Greta Garbo


Greta Garbo, disegno di Harry Stoner per la rivista Cinema Art.

Greta Garbo, disegno di Harry Stoner per la rivista Cinema Art.

Ecco una nuovissima diva dello schermo, una nuova stella appena ieri comparsa nel firmamento di Hollywood: Greta Garbo, donna di un fascino sottile che è quasi irrealizzabile a prima vista.

Ho inteso talvolta parlare di doppia personalità emanate dallo stesso individuo. Ebbene, Greta Garbo trascende da un tale paradosso ad un altro ancora più inverosimile: Essa è una personalità multipla, vulcanica, caleidoscopica. Per descriverla bisognerebbe rinunciare ai vecchi aggettivi convenzionali per forgiarne dei nuovi ed esclusivi. Il giornalista più incallito, intervistando questa attrice, si trova a disagio coi vecchi metodi professionali e si gratta la zucca col gesto incoerente di chi è costretto a cambiare i suoi piani all’improvviso.

Greta possiede il più strano e capriccioso temperamento artistico. Arrivata in America appena da pochi mesi non si è ancora resa conto dell’allegro cinismo con cui il critico teatrale americano accoglie gli isterismi delle attrici d’oltre atlantico pur apprezzandone la bellezza ed il talento. E forse in questo stesso senso Greta non riuscirà mai ad acquistare la posa misurata e composta dell’attrice americana. Il suo temperamento impulsivo e passionale non le permetterà mai di americanizzarsi fino al punto di raggiungere, dirò così, la fredda temperatura anglo-sassone. È una creatura dinamica, per conseguenza, mutevole ad ogni più leggera influenza esteriore. Mentre in un momento appare sorridente, vivace e piena di entusiasmo, in un altro si lascerà invadere, senza ragione apparente, da tristezze ed abbandoni di infinito scoraggiamento. Ma non lo fa per darsi delle arie o per assumere delle pose.

Vent’anni; di forme elegantissime e sinuose, con movenze leggere e ondulanti di pantera, con occhi dai riflessi metallici che hanno la profondità inscrutabile di un pensiero celato, Greta è talvolta ingenua come una bambina, tal’altra ironicamente muta.

Sullo schermo, eccezionalmente emotiva e dinamica. La vidi recentemente nel suo primo film girato in America Il torrente di Blasco Ibañez, e mi parve un’artista di grandi mezzi ed un talento di prim’ordine. Mi parve anche inverosimile che, soltanto a vent’anni essa abbia potuto si bene impara il significato di tutte le passioni umane, dalle più delicate alle più brutali, per esprimerle con tale evidenza e convinzione.

Più tardi ebbi il piacere d’incontrarla personalmente. Senza dubbio, non dimostra i suoi vent’anni ed appare ancora una bambina all’età che porta con sé le più graziose ingenuità femminili.

« Quando ho fatto Il torrente in America, — mi confessò candidamente — tremavo notte e giorno. Una volta domandai a Monta Bell, che era il mio direttore: Credete che questo film riesca bene? Così si spera, rispose lui, ma perché questa domanda? Perché, replicai, se il pubblico americano non l’accoglierà con fervore, addio Greta Garbo!… Mi toccherà ritornare a casa, e la Svezia è un po’ lontana! Ma — concluse ridendo, — come vedete sono rimasta. »

Poi con volubilità subitanea:

« Che ve ne pare del mio inglese? Non credete che lo mastico abbastanza bene? Oh! Questi americani parlano così veloci, così veloci, che io non so come facciano a capirsi fra loro! E sono sempre contenti. Come fanno ad essere sempre felici! Cantano e fischiano continuamente. È una cosa che non riesco a comprendere. Io mi rinchiudo, a volte, nella mia camera e non parlo a nessuno e non voglio vedere nessuno, per giornate intere. E affaccendati! Oh! — esclama affondando le piccole mani nell’oro dei suoi capelli — Come siete sempre affaccendati qui. Non vi stancate mai voialtri? A me piacciono i frequenti riposi. Le ragazze americane non si riposano mai! Vorrei sapere come fanno, perché, in fin dei conti, tutto ciò mi par bello e vorrò impararlo anch’io. Molte cose dovrò imparare in America…»

L’ingenuità di questa creatura è tutta in queste sue espressioni. Ma è un’ingenuità soggiogante. Nello studio della Metro-Goldwyn-Mayer, Greta ha creato, col suo primo apparire, un vero furore di entusiasmo framezzo a tutto il personale e specialmente tra gli uomini. E quel che sembra strano abbastanza, essa ha l’aria di non rendersi conto della potenza suggestiva che emana dalla sua persona.

È d’una ingenuità che rasenta l’inverosimile: come è possibile, si domanda, che il pubblico mi voglia bene, se non mi conosce? Posso essere buona, posso anche essere cattiva che ne sanno coloro che mi amano? E la stessa ingenua naturalezza essa dispiega di fronte all’apparecchio cinematografico che registra le sue passioni e la sua mimica perfetta. La sua genialità è così naturale che si direbbe ereditaria; ma non lo è. Né i suoi genitori, né alcuno dei suoi antenati hanno mai calcato le scene. Essa stessa è una novizia del teatro; ma possiede un dono naturale eccezionalissimo: ha il lampo della genialità che Iddio si compiace di tanto in tanto di concedere ad una sua creatura.

J. Pol.
(Cinema-Star, 31 luglio 1927)

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