Il Re, le torri, gli alfieri e i duellanti


Lucio d'Ambra, Luigi Serventi, Luciano Zuccoli

Lucio d’Ambra, Luigi Serventi, Luciano Zuccoli

Roma, 1937. (segue da Il Re, le torri, gli alfieri e la contessa) Padrino a Luigi Serventi che, rivalità d’amore, ha scazzottato di santa ragione un concorrente importuno sotto le finestre o, per essere più esatti, su per le scale d’una bellissima attrice cinematografica di quel tempo. E Serventi mi annunzia: — Tu sarai uno dei miei padrini. L’altro sarà Guglielmo Zorzi. — L’appuntamento è per la sera. Ma non appena arrivato all’Albergo Europa, il marchese di Bugnano corre in camera mia, con un diavolo per capello: i capelli già allora non erano molti, ma sufficienti tuttavia a rappresentare il diavolerio che Bugnano aveva nel suo spirito di produttore d’un film mentre vedeva battersi a duello, ventiquattr’ore avanti il primo giro di manovella, colui che doveva essere il giovane Re Rolando di Fantasia.
— Beninteso, — esclamò Bugnano, — se voi siete padrino di Serventi, lo siete solo per impedire che quest’assurdo duello avvenga.
— Il padrino — risposi a Bugnano, — non ha di solito mandati così imperiosamente negativi. Per lo più spera di evitare il duello. Ma nel cinquanta per cento dei casi non può far altro che deciderlo. — Siete matto? Deciderlo? — gridò Bugnano. — Serventi e voi volete dunque rovinarmi? Non sapete che il teatro è già in pieno decorso d’affitto, che io pago un reggimento d’operai per montare le scene, che ho già in paga, per un mese, un battaglione di scritturati? E devo io correre il rischio che mi sfigurino Serventi per una sciabolata o che me lo mettano a letto durante un mese? Io ho famiglia! Io ho dei figliuoli! Io non ammetto certe pazzie… Un attore è — s’intende, — un gentiluomo e il codice cavalleresco di Gelli è, senza dubbio, un libro che fa testo. Ma attore e codice non possono permettersi di mandare in rovina un povero industriale il quale non ha altra colpa che d’avere arrischiato onestamente il proprio denaro. E non mi si venga a dire che, in caso d’infortunio, io posso sostituire Serventi. Prima di tutto Serventi è venuto al mondo per essere Rolando di Fantasia. E, in secondo luogo, dove lo trovo adesso un altro Rolando? Tutt’i primi attori sono occupati. Tutti “girano”. E io, se voi non mi aiutate, sono rovinato…
Tentai di aiutarlo. Ma non fu facile. Mi trovai davanti, alla sera, dall’altra parte, padrino dell’avversario, il mio caro e illustre amico Luciano Zuccoli che era, sì, un celebre romanziere e un autentico gentiluomo, ma che rigirava attorno alle leggi fondamentali della cavalleria il suo implacabile ragionamento così come girava e rigirava più e più volte il lungo nastro di seta nera della sua cravatta quarantottesca attorno all’alto colletto delle cui candide e lucide cime non intendeva né punto né poco scendere a patti con noi. All’eloquenza di Gugliemo Zorzi ed alla mia fu tuttavia consentito di far valere le ragioni dell’industria contro quelle della cavalleria, dimostrando l’insostituibilità del bel Serventi nel film e gl’impegni assunti dal produttore, il quale non poteva giuocarli sul filo della spada di chi avrebbe voluto battersi la mattina seguente col prim’attore da lui regolarmente scritturato e pagato. A malincuore Luciano Zuccoli si arrese a queste evidenze, ché, libero scrittore di giornali prima che di romanzi e giuocando nelle avventure solamente se stesso, non aveva mai indugiato più di mezza giornata a render conto ai suscettibili, con la sciabola in mano, di quanto la sua penna aveva scritto nelle ardenti polemiche politiche di quel tempo, prima a Modena e più tardi a Venezia, quale direttore della vecchia e illustre Gazzetta.
Saputo che Luigi Serventi aveva, per lavorare al film, liberato dai padrini, un intero mese, ma che senza altre discussioni e concessioni avrebbe dovuto arrischiar la pelle sul campo dell’onore cavalleresco alle due del pomeriggio del trentesimo giorno all’Ippodromo di San Siro, il marchese di Bugnano decise che, per giungere a tempo, il miglior consiglio fosse quello di disabituarci tutti dal sonno. Coricato alle otto in compagnia della gusla che egli amava strimpellare per addormentarcisi su, alle quattro del mattino, senza affatto domandarsi se, reduci dalle notturne chiacchiere del Savino o del Biffi, eravamo andati a letto alle due, faceva il giro di tutte le stanze da noi occupate all’Albergo Europa, disperatamente battendo alle nostre porte come se andasse a fuoco la casa. E non aveva pace finché non ci aveva tutti, alle sei, col primo sole, nelle automobili che dovevano trasportarci alla Bovisa dove i macchinisti — prime scene del film, — allestivano un sontuoso ambiente (i primi sontuosi ambienti di “stile Genina”, ché per Genina un ambiente cinematografico non era mai abbastanza vasto e vagheggiava intimi boudoirs spaziosi ed ariosi almeno quanto piazza San Pietro) un sontuoso ambiente, dicevo, che doveva raffigurare un grande club aristocratico; e per questo s’era deciso di copiare quanto più fosse possibile fedelmente gli ambienti classici del vecchio club dell’aristocrazia milanese, il Club dell’Unione, in via Alessandro Manzoni, sopra il caffè Cova. In questo salone di club il marchese Armando d’Aprè doveva aver l’aria di raccontare agli amici le gioconde e galanti avventure di Rolando, prima principe e poi re sopra la scacchiera femminile di Fantasia. Iniziandosi ognuna delle quattro parti del film, si doveva dunque vedere d’Aprè, lo storiografo di Rolando, in un gruppo d’amici, veri gentiluomini d’autentico stile che a Bugnano ed a me ripugnava di reclutare nel solito personale cinematografico del comparsame a giornata. Così decidemmo di rivolgere i nostri occhi da due diverse parti: Bugnano verso i grandi circoli mondani di Milano ed io verso i convegni artistici e letterari nei grandi caffè e ristoranti della Galleria. E poiché la nostra idea fu accolta con entusiasmo da tutti, Il Re, le torri e gli alfieri ebbe a comparse nel famoso circolo aristocratico, coi più noti ed eleganti gentlemen della società milanese, anche le più alte personalità del mondo artistico e letterario, Tito Ricordi, Dario Niccodemi, Guido da Verona, Marco Praga, Guido Treves, Luciano Zùccoli e, se non erro, anche Sem Benelli!
Con questo comparsame — vero parterre de princes et de rois — le gioie della messa in scena dei primi quadri furono grandi per Ivo Illuminati.
Lucio d’Ambra ¹

A questo punto mi permetto di interrompere il divertente racconto sulla lavorazione del film, per introdurre qualche chiarimento a proposito del duello tra Luigi Serventi ed il suo “rivale in amore”. Chi era costui? Immagino che un gentleman all’antica come Lucio d’Ambra abbia volutamente dimenticato di menzionare il suo nome e quello della “bellissima attrice cinematografica”, erano trascorsi poco più di vent’anni. Cento anni dopo qualsiasi indiscrezione mi sarà perdonata (almeno spero). Ritorniamo quindi sulla stampa dell’epoca:

Milano, 6 settembre 1916. Uno scontro alla sciabola ha avuto luogo nei dintorni di Milano, tra il Conte Arturo Albertoni, dell’Albertoni Film, e il noto attore cinematografico Luigi Serventi.
Lo scontro è stato breve, ma violentissimo: al secondo assalto il Serventi ha riportato un’impressionante ferita al braccio destro, lunga dieci centimetri e profonda cinque, che lo mise immediatamente fuori combattimento, e lo costringerà all’ospedale per un mese. Assistevano l’Albertoni lo scrittore Luciano Zùccoli e l’Avv. Claretto; il Serventi il Conte Zorzi e Lucio d’Ambra. Essendo svenuto il ferito, non poté aver luogo la riconciliazione.
Le cause della vertenza vanno ricercate in ragioni intime, seguite da vie di fatto.

Ecco fatta la prima indiscrezione. Sul nome della “bellissima attrice” nessuna traccia, ma era da aspettarselo. Secondo me (dalle ricerche che ho fatto) potrebbe essere Bianca Virginia Camagni, scelta come protagonista  “di un dramma che tutte le nostre più buone artiste drammatiche hanno voluto interpretare” L’Ondina di Marco Praga, primo lavoro dell’Albertoni Film di Milano, proprietario il Conte Arturo Albertoni, e pubblicizzato sulla stampa nell’estate del 1916, poco prima dell’inizio delle riprese a Milano de Il re, le torri e gli alfieri. Per il momento è tutto, rimanete sintonizzati.
(segue…)  

 

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3 risposte a Il Re, le torri, gli alfieri e i duellanti

  1. laulilla ha detto:

    Hai fatto bene a rivelare l’indiscrezione: dopo cento anni credo che sia lecito :D !

  2. thea ha detto:

    Non si sa mai… :-)

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