Cinematografia Italiana ed Estera Gennaio 1911

Cinema Rivista cinematografica quindicinale, Napoli 1911
Il 5 gennaio 1911 esce il primo numero della rivista Cinema, direttore Alfredo Morvillo, direzione e amministrazione, Molo piccolo 8, Napoli.

Les Danses Silhouettes
Les Établissements Gaumont toujours à la recherche du progrès viennent d’éditer un film des plus artistiques: les danses silhouettes de Mlle Hippolyta d’Hellas.
Le procédé ordinairement employé en cinématographie consiste à reproduire les sujets avec tous les détails de lumière et d’ombre. Les Silhouettes, au contraire représentent les images dans une teinte uniformément noir, dont les contours seuls se détachent sur un fond clair.
C’est le procedé employé jadis dans la décoration des poteries anciennes et plus récemment dans les théâtres d’ombres. Appliqué au cinématographe avec tous des perfectionnements; sur impressions et éclairage variés, il donne des résultats merveilleux.
Mlle Hippolyta d’Hellas qui s’est spécialisée dans la reconstitution des dances antiques a bien voulu prêter son concours è la reproduction de trois tableaux différents:
1° Le sacrifice à Pallas Athéna, déesse de la beauté des arts et de la prudence guerrière chez les Grecs.
2° Le réveil.
3° Fantasie orientale.
Les danses sacrés chez les Grecs se faisaient sur un rythme lent et religieux avec des inflexions de corps du plus gracieux effect. C’était comme une prière vivante de tout l’être s’élevant dans des gestes suppliants vers la divinité.
Il semble que la reproduction en silhouettes, en dégageant les personnages de tous les détails de costumes, fasse mieux valoir que tout autre la souplesse incomparable et la grâce lascive des mouvements.
Le Réveil, jolie composition où les nymphes éveillant leurs compagnes les appellent pour saluer la lumière, rappelle una bande célèbre que les habitués des théâtres Gaumont n’ant pas encore oubliée.
La Fantasie Orientale, sorte de danse des poignards dans un mouvement endiablé, complète cette très artistique série de danses qui recevra, nous en sommes certains, di grand public épris d’art et de nouveauté, l’approbation qu’elle mérite.
S. Le Tourneur

film Pathé
Bande Pathé Frères Exhibition Interdite en France en Suisse (Archivio In Penombra)

La Compagnie Générale de Phonographes, Cinématographes et Appareils de Précision (Anciens Établissements Pathé Frères) met en garde la clientèle, Messieurs les Exploitants et Messieurs les Loueurs, contre certaines vues dont elle fait l’édition à titre exclusif, notamment les vues de sa marque Pathé Frères, offertes venant de l’étranger, dont l’exhibition est interdite en France, ainsi qu’ils pourront facilement s’en rendre compte dans le cas où ils passeront outre, car ces vues, sur toute la longueur, portant en manchette: « Exhibition interdite en France, en Suisse, en Belgique ».
La compagnie fait toutes ses réserves dans le cas où elle apprendrait qu’une ou plusieurs de ses vues passent dans un Établissement quelconque, et au besoin des poursuites seront exercées à ce sujet.

Didone abbandonata (S. A. Ambrosio, 1910) from Cineteca MNC on Vimeo.

Didon
Parmi les grands sujets de l’Antiquité légendaire dignes de tenter le bon goût dramatique de la maison Ambrosio, l’histoire de Didon, jusque là inédite au cinématographe, s’offrait particulièrement attrayante. Ce n’était pas là mince entreprise, car le metteur en scène, guidé par la poésie majestueuse de Virgile, se devait à lui-même de ne pas trahir son modèle et de faire œuvre vraiment artistique. Disons tout de suite che M. Ambrosio y a triomphé et que le nouveau chef-d’œuvre ouvre solennellement l’année 1911.
Les décors y sont traités avec une splendeur et un pittoresque auxquels les films Ambrosio doivent leur prestige. Les costumes y sont variés, riches et conformes aux rares données historiques de l’époque. Quant à l’action, très clairement conduite, elle nous montre en une série de tableaux harmonieux  et dramatiques, les progrès d’une passion fatale inspirée à la reine Didon par le fameux héros troyen Enée, fils d’Anchise et fondateur de Rome, selon quelque tradition. Eperdue d’amour, la malheureuse Didon oublie des devoirs de reine et, finalement abandonnée par celui qu’elle croyait s’attacher, n’a recours que dans le suicide. Elle meurt consumée par les flammes du bûcher.
Interpretation puissante, photographie irréprochable; choix excellent des paysages; mouvements de foules, défilés et cortèges… toute l’œuvre est réussie.
Très gros succès assuré.

Roma, 15 gennaio. In questi giorni le Case Cinematografiche sembra abbiano fatto a gara nel produrre delle films d’arte, che tanto nella parte scenica, come nell’interpretazione dei singoli personaggi, sono riuscite interessanti e del massimo effetto.
Sono meritevoli da notarsi: l’Angusta, la Morte di Camoens, la Semiramide, l’Erede, Agrippina; ma fra tutte quella che ha destato maggior interesse è stata l’Inferno, tratta dalla Divina Commedia di Dante, della Casa Helios di Velletri.

Joachim Murat From the Tavern to the Throne
The Bioscope, January 19, 1911

(Fine della prima parte)
Immagini e testi: Archivio In Penombra, Media History Digital Library, The British Newspaper Archive.

Giovanna Shore – Britannia Film 1911

Giovanna Shore (Jane Shore), Britannia Film 1911
Giovanna Shore (Jane Shore), Britannia Film 1911

Scene drammatiche della storia d’Inghilterra.

Protagonista Miss Florence Barker.

È questa una suggestiva pagina della storia d’Inghilterra, la quale dimostra chiaramente come i favori largiti dai monarchi suscitino sovente delle perturbazioni, dei tormenti, nei cuori degli umili.

Giovanna Shore, moglie di un gioielliere, viene notata da re Edoardo IV, che la eleva al grado di dama d’onore. Il povero marito continua, nell’ombra, il suo mestiere d’artista, mentre sua moglie assurge ai più alti onori.

Ma avviene che il re muore improvvisamente e Giovanna Shore vede i suoi ammiratori di poco prima divenire i suoi nemici acerrimi. Il duca di Gloster la perseguita per ottenere i suoi favori, ma siccome ella si rifiuta recisamente, egli l’accusa di stregoneria al letto del re morente. Trascinata davanti ai tribunali ecclesiastici, Giovanna è scomunicata e gettata in preda alla plebe assetata di sangue, che ne fa strazio…

Prima versione cinematografica della storia di Jane Shore, metri 375 circa, distribuito in Italia dalla Pathé (dicembre 1911).

La fine della fabbrica

L'abisso (1910)
L’abisso (1910)

La cinematografia deve alla fabbrica e non ad altro la sua rapida, meravigliosa e multiforme diffusione nel mondo.

Quando Pathé e Gaumont, tolto dalle mani degl’inventori il minuscolo oggetto rutilante, questo destinato a forme autonome di arte rappresentativa muta, con superiorità di intuito pratico raggrupparono in un sol organo manifatturiero l’opera del fotografo, dello scenografo e dell’attore, si compieva dunque il più grande fatto che registri la storia cinematografica.

Che cosa sarebbe mai stata invece la cinematografia se altrimenti di così altri uomini avessero operato?

Io non sono temerario affermando che se altrimenti fosse stato fatto a quest’ora la macchina di Marey non avrebbe raggiunto lo sviluppo portentoso avuto. Essa o costituirebbe il passatempo di qualche clinico brontolone o sarebbe alla dipendenza del teatro, se pure non sarebbe relegata, informe abbozzo incipiente, tra gli stracci e gli oggetti fuori uso.

Fusi mirabilmente gli elementi che la costituiscono, la cinematografia potette dunque non solo vivere e prosperare, ma resistere vittoriosamente all’imperversare di crisi economiche gravi fino ad oggi che uno di quegli elementi che la compongono, nuovo pericolo e più serio di cento crisi, tenta di soprevalere a dominare sugli altri.

Perché a che cosa si riduce in fondo il fenomeno dei lunghi films se non ad una maggiore valutazione che si crede doversi assegnare all’opera dell’attore! E che cosa dimostrano se non questo i casi di Asta Nielsen e di Madamigella Polaire che, nuove argonaute dell’arte mimica, elevandosi e con sé elevando l’opera dell’attore ad elemento superiore tra quelli che il cinematografo compongono, si sostituiscono alla fabbrica nella produzione di cinematografie?

Per fortuna oggi son due sole le audaci che hanno innalzato lo stendardo della ribellione, ma chi ci dice che questi casi sporadici non saranno seguiti subito da cento altri ancora e chi assicura che anche elementi artistici estranei al cinematografo non correranno sulle orme dei primi, allettati dai pingui emolumenti artificiosi?

Se ciò sarà, la fabbrica andrà in rovina e con essa decadrà anche la cinematografia.

È da supporsi infatti come assai probabile che l’attore e in speciale modo le attrici vorranno avere ben presto propri operatori: che farà dunque una fabbrica alla quale siano state tolte le cinematografie artificiali, e che sarà mai della cinematografia quando non fini generali e non tanto la ragione economica, ma fini unilaterali muoveranno attori ed attrici divenuti imprenditori?

Chiaro è dunque che noi siamo alla vigilia di una grande rivoluzione di mercato, che sovvertirà completamente le basi attuali della cinematografia.

Chi non vede ciò è cieco, e cieco e pazzo è colui che messo sull’avviso non provvede ai casi suoi di fronte al ciclone che si avanza.

Mezzo c’è di mettere argine al disastro vicino: ma tanto non vale accennarlo quando la gente della cinematografia, simile al vecchio andaluso delle rive del Guadalchivir di cui parla la leggenda catalana, preferisce sonnecchiare accosciata, sognando un miglioramento automatico della cinematografia che non mai verrà.

Alfredo Morvillo
(Cinema, 5 settembre 1911)