Za la Mort nostalgia 1947


E’ da un po’ che non pubblico niente su Emilio Ghione, bisogna riparare. Questo che segue è un articolo di Italo Dragosei pubblicato nella rivista Hollywood (2 agosto 1947) in occasione dell’uscita del film Fumeria d’oppio, diretto da Raffaello Matarazzo e interpretato da Emilio Ghione jr. Il titolo dell’articolo è: Elogio alla malavita – Ritornano i vecchi eroi e Za-la-Mort torna alle sue avventure.

Buona lettura!

manifesto del film Fumeria d'oppio, disegno di Ciriello

Manifesto di Fumeria d’oppio (Ritorna Za la Mort) 1947, disegno di Ciriello

«Chiamateci conservatori, dite pure che siamo indegni del secolo progressivo e agitatorio che stiamo attraversando, chiamateci pure reazionari, ma lasciateci sospirare dì malinconia sul ricordo dei vecchi eroi del cinema muto, lasciate che inneggiamo ai nostri vecchi amici, lasciateci questa libertà, lasciateci questa gioia: gioia e libertà che nessun tiranno potrà domani togliere, poiché sono dentro di noi, nel nostro cuore e al cuore non si può chiedere conto del suo passato politico e non lo si può nemmeno invitare ad esibire la carta d’identità.
I nostri padri facevano la guerra, oppure incoraggiavano gli altri a farla, e ci lasciavano affidati alle cure delle donne: forse per questo siamo gli ultimi romantici del secolo, forse per questo non siamo capaci di imbracciare un mitra o di presentarci candidati alle elezioni politiche; certamente per questo i giovanotti di tre lustri più giovani di noi ci chiamano arretrati, ci scherniscono, affermano che non faremo mai carriera nella vita e, per impaurirci, ci minacciano con la pistola scarica mentre stiamo insieme a conversare al caffè.

Noi apparteniamo a una generazione troppo presto invecchiata, siamo la generazione raffinata, educata, paurosa e timida che non è certo degna di questo secolo progressivo, come non è degna del secolo imperiale testé trascorso. Progressisti e imperialisti ci odiano o, meglio, ci disprezzano, perché non accontentammo né gli uni né gli altri. Volevano farci adorare un dittatore e noi preferimmo le stelle del cinema, preferimmo al dittatore Buster Keaton e Ridolini, Charlot e Harold Lloyd ch’erano — lasciatecelo dire — assai più divertenti. E oggi? Agli apocalittici Robespierre di questi ultimi anni, ai capopopolo che sanno adoperare tanto bene il mitra come la penna, che sanno fare a pugni e, contemporaneamente arringare le masse ed agitarle a loro comodo, ebbene, perdonateci, ai loro mitra preferiamo le pistole fiammeggianti di Tom Mix e il coltello a serramanico di Za la Mort, armi romantiche e più leali.

Lo ricordate Za la Mort? Quello sparuto gigolò, tutto ossa, rughe, occhiataccie e sigarette indigene che ci faceva fremere ad un cenno, che faceva tremare i suoi amici appena posava la mano sulla spalliera di una sedia, fu con Tom Mix, con Zorro, e sì, anche con Charlot. un nostro genitore putativo, un maestro della nostra infanzia, il pedagogo delle nostre distrazioni, la Maria Montessori dei nostri giuochi.
Za la Mort ci fece commettere le azioni più bizzarre della nostra vita, fu lui che ci convinse ad acquistare un lungo coltello alla cui sola vista avrebbe terrorizzato i nostri familiari, un coltello col quale avremmo voluto spaccare in due il mondo e del quale ci servimmo infine per temperare le matite a scuola.

Abbiamo adorato quegli idoli che avevano le tasche piene di pistole e di coltelli; spesso, nel buio delle sale di proiezione, davanti a un’icona stravagante, giuravamo davanti allo schermo che da grandi avremmo preso a revolverate migliaia di indiani e avremmo accoltellato tante di quelle carogne da far gridare di invidia Tom Mix e Za la Mort. E invece, adesso che siamo grandi, ora che abbiamo superato i trent’anni, eccoci qui con la nostra vigliaccheria, logori impiegati di banca che torniamo a casa alle dieci di sera, che il ventisette consegniamo alla moglie tutto lo stipendio, non una lira di meno, e se sentiamo un piccolo rumore nella notte ci raccomandiamo l’anima a Dio, nel timore di essere rapinati di due magliette piene di buchi e di un vecchio orologio d’argento che il Monte di Pietà non accetta più.

E i nostri eroi? Dove sono finiti i nostri eroi? Non potrebbero venirci accanto, darci una mano, incoraggiarci, dirci che gli spari che udiamo nella notte sono fuochi di gioia, che il mitra è un giocattolo per bambini spiritosi, che le rapine sono scherzi di carnevale? Non potrebbero venire Tom Mix e Za la Mort, Zorro e Bambù a rincorarci, a darci la gioia della vita, quella gioia ch’eravamo sicuri di possedere ai tempi meravigliosi della nostra infanzia e che oggi non conosciamo più, quella gioia che oggi è scomparsa, fugata da un colpo dì mitra?

Dove sono i nostri eroi? Perché ci hanno lasciati, perché ci fanno morire soli di paura in questo secolo progressista e democratico quanto volete, ma pur cosi pieno di paura? I nostri eroi sono finiti, sono morti, sono andati sulla collina come i cittadini di Spoon River, e sono rimasti muti, non dicono nulla, non una parola di conforto per questo disperato esercito di piccoli impiegati di banca e di ministero che li hanno adorati e che ora si sentono tanto soli, privi dei conforto della loro presenza. Morto Tom Mix, morto Zorro che s’è portato nella tomba l’unica e l’ultima bella risata di questo secolo: morto Za la Mort con la sua faccia truce eppure tanto cara, con le sue occhiataccie di fuoco e il suo coltello a serramanico.

Emilio Ghione jr. e Mariella Lotti

Emilio Ghione jr. e Mariella Lotti, Fumeria d’oppio 1947

Tutti, tutti ci hanno abbandonati in questa terribile valle di lacrime, in questa jungla spaventosa e cattiva che si chiama mondo. Solo Za la Mort è stato più sensibile verso di noi e a ha mandato suo figlio, Emilio Ghione jr, che come lui guappo romantico, gigolò incantatore e passionale, agile nel ballare e ancora più destro nel tirar di scherma. Il figlio di Za la Mort ha sentito irresistibile il richiamo dell’arte paterna, s’è avvicinato al cinema e accinto alla sua prima interpretazione, La fumeria d’oppio un film messo su con la ricetta dei Topi grigi e del Castello di bronzo, ambientato in quei classici locali fumosi che ancora ricordano i bistrò e i luoghi equivoci dell’altro dopoguerra, dove gli uomini sono svelti di mano e le donne hanno tutte sofferto e della sofferenza portano come marchio le occhiaie incavate e annerite con sughero bruciato. Quei luoghi che nessuno di noi ha mai veduto nella vita, ma alla cui esistenza crede, nel buio dei cinematografi, perché se non esistessero simili locali fumosi e pieni di misteri trabocchetti, ombre furtive, gli eroi dei film non avrebbero più ragione d’esistere; e invece noi teniamo a loro che danno un brivido d’avventura alla nostra vita monotonamente avviata sui binari della noia.

Con questo suo primo film Emilio Ghione jr. porterà alle nuove generazioni il saluto dei vecchi eroi, dei guappi innamorati, dei cavalieri erranti di trent’anni fa. Non sappiamo come lo accoglieranno i ragazzi d’oggi, quelli che tra Robin Hood e il bandito Giuliano non hanno ancora deciso chi preferire; ma noi che non siamo più ragazzi e che da tempo abbiamo superato i venti anni, lo aspettiamo con trepidazione, con quella trepidazione che ci accompagnò nei primi giorni di scuola e al primo appuntamento di amore; troveremo nei giovane Ghione un compagno, un amico affettuoso, anche se un po’ guascone, e insieme a lui percorreremo la strada oscura e paurosa che ancora ci separa dalla fine. Emilio Ghione ci prenderà sottobraccio e ci spingerà verso il buio, fischiettando un’aria giù di moda ma assai sentimentale: al suo braccio ci sentiremo più forti e percorreremo la lunga strada felici, sapendo che all’occorrenza c’è un vecchio amico con noi, pronto a sfoderare il suo coltello a serramanico per fugare i fantasmi di questo secolo assetato di sangue nel quale non riusciamo a trovar pace.»
Italo Dragosei

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3 risposte a Za la Mort nostalgia 1947

  1. Veronica Modesti ha detto:

    Grazie per questo post con l’articolo di Italo Dragosei sulla recensione del remake del film Fumeria d’Oppio.

    E` piacevolissimo sapere che il mio bisnonno Emilio Ghione viene ancora tanto seguito non solo in Italia ma anche nel resto del mondo.

    Molto curioso invece leggere qualcosa su mio nonno Pierfrancesco Ghione (credo solo per questo film utilizzo’ il nome di Emilio Ghione Jr.) visto che dopo questo film si dedico` piu` che altro alla carriera di produttore.

    Incidentalmente, ho a casa il poster originale del film sopra raffigurato ma mi mancava questa splendida foto di nonno con la Mariella Lotti.

    Grazie mille e buon proseguimento!
    Veronica

  2. ylcm ha detto:

    purtroppo non c’è proseguimento… hanno vinto i soliti noti.

  3. Pingback: I Topi Grigi – Emilio Ghione (1918) « E Muto Fu

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