Frate Francesco – ICSA 1927


stabilimenti ICSA

Stabilimenti ICSA, costruzioni per Frate Francesco (1927)

Gli stabilimenti per Frate Francesco…

La I. C. S. A. ha il suo Stabilimento a pochi chilometri da Firenze ai piedi delle suggestive colline di Fiesole. Lo Stabilimento ha un’estensione di mq. 30.000, completamente cintati.
Il nuovo Teatro di posa copre la superficie di oltre mq. 1800; il secondo Teatro, attualmente in costruzione, coprirà i 3.200 mq. Quattro gruppi motore forniscono presentemente oltre 1.500 ampères di luce, dotazione questa che sarà quanto prima raddoppiata non appena entreranno in funzione altri quattro gruppi motore per i quali, come per i primi, la Compagnia Generale di Elettricità di Milano sta procedendo alla installazione.

Oltre un centinaio di lampade ad arco ed a mercurio, delle più note fabbriche specializzate americane, tedesche e francesi danno la possibilità di eseguire le più grandiose scene alla luce artificiale.

In apposito locale, poco discosti dalla sala di proiezione e dalla sala di montaggio di films, funzionano i laboratori di stampa sviluppo e prosciugazione delle pellicole. Un reparto di sartoria provvede esclusivamente alla confezione di tutti i costumi di qualsiasi epoca essi siano; così come in altri locali si provvede ai lavori in ferro battuto, alla lavorazione dei mobili artistici, alle decorazioni in gesso o stucco, e a tutto ciò che indistintamente occorre per le scene.

Menzioniamo ancora l’officina meccanica, la segheria, un civettuolo restaurant etc. etc.

Nelle vaste estensioni di terreno rimanenti, sono le ricostruzioni di gran parte della vecchia Assisi, fra le quali, sotto la vigile ed intelligentissima direzione del Conte Giulio Antamoro, stanno svolgendosi le azioni del film del quale diamo in appresso un breve accenno.

Frate Francesco 1927

Si gira Frate Francesco: Giulio Antamoro sul set…

Una giornata alla I. C. S. A., mentre nel teatro di posa — il grande teatro che può degnamente competere con i più grandi d’Italia e dell’Estero — e tra le ricostruzioni sapientissime Frate Francesco si realizza con amore senza eguali.

Ecco il conte Antamoro. Alto, signore nel portamento e nel gesto, di brevi e poche parole, tutto preso dal fascino che promana dall’opera immane che egli realizza. Ecco, al suo fianco, Alfredo De Antoni, suo compagno fedele, suo fedele aiuto. E Risi, il buon Risi, operatore maestro d’ogni luce e Gengarelli, l’indimenticabile fototecnico del Christus al quale sono affidate le responsabilità di tutti i virtuosismi di questo film destinato al più universale successo.

« Si gira ». La più ferrea disciplina è tra i realizzatori. Nel saio povero del Poverello di Dio, Alberto Pasquali è, come si dice, « a posto ». Nel volto scarno, come macerato da un’interiore fiamma, nello sguardo dolce e remissivo, questo attore appare davvero l’ideale interprete della difficile parte affidatagli. Degna corona gli fanno l’aitante e guascona figura di Romuald Joubé (Sassorosso) e il Cav. Alfredo Robert (Bernardone) e la Principessa Druzskoy, (Madonna Pica).

Vediamo la grazia e la primavera sorriderci dai chiari volti giovanili di Romanella (Chiara degli Scifi) e Enna De Rasi (Agnese degli Scifi): due fanciulle che adesso, per la prima volta, si cimentano in cinematografia.

« Gens nova », insomma.

E poi Buggero Barni, il Cav: Biondi, Gino Borsi, Ugo Manni, Umberto Salvini; e tutti pieni di volontà: tutti consapevoli della responsabilità che ad ognuno di essi sovrasta: tutti pronti, sempre, in una disciplina che fa piacere.

Il conte Antamoro li guida, li incoraggia, li sprona: il suo alto magistero d’arte è per tutti garanzia di successo.

Lo seguono fedelissimamente, i primi interpreti e le ultime comparse.

Poi passeggiamo per le vie di Assisi, ricostruite qua dentro, nel cerchio delle mura di confine di questo Stabilimento che ci onora veramente.

Il sole fa gorghi di luce d’oro nelle piazze; scintilla nelle fontane; si adagia, con una mollezza voluttuosa sugli alti merli delle mura della città che verso il cielo hanno lanciato il lavoro di tante braccia operaie. In ogni angolo, in ogni dettaglio più fuggevole è l’impronta del buon gusto, della competenza d’arte scenica di Otha. E con quanta passione egli parla di questo suo lavoro che, nato nel silenzio del suo studiolo nascosto, oggi finalmente è realizzato con una grandiosità che ha del miracoloso.

Quante persone ci sono qua dentro?

Moltissime. E c’è, tuttavia, un silenzio operoso che al cinematografo è stato sempre sconosciuto.

Ci passa vicino Donatella Gemmò: anch’essa nuova per la cinematografia. Essa da vita alla figura di Miria, la cortigiana che Francesco redimerà dal peccato: come già Cristo redense la Maddalena.

È l’ora del suo lavoro e s’avvia frettolosamente verso il teatro.

«Si gira». Ogni quadro è come una nuova pietra recata all’edificio che nasce. Ognuno, piccolo e grande, porta all’opera che nasce tra i più lieti auspici, il proprio contributo di lavoro, di fede, di disciplina. Artieri tutti senza stanchezza e senza sonno.

Così scendono le prime ombre della sera. Il sole che se ne va sagoma di velluto rosso ogni cosa. L’ultimo incendio. E poi un morbido blu si stempera sulle mura delle ricostruzioni, fiotta tra le viuzze, avviluppa il grande teatro.

Ma dentro il teatro una fervida vita continua, ininterrottamente.

Forse si lavorerà fino a tarda notte.

Sforzi titanici…

Per le ricostruzioni la I.C.S.A. ha impiegato, circa 500 operai e 20.000 metri cubi fra legnami, laterizi etc. Sono state impiegate delle reti metalliche di una lunghezza che potrebbero coprire una strada di 2.500 Km.

Il materiale vario ammonta a circa 150 camions. 50 attrezzisti hanno lavorato per il mobilio di scena; 25 pittori per la decorazione scenica; 80 operai per le costruzioni in ferro battuto, in legno etc.

La I.C.S.A ha inoltre adibito 60 sarti per la confezione di costumi e ha due reparti di truccatori: uno per gli artisti e uno per le masse.

La città di Assisi ricostruita copre una superficie di 5000 metri quadri: con tre grandi piazze e due lunghe vie ricche di negozi, di botteghe, fondachi etc.

Le mura della città sono lunghe 30 metri e le ricostruzioni più alte raggiungono 35 metri.

Sono stati confezionati 7000 costumi, dei quali 1000 per i Crociati completamente equipaggiati.

Lo stabilimento dispone inoltre di forniture sufficienti per bardare 600 cavalli.

I costumi sono stati confezionati nella sartoria propria su disegni del prof. Giovanni Costantini, dell’Istituto di Belle Arti di Roma, membro dell’Accademia di S. Luca.
Giuseppe Lega (Numero Speciale Francescano, L’Eco del Cinema ottobre 1926)

Informazioni su thea

Archivio del Cinema Muto - Silent Film Archive
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2 risposte a Frate Francesco – ICSA 1927

  1. Anonymous ha detto:

    Gentilissima Thea, sono P Giordano coordinatore del Festival Francescano. Stiamo da qualche anno riproponendo l'intera filmografia riguardante San Francesco. Ha notizie maggiori su questa pellicola? Le risulta sia stata restaurata? Abbiamo chiesto in cineteca a Roma ma hanno risposto che è in pessime condizioni e a Milano nn l'hanno. Grazie, pace.

  2. Thea ha detto:

    Non ho qui con me il database delle cineteche, provi a chiede alla cineteca del friuli. Ecco parte del loro comunicato stampa del 8 aprile 2008:

    “film muti italiani restaurati e disponibili nelle cineteche di Montevideo, Losanna, Praga, Città del Messico, Madrid,e non più esistenti nel nostro paese.
    I titoli: Marthù che ha visto il diavolo di Mario Almirante, La fanciulla di Rimini di Mario Volpe, Frate Francesco di Giulio Antamoro,Un dramma in wagon-lit con Luciano Albertini, Il figlio di Madame Sans-Gene di Baldassarre Negroni con Hesperia, La fanciulla, il poeta e la laguna di Carmine Gallone”

    http://www.cinetecadelfriuli.org/cdf/home/comunicati/comunicati2008.html

    Pace e tanti complimenti per il festival.

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