 1916)
Una scena di Kean (Brune-Stelli 1916)

Roma, novembre 1916. Dalla Société pour les droits des auteurs de Paris, la Brune-Stelli, proprietario il Sig. Luigi Castelli, ha comperati i diritti d’autore per la riproduzione di Kean, celebre lavoro di A. Dumas (padre), ridotto per il cinematografo dal Prof. Emilio Calvi (l’Abate Cancellieri), messo in scena dal Sig. Armando Brunero, il quale per terminarlo ha dovuto fare sacrifici non comuni, essendo stato in questo frattempo richiamato a Terni per servire la patria.

Il forte lavoro, che pochi dei nostri grandi attori drammatici, date le difficoltà che presenta, hanno interpretato, è stato affidato al ben noto Ciro Galvani, che si onora dell’amicizia di Gabriele D’Annunzio. Fu — ed è tutto dire — primo attore di Eleonora Duse. In questa pellicola egli ha sorpassato se stesso, coadiuvato dalla prima attrice, Delia Bicchi, nella sentimentale ed appassionata parte di Miss Anna d’Amby.

Tutti i vestiti dell’epoca sono stati disegnati dal noto pittore Romeo Marchetti, eseguiti dalla sartoria Brune-Stelli, ad opera del sarto Montera e dalla sarta Pia Casali, le calzature dalla Ditta Moretti, i bastoni dalla Ditta Gilardini, le stoffe sono state fornite dalla Coen & C., i capelli dalla Ditta Saratti, le armature e parte dei molti vestiari dalle sartorie  teatrali Gentili e Bernardini, le parrucche dalla Ditta Maggi, lo sfarzoso mobiliere dalla Ditta Giordani. Per l’impressionante scena del teatro è stata riprodotta la costruzione fedele del famoso e antico teatro Drury Lane di Londra, nei locali dello Stabilimento Brune-Stelli.

La Crociata degli Innocenti di Gabriele D’Annunzio

La Crociata degli Innocenti, libretto del film
La Crociata degli Innocenti, libretto (brochure) del film

Ottobre 1916. Gabriele D’Annunzio ha scritto una nuova opera per il cinematografo! Ecco la bella notizia che è ormai nota, non solo nel grande mondo dei cinematografisti, ma a quanti s’interessano ed amano le vere manifestazioni d’arte. Il titolo della nuova film — un mistero in 4 parti — è noto: La Crociata degli Innocenti, una interessantissima azione drammatica che si svolge intorno il 1300. Due Case editrici — la Pax Film e la Musical Film, entrambe di Milano — curarono senza badare alla spesa pur di far opera degna del nostro massimo poeta, l’esecuzione del lavoro, che a quanto si afferma, è riuscito non solo una vera «film d’arte», ma una film grandiosa e divertentissima. Bianca V. Camagni, Giulietta De Riso, Guido Graziosi — tre nomi che sono una garanzia — furono indicati dal poeta per plasmare i personaggi di Vanna La Vampa, Novella, Odimondo, e dato il largo favore che godono in arte, ben avranno corrisposto al non facile compito.
La grandiosa film è pressoché ultimata ed è attesa con la più viva impazienza: ci auguriamo prossimo il giorno della prima rappresentazione.

Nella Crociata degli Innocenti, Bianca V. Camagni ha interpretato la parte di Vanna La Vampa. Narra la leggenda che Vanna La Vampa fosse una cortigiana bellissima nel corpo, potente, brama di conti e baroni. Il poeta, ammirato dell’interpretazione della deliziosa artista, rese omaggio alla stessa con una sua dedica: «A Bianca Camagni, la troppo casta peccatrice».

Il Re, le torri, gli alfieri: scacco alla regia

La scacchiera nel film Il re, le torri e gli alfieri (1916)
La scacchiera nel film “Il re, le torri e gli alfieri” (1916)

Roma 1937. (segue da Il Re, le torri, gli alfieri e i duellanti) Ma cambiarono malamente le cose quando, superati quei quadri ancora fatti di vita reale, si entrò nel vivo del film che, nel mio pensiero e nel mio occhio, doveva essere non verità ma fantasia, fiaba e disegno decorativo. Su scenari sintetici — i primi che si videro in giro, — le camerierine di Corte, i lacchè d’anticamera, i berretti bianchi delle regali cucine allinearono qua e là i loro settimini grotteschi, armoniosi e ritmici. Ma quando fu il momento di farli muovere scoppiarono tra il regista e l’autore aperte contese, volendo l’Illuminati che, per essere verosimile, ogni pezzo umano dei vari settimini agisse libero per conto suo nei vari gesti d’una sua propria personalità, ed esigendo io autore, invece, che quelle marionette disegnate a bianco e nero, come in una caricatura cinematografica di Disney quindici anni prima che Disney venisse, si muovessero, in perfetta isocronia, con movimenti meccanici, tutti eguali, a precisi comandi e con infallibili obbedienze, come in quei giochi da bambini dove sette od otto corazzieri, al premere d’un bottone, muovono tutti una gamba o sguainano tutti la sciabola. Qui l’amico Illuminati, — ne sutor ultra crepidam, — volendo andare di là dal suo compito di regista ed annullare con una mentalità tradizionale quanto una fantasia innovatrice aveva, nell’autore, intraveduto, si divise da me; ma ebbe la peggio. Ché io non ‘mollai’ in nessun modo e pretesi che il film fosse girato a modo mio. Scoppiarono in teatro parole grosse, davanti ad attori e operatori, comparse e macchinisti. — Io non posso far dire a tutta Milano — gridava Illuminati — che sono impazzito… Io non posso, con un film fatto a questo modo, far ridere tutta l’Italia alle mie spalle… — Ma non mi faccio impressionare: — Caro Illuminati, — gli rispondo, — il film s’ha da girare così come io l’ho scritto… — Urto finale: — Mai! — E allora come si fa? — Preferisco andarmene, abbandonare la regia di Il re, le torri e gli alfieri. E, detto fatto, col mio pieno consenso, Illuminati infila la porta… Quadro! Lavoro interrotto: comparse a casa, attori a svestirsi e Bugnano disperato: — E ora come si fa? Siamo senza regista… — E Enrico Roma e Serventi a consolarlo: — C’è l’autore. Dove vuol trovare miglior regista di lui che ha negli occhi la sua originale visione? Io dico di no. Tutti dicono di sì. E così, la mattina dopo, io venuto da Milano per vedere in tempo di vacanze mettere in scena un mio film, mi trovai inaspettatamente a dovermi, di punto in bianco, improvvisare regista.
Ebbi, sin dalla mattina dopo, un appassionato collaboratore in Carlo Montuori, operatore modernista il quale, quando io proponevo inquadrature o movimenti a prima vista irrealizzabili, più si sforzava di realizzarli immediatamente. Né il marchese di Bugnano, rassicurato circa il duello e la crisi di regia, metteva mai limite di qualsiasi opposizione alle mie cinematografiche bizzarrie. Quando gli proposi di parodiare coi più  diversi animali il sogno mondano d’una grande festa nel cervello agitato d’un cerimoniere di Corte, mandò a cercare bestie d’ogni genere in tutta Milano. (…) Rispuntò in cielo, dopo un giorno di nuvole, l’arcobaleno: Illuminati riprese subito il suo lavoro di regia; ma appunto come quando, nel bel verso di Salvatore di Giacomo, “ride il sole con l’acqua”. Ché il marchese di Bugnano, preoccupato della piccola crisi, negozia immediatamente il ritorno pacifico d’Ivo Illuminati alla sua fatica; e regista ed autore ben volentieri riuscirono — buoni amici com’erano e sono —, a mettersi d’accordo e, insomma, a collaborare fino in fondo di ottimo umore.
Lucio d’Ambra ¹

Milano, 22 agosto 1916. Venticinque quadrumani d’ogni statura e pelo sono pazientemente istruiti dal nostro geniale collega Lucio D’Ambra e da quel valente maestro di scena che risponde al nome di Ivo Illuminati, per figurare nel lavoro che la Medusa Film sta terminando e che sarà lanciato in ottobre per tutto il mondo.

Settembre 1916. A Milano il mondo cinematografico fa meraviglie. Com’è noto, il Marchese Di Bugnano, deputato al Parlamento e questore della Camera, è l’anima d’una società cinematografica che pare destinata a farne vedere di tutti i colori.
L’on. Di Bugnano sta eseguendo una pellicola colossale il di cui costo si dice sorpasserà le quattrocentomila lire ed intanto sta spendendo il danaro a rivi addirittura. La pellicola avrà a protagonisti non soliti artisti ma donne ed uomini dell’aristocrazia (assicurano che tra i protagonisti figura anche un deputato di cui si fa il nome).
Nella nuova pellicola devono prendere parte anche dieci leoni, 300 pecore, 24 somari, 12 cavalli piccoli e poi scimmie ed oche. Vi deve essere un quadro dove i leoni ascendono una scala ai cui lati stanno quaranta servitori!
L’on. Di Bugnano, oltre i conti, le contesse, le baronesse, le pecore, i ventiquattro somari e le scimmie, era risolto a scritturare anche un paio di deputati. Ma si sa come sono questi benedetti rappresentanti della nazione!… O preferiscono essere tutti al fronte in trincea ad esporre la vita come gli on. Gasparotto, Vinai e Soleri, o negli ambulatori della Camera in attesa della ricostituzione d’un nuovo ministero nazionale un po’ più a larghe basi, come sarebbe a dire composto da una cinquantina di ministri con altrettanti sottosegretari. Nella film avremo un deputato solo, ma speriamo che tenga alto l’onore del Parlamento. Dovrà naturalmente far sfoggio di vestiari e pellicce. Lyda Borelli sta — a quanto si assicura — insegnando a lui e ad un paio di contesse autentiche, le mosse, diremo, di metraggio più passionale.
Abbiamo chiesto un’intervista all’on. Di Bugnano il quale ci ha telegrafato concisamente: “Viva la democrazia. Viva quella cosa”.
Non siamo ancora in grado di precisare che cosa sia questa cosa che spinge tante autorevoli personalità sulle vie dell’arte a lungo metraggio. Per intanto possiamo constatare che l’on. Di Bugnano è un esempio vivente della genialità latina, perché dimostra come i nostri uomini politici possono salire indifferentemente il Potere o il Palcoscenico.
Del resto le spese di réclame sono sempre quelle!
Ci meravigliamo di non vedere mescolato in una film così spettacolosa il nome del mecenate musicalfilmgrafico Tito Ricordi e del suo Sottokodato Rossi.
I due eminenti patrioti, che hanno tenuto all’estero così alto… il valore della pellicola e quello della pelle dei nostri eroi dell’Adamello, chissà di quale… impresa sarebbero capaci con una film come la suddetta.

  1. Lucio d’Ambra, Sette anni di Cinema (Ricordi 1937-1938).

(segue, alla prossima!)