Quo vadis? La vita palpitante d’un grande romanzo

Ricordate? Tutta la nostra fantasia, tutto il nostro cuore ne palpitano al ricordo. C’è stato tutto un periodo della nostra vita portato via, nei sogni, dalla possanza evocatrice d’un grande romanzo. Mai, mai nessun altro, più di Enrico Sienkiewicz, ha potuto prendere la grande assise di marchand de rêves, ed esercitare un primato in tutto il mondo.

Quo vadis? è stato immortale. Noi abbiamo conosciuto folle di lettori in delirio all’epoca della sua comparsa. I giornali ed i librai ne hanno esaurito milioni di riproduzioni. La pittura ne ha fatto dei magnifici quadri. Vi sono stampe inglesi in cui tutte le scene del romanzo famoso hanno avuto figurazioni plastiche degne del Doré. Il teatro di prosa (senza mai raggiungere in verità le bellezze artistiche e scenografiche del libro) ha fatto passare attraverso una scheletrita condensazione della tragedia cristiana e imperialista tutte le figure create nell’evocazione magnifica del romanziere polacco; e il teatro di musica le ha dato (per opera di un musicista francese) esso pure, una forma d’arte, ma di non eccessiva efficacia poetica e drammatica, riuscendo solo a creare, con la figura di Petronio, impersonata da Mattia Battistini, un vero modello di statura latina e un capolavoro del canto italiano.

Così attraverso tutta questa vita artistica, mentre il capolavoro scritto rimaneva sempre, nelle sensazioni e nelle impressioni, l’opera più bella, si moltiplicava, dall’altro canto, negli spiriti avidi di riavvicinarsi alla vita vera di quelle figure e di quelle vicende, i desideri e le loro intensità ancora troppo inappagate.

La dolcissima Licia, aureolata di cielo, nimbata d’amore, resa più delicatamente bella dalla luce della persecuzione e del sacrifizio, fatta più luminosamente eroica dai prodigi di forza e di devozione ch’ella destava intorno a sé e faceva compiere, è restata bella in noi più nella visione descrittavi, più in una particolar visione dei nostri occhi appassionati, che in qualsiasi riproduzione d’arte e di scena.

E chi ha mai potuto rendere, con qualunque più alto sussidio della parola e del gesto, e del suono, e della voce, e dello scenario il Triclinio, e la cena di Petronio, e gli sfarzi e la bellezza delle sue liberte, e i grandi quadri delle ville di Nerone, e le sue epiche follie, e gli uomini accesi come fiaccole alla cima degli alberi, e la grandiosa scena del Circo, e la lotta di Ursus per salvare Licia legata al toro, e le adunanze cristiane, e il mostruoso e raccapricciante incendio di Roma?…

Orbene, niuna forma rappresentativa poteva mai dare una visione più palpitante, più completa, più vera, più bella di ciò che può essere il Quo vadis? vivente, se non quella, spinta sino al prodigio, della ricostruzione cinematografica.

Lo spettacolo mirabile è stato compiuto. È stato compiuto dalla Cines, che da questo campo va rivoluzionando il mondo, ha conseguito risultati stupefacenti per non aver mai indietreggiato davanti ad alcuna difficoltà ed aver tenuto in alto conto la suprema bellezza dell’arte armonizzata nei grandi quadri viventi ch’essa lascia passare davanti agli sguardi estatici delle folle inebriate.

Far vivere, nello sfondo e negli episodi, il Quo vadis?, tutto il Quo vadis? era lo stesso che pensare a creare un mondo, negli elementi più difficili a riprodurre, dall’esatta coloritura dell’ambiente romano imperiale, alle impossibilità, per esempio, che presentava il mettere in azione le belve del Circo, la scena del toro, degli uomini bruciati vivi e quella dell’immenso incendio di Roma.

Ma, dopo un’organizzazione colossale, che sembra veramente una cosa fantastica nelle sue curiosità particolari; dopo una preparazione storica delle più scrupolose e una ricerca di luoghi adatti a raffigurare mirabilmente l’ambiente; e dopo aver fatto confezionare i costumi più ricchi e più fedeli e scelti gli elementi migliori fra artisti di ogni grado, anche fra i più celebri, e reclutata una massa di migliaia di persone, e spesa, come è facile comprendere, una somma enorme. Il Quo vadis? ebbe la sua grandiosa e perfetta ricostruzione; e la vasta e impressionante tragedia neroniana passò dalla visione del libro all’evidenza reale e palpitante della sua azione e della sua vita. Tutta l’immensità del quadro magnifico, vario, pittoresco, sensazionale, tenebroso, sanguinario, spettacoloso, passa in una movimentazione fenomenica davanti allo spettatore. È uno spettacolo mai visto. La cinematografia non ha mai creato nulla di simile. Si, è un mondo quello che la Cines ha ricostruito. Un mondo d’una bellezza che incanta e fa fremere e di cui Licia è il gran sole di poesia. Le danze, i fuochi, i conviti, i paesaggi, le orgie, gli orrori, il terribile quadro dell’incendio di Roma, l’evidenza del quale non è stata mai raggiunta in alcuna cosa simigliante, destano impressioni ed emozioni indicibili.

Per raggiungere l’effetto adeguato all’incendio, la Casa Cines fece costruire tutta una zona dell’antica Roma nelle sterminate pianure di Centocelle e poi la incendiò. Dopo di che segue la strage la fine di Nerone e del suo regno nel trionfo del cristianesimo, il che dimostra come anche una film cinematografica possa, dopo aver riempito di meraviglia e di stupore il pubblico, lasciare nella sua anima un sortii senso di qualcosa che non passa, con la fine dello spettacolo.

Spettacolo nuovo, originale, sorprendente, d’una grandiosità non raggiunta mai, che noi vedremo presto al nostro Mercadante, ove tutte le cose sono prontamente reclutate.

Napoli è una delle prime città che vedrà così il Quo vadis?. E che sarà la folla d’un tale avvenimento? E quale sarà mai il suo sconvolgimento e il suo delirio?

Matilde Serao

Napoli, 4 marzo 1913 — (Il Giorno)

O Giovannino o la morte – Musical Film 1914

o giovannino o la morte
Una scena del film

Produzione Musical-Film (Milano 1914). Messa in scena di Gino Rossetti. Soggetto dalla novella omonima di Matilde Serao, pubblicata nella raccolta All’erta sentinella (1889), sceneggiatura dalla riduzione teatrale di Ernesto Murolo (1912). Musica di Jvan Hartulari Darclée.

Interpreti: Pina Cicogna (Chiarina), Franz Sala (Giovannino) Sig. Braccony (Donna Gabriella).

La storia: In un palazzo della vecchia Napoli, Chiarina, figliastra di Donna Gabriella, dedita al prestito a usura, è da lei contrastata nel suo amore per Giovannino, un coinquilino.
Il giovane riesce finalmente a presentarsi in casa della matrigna, ma col passare del tempo si rivela più interessato agli affari di Donna Gabriella, che all’amore di Chiarina.
Dopo aver scoperto Giovannino che bacia teneramente sulle labbra Donna Gabriela, Chiarina si suicida gettandosi nel pozzo del cortile.

o giovannino o la morte
Una scena del film

«Riduzione cinematografica del dramma omonimo dovuto al genio dell’esimia autrice Matilde Serao; ometto quindi la recensione del soggetto, dirò solo che il lavoro, nella riduzione cinematografica, nulla perde della sua tragicità, anzi, questa acquista maggiore evidenza.

L’interpretazione è superiore ad ogni elogio, come pure buona (però potrebbe essere migliore) la parte fotografica. La musica appositamente scritta dal M° Ivan Darclée accompagna l’azione mirabilmente. Due motivi principali accennano alla comparsa sullo schermo di Chiarina e Giovannino, della matrigna e della domestica e si fondono poi armoniosamente nelle scene nelle quali prendono parte tutti e quattro gli anzidetti personaggi, raggiungendo un’intensità indiscutibilmente drammatica al finale.»
(Film, marzo 1915)