Scuola d’Eroi – Cines 1914


Pina Menichelli e Carlo Cattaneo in Scuola d'Eroi (1914)

Pina Menichelli e Carlo Cattaneo in Scuola d’Eroi (1914)

Grandiosa azione napoleonica in 4 parti e un prologo m. 2230.
Messa in scena di Enrico Guazzoni.

Il capitano Larive (Achille Majeroni) riceve l’ordine di raggiungere la sua compagnia in Corsica per combattere gl’isolani insorti, lasciando i figliuoli Carlo e Rina e la moglie, che decide di andarsi a stabilire presso una zia. La piccola famiglia, indifesa, intraprende il viaggio in diligenza, ignara della triste sorte che le era riservata.

La reazione all’89 era nel suo pieno vigore e specialmente la Vandea era più che mai infestata dalla guerra civile. La diligenza viene assalita e la povera madame Larive è uccisa dallo spavento, mentre i due bambini sono abbandonati in un bosco. I loro singhiozzi richiamano l’attenzione di papà e mamma Larose, vecchi contadini dei dintorni, che erano nel bosco a tagliar legna.

I Larose raccolgono i due bambini abbandonati e li portano con loro pensando di adottarli. E i bambini presso il focolare dei due buoni vecchi ritrovano l’amore di una nuova famiglia. Intanto la vecchia zia che attendeva Madame Larive, impensierita dal ritardo e presagendo una sventura, scrive al capitano Larive narrandogli i suoi timori.

Il capitano consegna la sua compagnia e parte. Trova la casa vuota e in preda ad una grande disperazione intraprende delle febbrili ricerche, senza risultato.

Il giovane generale Bonaparte (Carlo Cattaneo) è disceso in Italia per il gran San Bernardo e attende l’urto degli alleati. Anche il capitano Larive è chiamato a far parte dell’esercito d’Italia e a tappe forzate raggiunge l’armata al campo di Montenotte.

Lo scontro è violento ma le truppe francesi volgono in fuga il nemico. Il capitano Larive, noncurante della morte, si distingue tra i bravi ed è ferito gravemente. Bonaparte da lunghi ha assistito allo eroismo del capitano e, allorché gli passa dinanzi su una barella, egli grida: “Bravo! Mi ricorderò di te!!!”

Dieci anni trascorrono. All’aria pura dei campi, i figli del capitano Larive sono cresciuti robusti e felici. La Francia combatte per soggiogare il mondo e l’aquila napoleonica si libra orgogliosa nei cieli delle conquiste ed altre ne anela. La Patria ha bisogno di soldati ed anche Carlo sente il suo sangue fremere al richiamo guerresco. Scappa di casa e riesce a farsi arruolare come tamburino in un reggimento di Granatieri. A casa Larose i poveri vecchi e la sorella interrogano ansiosamente la strada per vedere se mai il fuggitivo torni. Lo vedono arrivare fiero e impettito nella nuova uniforme; è tornato per salutarli: si entra in Campagna.

Sfilano, verso nuove glorie, i reggimenti dinanzi a Napoleone, circondato dallo stuolo dei suoi marescialli: tra questi vi è il capitano Larive. L’imperatore si è ricordato di lui.

Dal suo quartiere generale, in una piccola casa di campagna, Napoleone lancia pattuglie di cavalleria in esplorazione. L’avanguardia è fortemente impegnata. Il battaglione, dove Carlo è tamburino, si trova tra i primi.

Il piombo nemico falcia le sue file, ma i Granatieri corrono all’assalto. Nel momento decisivo il piccolo tamburino batte la carica, egli è ferito, cade, si rialza e il rullo del suo tamburo incita alla vittoria. Le forze gli mancano, ma non si abbandona, batte ancora disperatamente. I Granatieri vincono e si arrestano dietro la fuga del nemico. Napoleone onniveggente ha visto e non dimentica. Nella visita ad un ospedale egli ritrova il piccolo tamburino che giace in un letto ferito, gli si avvicina e lo decora di una medaglia.

A Carlo sembra un sogno, i suoi occhi raggiano e seguono l’Imperatore pieno di riconoscenza.

Otto anni dopo Carlo (Amleto Novelli) è ufficiale di cavalleria ed è felice pensando alla mamma adottiva e alla sorella (Pina Menichelli) alle quali ha procurato tutti gli agi della vita. Egli, che è molto ricercato nel gran mondo, incontra la bella Madame de Longueville (Gianna Terribili Gonzales), che subito prova per lui una cieca passione.

Il conte d’Elleuse (Raffaello Vinci), adoratore della bella dama, è pieno di gelosia per questo nuovo arrivato nel cuore della donna e per la grande fortuna che gli arride. Carlo interviene nel momento in cui il conte torturava con la sua gelosia Madame di Longueville, lo scaccia e gli manda una sfida. Il conte d’Elleuse rifiuta di battersi, covando in seno una vendetta più vile. La buona Rina si accorge subito del pericolo che grava sul fratello per questo legame amoroso, ma non riesce a farlo desistere da questa relazione. A nuova guerra la Francia si appresta ed ogni soldato deve raggiungere il suo posto di combattimento. Il capitano Carlo si congeda dalla sua amante che cerca con ogni mezzo di non farlo partire. La coraggiosa sorella è all’erta e giunge proprio in buon punto per richiamarlo sulla via del dovere e dell’onore. Vendetta e amore turbano il cuore di Madame de Longueville che non si rassegna alla perdita dell’uomo che ama e odia. Tenta un ultimo sforzo per conquistarlo e riesce vano: non le resta che la vendetta.

Rina,  angelo tutelare del fratello, è divenuta vivandiera per seguire Carlo in ogni passo, perché teme sempre l’influenza fatale di Madame di Longueville. Napoleone ha bisogno di un volontario per una missione pericolosa, il nostro eroe nobilmente si offre e viene scelto a questo scopo.

Madame di Longueville, d’accordo col conte d’Elleuse, perfidamente prepara un tranello: scrive a Carlo che è moribonda e che desidera abbracciarlo per l’ultima volta. Il giovane parte per la sua missione e dinanzi al castello di Chavreuse non gli regge il cuore al pensiero di non esaudire l’ultimo desiderio di una moribonda. Si decide di salire a salutarla e poi subito proseguirà per la sua strada a compiere il richiesto incarico. Si fa introdurre presso la dama  e nel vederla vegeta e sana non può trattenere un grido di indignazione: “Come? mi avete mentito???”

E per allontanarsi disgustato, quando viene assalito alle spalle, legato solidamente e rinchiuso in una torre del castello.

Rina intanto è molto preoccupata che son trascorsi due giorni e il fratello non ritorna al campo, un forte presentimento le suggerisce che forse è al castello di Chavreuse, ricaduto sotto i lacci di Madame di Longueville. Riesce a vedere Carlo dietro le sbarre di una cella, gli grida di lanciare il messaggio che non ha recapitato, e corre a compiere per lui la missione. La coraggiosa fanciulla è inseguita lungo la strada dalla fucileria nemica ed è ferita, ma ritorna al campo fiera e orgogliosa, non come Carlo avvilito e disonorato, che è riuscito ad evadere con l’aiuto di un vecchio maggiordomo. Il giovane capitano vien deferito ad un Consiglio di guerra, che deve giudicarlo come disertore.

Ne è presente il maresciallo Larive, è a lui che si presenta Rina e impetra per la sorte del fratello. Narra tutta la loro vita e il maresciallo allora ha l’intuizione e poi la certezza di aver ritrovati nei due giovani i figli scomparsi. Il suo dovere di soldato lo chiama a giudicare un disertore: la pena è la condanna a morte, ma il suo amore di padre non gli può far firmare la sentenza capitale per il proprio figlio. Invano Rina implora il perdono da Colui che può dare vita e morte. Napoleone la premia per il suo valore ma richiama il padre ai suoi doveri di giudice. La sentenza è firmata.

È l’alba livida del giorno dell’esecuzione, il giovane si avvia ad espiare il suo fallo, il padre è presente. Ma anche l’Imperatore è sul posto: con gesto brusco straccia la sentenza e a Carlo dice: “Va… abbraccia tuo padre!!! Se devi morire… morirai per me!…” E come l’altra volta da piccolo tamburino, il capitano Larive lancia la carica vittoriosa e pianta con magnifico eroismo le insegne imperiali sulla trincea nemica. Dietro la fuga del nemico scoppia frenetico il grido: “Viva l’Imperatore!”

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