Buster Keaton 4 ottobre 1895

a Luciano Michetti Ricci

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Buster Keaton

Come iniziai la mia carriera cinematografica? A volte mi sembra d’essere capitombolato sul cinema nel corso di uno dei miei più complicati salti mortali. Ho incominciato a fare capitomboli sin da quando mi tolsero il biberone, e credo di averne fatti parecchi anche prima. Per anni ed anni ho tenute allegre le folle con le mie acrobazie comiche.

Mi è sempre piaciuto lavorare, ma il lavoro nei Varietà era particolarmente duro; e sebbene avessi avuto in mente di tentare la sorte nel cinema, pure non avevo mai avuto il coraggio necessario ed il tempo di recarmi ad Hollywood per tentare la grande prova.

La fortuna però mi fu benigna, anzi mi favorì singolarmente.

Una sera Roscoe Arbuckle capitò nel teatro in cui i tre Keaton si esibivano. Gli piacque il mio lavoro, e venne a farmi visita nel camerino dopo lo spettacolo. Egli mi parlò dell’avvenire che mi aspettava nel cinema, ed in breve mi offrì una parte comica in un film. Non mi feci ripetere due volte l’offerta, ed afferrai a due mani l’occasione che mi si presentava. Avrei avuto subito un posto fisso d’attore comico senza passare prima per la dolorosa e sfiduciante trafila delle comparse, come avevano dovuto fare tanti altri artisti prima di me. Mi piacque immensamente lavorare con Arbuckle, il quale m’insegno la tecnica cinematografica e mi incamminò sulla via della indipendenza artistica.

(…)

Stavamo facendo la prima scena di Snap Shots nello studio della Metro-Goldwyn-Mayer, ed io dovevo essere calpestato da una folla di comparse durante un tafferuglio ad una parata o qualche cosa di simile. Ed Sedgwick, il direttore, sedeva su di un alto saltello parallelo con la macchina da presa, mentre noi stavamo provando la scena per la prima volta.

— No! — gridò ad un tratto Sedgwick alle comparse. — Voi non dovete ridere affatto. Questa è, probabilmente, una commedia, ma è per noi un lavoro serio lo stesso.

Forse di primo acchito ciò potrà ricordare l’esclamazione di un certo produttore, alcuni anni fa, il quale dichiarò che le sue commedie non erano “roba da ridere”.

Fare delle commedie o delle farse è un problema serio. E questa è la ragione per cui io non sorrido mai quando mi trovo dinanzi all’obiettivo cinematografico. Appena un comico ride, sullo schermo, egli dice al pubblico che non c’è bisogno che creda a ciò che vede, perché è tutto uno scherzo. Dopo di che l’attore può fare quello che vuole in fatto di comicità; egli non farà più ridere il pubblico.

E giustamente Cicerone diceva: — Se vuoi far piangere, piangi per primo; ma se vuoi far ridere stai serio.

Dopo tutto la commedia, in generale, consiste tutta nelle disgrazie che toccano al commediante, ed il più tragicamente egli prenderà le proprie sventure, più buffo egli apparirà agli occhi del pubblico.

Uno dei più buffi uomini che abbia mai conosciuto nel Vaudeville anni fa, fu Patsy Doyle. Patsy si faceva chiamare “il gigante della tristezza”, e si presentava generalmente nel mezzo del palcoscenico con l’espressione più lugubre di questo mondo e con voce funerea si metteva a raccontare l’interminabile serie di disgrazie che gli erano toccate dal giorno in cui era nato. Era la cosa più buffa che io abbia mai vista. Ma ritengo che se Patsy avesse anche impercettibilmente sorriso durante il suo racconto, egli avrebbe perso immediatamente tutto l’effetto della sua comicità.

La comicità e fuggente; il punto culminante dell’episodio è un lampo, quindi ci deve essere una pausa per dare tempo al pubblico di assimilare l’episodio e gustarlo. Poscia sì procede al prossimo episodio che deve superare il primo in comicità, pure essendo una conseguenza del precedente. Lo spazio fra un episodio comico e l’altra deve essere calcolato con esattezza matematica onde ottenere l’effetto massimo e non annoiare il pubblico. Questa parte nella creazione della farsa si chiama « spacing », ossia spaziamento, ed è una scienza esatta ormai.

Com’è che la commedia deve essere messa insieme così come l’orologiaio monta un orologio, con infinita cura dei dettagli.

Molti episodi comici bene ideati non ebbero alcun effetto sul pubblico perché fatti troppo in fretta. E cosi dicasi di una interpretazione troppo lenta e deliberata. Per ottenere una comicità naturale ci vuole una interpretazione naturale. La commedia quindi consiste di una buona dose di psicologia e della scienza del tempo applicata alla intermittenza degli episodi comici e drammatici.

La comicità, secondo Sedgwick, è un affare molto serio.

Buster Keaton 

Oreste Mentasti birthday

oreste mentasti
Oreste Mentasti

Oggi è il compleanno di Oreste Mentasti, sceneggiatore e metteur en scène del cinema italiano, nato a Torino il 28 settembre 1859.

Prima di debuttare nel cinematografo, Mentasti aveva scritto diverse commedie e atti unici per la Compagnia Piemontese Gemelli-Casaleggio.

Nel febbraio 1907, il quotidiano La Stampa di Torino annuncia la nascita della Carlo Rossi & C. (Carlo Rossi & Gugliemo Remmert), società che ha per oggetto la fabbricazione e la vendita “di pellicole impressionate per cinematografi”. Oreste Mentasti viene incaricato, per 75 lire al mese, di scrivere i soggetti e le riduzioni per lo schermo. Nel 1908, la Carlo Rossi & C. diventa Itala Film. Oreste resta in carica, da lì a poco diventerà direttore artistico.

Un giorno del 1910 inizia a scrivere la riduzione per lo schermo della famosa leggenda sul cavallo di Troia. Tutti gli eccessi che la sua fantasia riesca a immaginare sono permessi, la Itala Film non bada a spese. Grandi scenografie ispirate agli studi di Angelo Mosso, costumi della ditta Zamperoni di Milano, che lavora abitualmente per il Teatro alla Scala di Milano.

La caduta di Troia diventa uno dei successi della stagione 1911 in tutto il mondo. Il mercato americano spalanca le porte alle produzioni dell’Itala Film:

This spectacular yet absorbing picture from a dramatic point of view shows to what heights of an art the motion picture can rise. (The New York Dramatic Mirror, April 19, 1911)

Oreste Mentasti, ospite del Regio Ospizio di Carità di Torino, scompare completamente dimenticato un giorno di aprile del 1935.

Ha fatto altre cose dal 1911 al 1935? Certo che sì, molte. Ma… interessa a qualcuno?

Monsieur Auguste Rodin ama il cinema italiano


Auguste Rodin par Sacha Guitry, dal canale di googlisme su YouTube

Per complicare ancora di più la vita ai lettori del blog, ecco un post in francese. Un post molto interessante, una chicca: Auguste Rodin fan del cinema italiano:

La personnalité du maître Rodin est trop connue, sa renommée est trop mondiale pour que nous entreprenions ici de faire une longue biographie de l’artiste et une grande apologie de ses talents inégalables ; qu’on nous permette cependant de rappeler en quelques notes courtes les principales étapes de sa carrière.

M. Auguste Rodin est né a Paris en 1840. Il est commandeur de la Légion d’honneur et décoré de nombreux ordres étrangers- Vice-président de la Société nationale des Beaux-Arts, il est aussi président de la section de sculpture et président de l’International Society of Sculptors de Londres.

Parmi les ceuvres dues a son ciseau, nous avons plaisir a citer : L’Age d’airain, la Cariatide, la Pensée, Ève, Balzac, le Monument de Victor Hugo, le Printemps, le Baiser, les Bourgeois de Calais, les bustes de J.-P. Laurens, Carrier-Beleuze, Dalou, Rochefort, etc., et le Penseur qui décore la place du Pantheon.

Pour M. Rodin, l’humanité, les sciences, la civilisation, les arts, sont toujours en marche et tout ce qui marque un pas du progrès ne peut manquer d’intéresser le grand artiste.

Aussi aurais-je manqué a tous mes devoirs si, après l’article particulièrement intéressant de Viator, paru sur le Cinéma et les Arts plastiques, j’avais négligé d’aller lui causer du cinématographe.

N’en déplaise aux méchants critiques, le maître Rodin est l’homme le plus affable qui soit.

Il m’a reçu dans son atelier de la rue de Varenne, au milieu de ses oeuvres et de ses ébauches, car il travaille constamment.

En répondant a mes questions, son premier mot a été celui-ci:

— Le cinématographe est une chose admirable ! J’ai vu tout récemment passer Quo Vadis? Néron et Agrippine à l’écran, eh bien, je déclare que c’est superbe et je n’aurais pas cru que le cinéma eût été capable de reconstituer avec un soin aussi jaloux les événements de l’antiquité!

— Croyez-vous, Maître, (et cela s’écrit depuis quelque temps dans les journaux) que le cinéma soit de nature a causer du préjudice a la peinture et a la sculpture, aux arts en général?

— Que non pas ! J’estime au contraire que par les mouvements et la variété de ses tableaux, le cinématographe est une école que devraient fréquenter tous les artistes. L’Art est mouvement, l’Art est vie. Il ne faut jamais négliger cette maxime. Le cinématographe est un document vivant, quand il nous montre des reconstitutions historiques, ou des sites de pays que nous ignorons; il est sage de le consulter avec attention.

Voilà, n’est-il pas vrai, qui est net. Le maître Rodin est une autorité en la matière et je pense que son opinion sur le cinématographe ôtera un peu de scepticisme a certains esprits.
Que le grand artiste trouve ici nos remerciements les plus sincères.

L. D.

Intervista pubblicata nella rivista francese Cinéma nel 1914, non ho la data esatta della pubblicazione. 

Merci Monsieur Rodin!