Dal Christus a Maria di Magdala, intervista con Fausto Salvatori

Maria di Magdala (1918)
Maria di Magdala (1919)

Mentre componevo il Christus dissi al barone Alberto Fassini, geniale direttore della Cines, la mia intenzione di compiere altre due rappresentazioni storiche affini, e cioè la Salomé e la Maria di Magdala. Ma, compiuto il Christus e raffigurata la Fabiola, io non pensavo ancora ad affrontare la nuova fatica, allorchè il marchese Capece Minutolo di Bugnano, che alle gravi preoccuazioni della politica unisce le cure più artisticamente illuminate per la direzione della Medusa Film, si rivolse a me, proponendomi il soggetto che io stesso già vagheggiavo. Egli sapeva che questo genere di studi e di rievocazioni era stato tra i miei preferiti, che mi ero ad esso sempre dedicato con l’intento di trasformare la visione biblica ed evangelica in una visione drammatica di sensibilità moderna, pure rispettando sempre i concetti e le forme dei testi; si credette quindi sicuro, il di Bugnano, che io avrei saputo e voluto accogliere la sua proposta.

Mi sono infatti accinto all’opera con vero entusiasmo, evocando le visioni di Egitto e di Palestina; memorie care che mi accompagnarono durante la composizione del Christus. In questa grata rievocazione è balzata dal mio sentimento la nuova visione evangelica ad un tratto; ed ho voluto costruirla come un mistero del ‘400, dove le varie scene erano sentite e rappresentate per mezzo della parola e per mezzo della musica, così qui ho voluto sentire e rappresentare per mezzo del gesto e dei grandi affreschi che improvvisamente sono vissuti nella mia mente, che io ho veduti con glo occhi dell’anima in una chiarezza abbacinante, e che mi propongo di far rivivere sopra lo schermo.

Nessuna storia poteva esser più intensamente umana, fra quelle narrate dagli Evangeli, di quella di Maria di Magdala. E’ la donna che dal peccato risorge verso la purificazione, è il dramma intimo di una vita che si risolve in una magnifica affermazione di sentimento  e di verità. Io intendo di rappresentare la cortigiana in quel periodo della vita sua che corre da quando per la prima volta ha incontrato il Cristo Redentore, fino alla sua morte; e per la sua morte intendo valermi di tutti i fattori che mi possano offrire le leggende medioevali e sopratutto la Leggenda dorata.

Cinema muto a Roma 7 al 11 marzo 1918

Si è inaugurato, con immenso concorso di pubblico, il nuovo Corso Cinema Teatro, dei F.lli Marino. L’interno del locale piace a tutti per la sua costruzione, per le linee e tinte semplici ed eleganti e per la bella distribuzione di luci e colori; ma la facciata è oggetto dei più aspri commenti. Ai più con piace, e la vorrebbero a terra; qualche altro – e sono in pochi – vede che non stona e può piacere. Il locale si è inaugurato con Carnevalesca, della Cines, interprete la Borelli. Per quanto il film sia bene eseguito, il pubblico lo accolse con ostilità.

Al Gran Cinema ed al Modernissimo ha avuto grandissimo successo Attila, dell’Ambrosio. E se Febo Mari, al posto di Attila avesse  avuto una figura rispondente al personaggio, avrebbe fatto un’opera d’arte. Nella lirica un tenore che abbia una voce splendida ed una bella figura, dà un insieme completo e piacente; ma l’essenziale è la voce. In cinematografia, la figura deve rispondere al personaggio. A questi sensi dovrà inspirarsi la cinematografia; verismo, estetica, bello brutto, tutto risponde a sani principi d’arte. Tranne inevitabili mende, il lavoro, per le masse ben disciplinate e magistralmente condotte, per la riproduzione del tempio di Bisanzio, di accampamenti e città, è stato giudicato con molta simpatia e buona impressione. E la critica è favorevole al Mari, il quale si è rivelato ottimo direttore e conduttore di masse.

Al Teatro delle Quattro Fontane seguita a chiamare sempre molta gente, Tosca, della Caesar. Il nome di Francesca Bertini suscita questo fascino, perchè il lavoro, ad onta di quanto si è scritto sui giornali, non è dei migliori della notissima attrice.

L’Avv. Mecheri, proprietario della Tiber Film, ha acquistato lo Stabilimento e la marca della Film d’Arte Italiana, che sarà la succursale della Tiber, la produzione conserverà sempre la marca Film d’Arte Italiana.

La Tiber, dopo la combinazione con l’Itala, la costituzione della Rinascimento e l’acquisto della Film d’Arte, dà più che mai risalto alla fenomenale attività e sagacia dell’Avv. Mecheri ed alla sua evoluta organizzazione. Alla Rinascimento, con la direzione del sig. Amato e la signora Pina Menichelli come prima attrice, ed alla Film d’Arte a cui è preposta la valentia del conte Negroni, Hesperia prima attrice, e Tullio Carminati, seguiranno la progressione della tradizione dell’arte, con quella distribuzione di energie necessarie al giusto rendimento del lavoro.

E’ stato scritturato alla Tiber l’ottimo attore Camillo Apolloni, che alla Pasquali ha interpretato diversi lavori avventurosi, e riportato grandi successi.

Ci giunge la notizia della morte di un fratello di Hesperia avvenuta a Nettuno nei passati giorni, quando sembrava di essersi quasi ristabilito di una lunga malattia.

La Guazzoni Film ha terminato di girare la Gerusalemme Liberata e se ne annunzia prossima l’edizione.

La Palatino Film è prossima al termine del Capitan Fracassa. Di questo lavoro, dell’accurata direzione di Mario Caserini, della fedeltà di riproduzione, costumi, personaggi e carattere dell’epoca, se ne dice a meraviglia.

La Filmgraf ha assunto in concessione per tutto il mondo l’interessantissima pellicola dal titolo; Donna Lisa, con interpreti Gemma Bellincioni e Mattia Battistini; nomi che nell’arte lirica primeggiano, oltre che per valentia canora, per la loro impareggiabile arte scenica. Per tutta Italia ha assunto Vita traviata, interprete Gemma Bellincioni.

Alla Medusa si lavora alacremente per Maria di Magdala che dicesi sarà quanto di più artisticamente perfetto si possa attendere ora dal cinematografo.

Il notissimo attore inglese Aurele Sidney, finito il suo primo impegno contratto colla Cines per le tre films: Incubo, Il gioiello di Khana e Una strana avventura, è stato impegnato per un altro film che, come I Racconti straordinari, è stato ideato e sarà messo in scena da Amleto Palermi. Il Sidney, che rappresenta fra noi i due principali giornali inglesi di cinematografia: The Kinematograph Weekly e The Bioscope, avrà quanto prima anche la rappresentazione della produzione di alcune importanti Case inglesi di films; così potrà introdurre in Italia i lavori che avranno un valore tale da rivaleggiare coi nostri.

Roberto Roberti, dall’Itala è passato alla Caesar, ad ottime condizioni.

Re della Notte è il titolo del lavoro che – interpretato dal cav. Gastone Monaldi e dalla sig.na Fernanda Battiferri venne assunto in concessione per il mondo dalla Etrusca Film, la quale lo lancerà quanto prima sul mercato. Ci assicurano che il lavoro è riuscito magnificamente; in esso il Monaldi ha fatto sfoggio di quelle sue ottime qualità che ha sempre portato sulla scena, ottimamente coadiuvato dalla Battiferri, abituata ai successi della scena di prosa quale prima attrice della compagnia Monaldi. Ricorderemo pure che la Battiferri vinse il concorso di bellezza nel rione Colonna di Roma, nell’anno 1911.

La Tespi Film, compiuta la nobile fatica d’arte di Frate Sole, attende alacremente ad altri lavori. Lolita, di madame Jean Carrère, Come un sogno, di Valentino Soldani,e Adriana Lecouvreur, di Legouvé e Scribe, saranno le tre imminenti interpretazioni di Bianca Stagno-Bellincioni. Maria Melato interpreterà un grande lavoro scritto espressamente per il cinematografo e per la insigne attrice da Roberto Bracco. E nel contempo, la Testi è spinta con magnifico slancio nella preparazione di due films di eccezionale importanza: Il Figlio della Luna, di Fausto Maria Martini, e Giuliano l’apostata, rievocazione storica di Ugo Falena.

Quo vadis? La vita palpitante d’un grande romanzo

Ricordate? Tutta la nostra fantasia, tutto il nostro cuore ne palpitano al ricordo. C’è stato tutto un periodo della nostra vita portato via, nei sogni, dalla possanza evocatrice d’un grande romanzo. Mai, mai nessun altro, più di Enrico Sienkiewicz, ha potuto prendere la grande assise di marchand de rêves, ed esercitare un primato in tutto il mondo.

Quo vadis? è stato immortale. Noi abbiamo conosciuto folle di lettori in delirio all’epoca della sua comparsa. I giornali ed i librai ne hanno esaurito milioni di riproduzioni. La pittura ne ha fatto dei magnifici quadri. Vi sono stampe inglesi in cui tutte le scene del romanzo famoso hanno avuto figurazioni plastiche degne del Doré. Il teatro di prosa (senza mai raggiungere in verità le bellezze artistiche e scenografiche del libro) ha fatto passare attraverso una scheletrita condensazione della tragedia cristiana e imperialista tutte le figure create nell’evocazione magnifica del romanziere polacco; e il teatro di musica le ha dato (per opera di un musicista francese) esso pure, una forma d’arte, ma di non eccessiva efficacia poetica e drammatica, riuscendo solo a creare, con la figura di Petronio, impersonata da Mattia Battistini, un vero modello di statura latina e un capolavoro del canto italiano.

Così attraverso tutta questa vita artistica, mentre il capolavoro scritto rimaneva sempre, nelle sensazioni e nelle impressioni, l’opera più bella, si moltiplicava, dall’altro canto, negli spiriti avidi di riavvicinarsi alla vita vera di quelle figure e di quelle vicende, i desideri e le loro intensità ancora troppo inappagate.

La dolcissima Licia, aureolata di cielo, nimbata d’amore, resa più delicatamente bella dalla luce della persecuzione e del sacrifizio, fatta più luminosamente eroica dai prodigi di forza e di devozione ch’ella destava intorno a sé e faceva compiere, è restata bella in noi più nella visione descrittavi, più in una particolar visione dei nostri occhi appassionati, che in qualsiasi riproduzione d’arte e di scena.

E chi ha mai potuto rendere, con qualunque più alto sussidio della parola e del gesto, e del suono, e della voce, e dello scenario il Triclinio, e la cena di Petronio, e gli sfarzi e la bellezza delle sue liberte, e i grandi quadri delle ville di Nerone, e le sue epiche follie, e gli uomini accesi come fiaccole alla cima degli alberi, e la grandiosa scena del Circo, e la lotta di Ursus per salvare Licia legata al toro, e le adunanze cristiane, e il mostruoso e raccapricciante incendio di Roma?…

Orbene, niuna forma rappresentativa poteva mai dare una visione più palpitante, più completa, più vera, più bella di ciò che può essere il Quo vadis? vivente, se non quella, spinta sino al prodigio, della ricostruzione cinematografica.

Lo spettacolo mirabile è stato compiuto. È stato compiuto dalla Cines, che da questo campo va rivoluzionando il mondo, ha conseguito risultati stupefacenti per non aver mai indietreggiato davanti ad alcuna difficoltà ed aver tenuto in alto conto la suprema bellezza dell’arte armonizzata nei grandi quadri viventi ch’essa lascia passare davanti agli sguardi estatici delle folle inebriate.

Far vivere, nello sfondo e negli episodi, il Quo vadis?, tutto il Quo vadis? era lo stesso che pensare a creare un mondo, negli elementi più difficili a riprodurre, dall’esatta coloritura dell’ambiente romano imperiale, alle impossibilità, per esempio, che presentava il mettere in azione le belve del Circo, la scena del toro, degli uomini bruciati vivi e quella dell’immenso incendio di Roma.

Ma, dopo un’organizzazione colossale, che sembra veramente una cosa fantastica nelle sue curiosità particolari; dopo una preparazione storica delle più scrupolose e una ricerca di luoghi adatti a raffigurare mirabilmente l’ambiente; e dopo aver fatto confezionare i costumi più ricchi e più fedeli e scelti gli elementi migliori fra artisti di ogni grado, anche fra i più celebri, e reclutata una massa di migliaia di persone, e spesa, come è facile comprendere, una somma enorme. Il Quo vadis? ebbe la sua grandiosa e perfetta ricostruzione; e la vasta e impressionante tragedia neroniana passò dalla visione del libro all’evidenza reale e palpitante della sua azione e della sua vita. Tutta l’immensità del quadro magnifico, vario, pittoresco, sensazionale, tenebroso, sanguinario, spettacoloso, passa in una movimentazione fenomenica davanti allo spettatore. È uno spettacolo mai visto. La cinematografia non ha mai creato nulla di simile. Si, è un mondo quello che la Cines ha ricostruito. Un mondo d’una bellezza che incanta e fa fremere e di cui Licia è il gran sole di poesia. Le danze, i fuochi, i conviti, i paesaggi, le orgie, gli orrori, il terribile quadro dell’incendio di Roma, l’evidenza del quale non è stata mai raggiunta in alcuna cosa simigliante, destano impressioni ed emozioni indicibili.

Per raggiungere l’effetto adeguato all’incendio, la Casa Cines fece costruire tutta una zona dell’antica Roma nelle sterminate pianure di Centocelle e poi la incendiò. Dopo di che segue la strage la fine di Nerone e del suo regno nel trionfo del cristianesimo, il che dimostra come anche una film cinematografica possa, dopo aver riempito di meraviglia e di stupore il pubblico, lasciare nella sua anima un sortii senso di qualcosa che non passa, con la fine dello spettacolo.

Spettacolo nuovo, originale, sorprendente, d’una grandiosità non raggiunta mai, che noi vedremo presto al nostro Mercadante, ove tutte le cose sono prontamente reclutate.

Napoli è una delle prime città che vedrà così il Quo vadis?. E che sarà la folla d’un tale avvenimento? E quale sarà mai il suo sconvolgimento e il suo delirio?

Matilde Serao

Napoli, 4 marzo 1913 — (Il Giorno)