Il Mostro di Frankenstein al cinema Modernissimo


Luciano Albertini (Sansonia)

Luciano Albertini (Sansonia)

Per un caso stranissimo gli scrittori della Albertini Film sono riusciti a metter mano su un soggetto eccellente: e con ogni probabilità hanno dovuto offendersene perché se ne sono vendicati.

Lo spunto è quanto di più cinematografico ci sia: la fabbricazione artificiale dell’uomo. Seguendo la novella inglese i soggettisti ci presentano un chimico che riesce a fabbricare un uomo, e che produce tale un mostro di ferocia e di idiozia cha ha orrore della sua fatica.

Ma nello svolgimento dello spunto gli autori hanno perduto una meravigliosa occasione per fare un film eccellente, perché non hanno tenuto nessun conto del formidabile materiale di cui disponevano, e non l’anno utilizzato che a pezzi e bocconi.

Essi avrebbero potuto fare un film paradossale e filosofico, ricco di situazioni e di colpi di scena, tale da oscurare senz’altro quel meraviglioso lavoro tedesco che è lo sciopero dei ladri. Avrebbero potuto farne anche un avvincente film d’avventure solo che in loro fosse stata un po’ più d’immaginazione e di fantasia: e avrebbero fatto cosa degnissima.

Invece, perdendo completamente il senso delle proporzioni, hanno mischiato il filosofico all’avventuroso, il sentimentale al religioso e ne è venuto fuori un’insalata russa d’incoerenze.

Il personaggio del mostro, benché interpretato eccellentemente da un attore che non è nominato, è in perenne contrasto con i titoli. Mentre la didascalia lo definisce idiota, più cosa che essere, noi vediamo la creatura spaventosa dimostrarsi provvista di sufficiente raziocinio, perché ha paura, sente il bisogno di fare quel che fanno gli altri e cioè vestirsi, e quindi comprende, obbedisce agli ordini che gli vengono da Sansonia, evade come uno che sa benissimo che cosa è una porta, e — dulcis in fundo — possiede anche delle estese cognizioni sulla lotta greco-romana! Ed è idiota un uomo simile, nato da due o tre giorni ? O che volevano i soggettisti ? Che il mostro uscisse dal lambicco di Frankstein (1) laureato in filosofia? E che dire di quell’imbecille di Frankstein che dopo aver creato un prodigio simile — un essere vivente! — non ci si appassiona e non tenta, a costo di tutto, di capirlo e farsi capire?

E se invece, senza fare nessuna considerazione filosofica, gli autori si fossero preoccupati di fare solo un film d’avventure sarebbero lo stesso riusciti nell’intento molto meglio.

In ogni modo però è tale la forza dello spunto che il film, anche così sconquassato, interessa moltissimo. Chi si indigna è l’artista che vede rovinare una chiesa per fare una sacristia.

(Kines, 10 settembre 1921)

1. Così nell’articolo originale.

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