Notizie varie maggio 1915 (II)

Roma, 16 maggio. Il Re, dopo aver invitato successivamente gli on. Giolitti, Marcora e Boselli a costituire il nuovo gabinetto, decide di non accettare le dimissioni del ministero Salandra.

Il conte Baldassarre Negroni, scioltosi dalla Milano Film farà per conto proprio in Roma. Avrà con lui Hesperia. Pare che la nuova Casa s’intitolerà Negroni-Film.

Torino, 17 maggio. La Camera del Lavoro proclama lo sciopero generale per protesta contro la guerra. La giornata passa fra i tumulti, con un morto e parecchi feriti. Alla sera l’autorità militare assume la tutela dell’ordine.

Movimento artistico. Robinet è uscito dall’Ambrosio. Umberto Mozzato è passato alla Savoia Film. Alfonso Cassini dell’Etna Films alla Cines.

20 maggio. Alla Camera dei Deputati il Presidente del Consiglio riassume la storia delle trattative con l’Austria e presenta il disegno di legge che conferisce al Governo pieni poteri in caso di guerra.

Quanto prima si inaugurerà a Torino il cinema Odeon della Ditta Vittorio Ghersi.

21 maggio. Il Senato vota i pieni poteri al Governo alla unanimità per appello nominale, con 281 votanti. Al Friuli l’autorità militare austriaca respinge al confine i sacchi della posta italiana, rimuove le rotaie e toglie le comunicazioni telegrafiche e ferroviarie. A Trieste è proclamata la legge stataria; si ordinano la consegna delle armi, la chiusura dei pubblici esercizi all’Ave Maria, il divieto di uscire o entrare in città senza un permesso della polizia.

22 maggio. Il Re firma il decreto di mobilitazione generale dell’esercito e della marina e la requisizione dei quadrupedi e dei veicoli. La mobilitazione concluderà il 23. Il servizio ferroviario continuerà regolarmente. Si aprono gli arruolamenti volontari per la durata della guerra in tutti i corpi del R. Esercito.

23 maggio. Dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria. Lo stato di guerra comincerà lunedì 24 maggio. Il generale Cadorna col suo Stato Maggiore parte per il Quartier generale. E’ dichiarato lo stato di guerra nelle provincie di Sondrio, Brescia, Verona, Belluno, Udine, Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Mantova e Ferrara e nelle isole e comuni costieri dell’Adriatico. Decreti reali che stabiliscono le disposizioni speciali per il mantenimento dell’ordine pubblico, la censura delle lettere, la sospensione temporanea dei pacchi postali, la facoltà di sospendere, modificare o limitare i servizi telegrafici e telefonici. È pure stabilita la censura preventiva delle pubblicazioni periodiche.

24 maggio. Le truppe italiane si avanzano verso il confine, occupando Caporetto, alture tra l’Judrio e l’Isonzo, Cormons, Versa, Cervignano e Terza. Piccole unità navali austriache con aeroplani, cannoneggiano Porto Corsini, Ancona e Barletta. Aeroplani austriaci lanciano bombe su Venezia.

La Bonnard Film ha sospeso la propria produzione, causa il richiamo sotto le armi del dott. Mazzolotti e di Mario Bonnard.

25 maggio. Il Governo vieta ogni traffico di esportazione, importazione e transito con la Monarchia austro-ungarica. La Giuria internazionale dell’Esposizione di San Francisco in California, conferisce l’unico Gran Premio al Padiglione Italiano, opera dell’arch. Marcello Piacentini. Nuove zone di guerra: Bologna, Ravenna e Forlì.

Si è costituita a Torino l’Unione degli Scrittori Cinematografici sotto gli auspici della Società Italiana degli Autori.

26 maggio. A cagione del grande ingombro di telegrammi riguardanti la mobilitazione è sospesa per 24 ore la trasmissione di telegrammi privati. Il Governo proclama il blocco dell’Adriatico.

27 maggio. L’Osservatore Romano pubblica una lettera del Papa al decano del Sacro Collegio nella quale il Sommo Pontefice deplora gli orrori della guerra, condanna i mezzi di offesa contrari alle leggi della umanità ed al diritto internazionale, che si usano in terra e in mare, si duole che il terribile incendio si sia esteso alla “diletta Italia” e annunzia di aver fornito di amplissime facoltà spirituali i cappellani militari. È autorizzata la emissione di 300 milioni in biglietti dello Stato.

28 maggio. Gli stabilimenti e i depositi dell’amministrazione dello Stato, come pure le fabbriche e i depositi di prodotti esplodenti o infiammabili sono posti sotto la vigilanza delle autorità militari. Il presidente del Consiglio dirige ai senatori a ai deputati una lettera nella quale invoca una “leva in massa” della beneficenza nazionale a favore delle famiglie dei soldati.

È morto sul campo dell’onore ad Éparges un membro del Pathé Journal, M. Robert André, appena ventenne.

Notizie varie maggio 1915 (I)

1 maggio. I principali giornali politici degli Stati Uniti d’America pubblicano a pagamento un avviso dell’ambasciata tedesca a Washington nel quale si diffidano i viaggiatori a non attraversare la zona di guerra sopra navi inglesi o degli alleati, le quali sono soggette a grave pericolo di affondamento.

Domenica 2 maggio a Torino vi è stata una riunione dei principali Scrittori cinematografici. Dopo lunga discussione si decise di costituire un’Unione fra gli Scrittori Cinematografici, sotto gli auspici della Società Italiana degli Autori.

2 maggio. Un decreto legge stabilisce la Sardegna come luogo di concentrazione per i sudditi austriaci sospetti.

4 maggio. Il Ministro delle finanze on. Daneo ha ricevuto il cav. rag. Ernesto Pasquali, Presidente dell’Unione Italiana Cinematografisti, il quale gli ha presentato un memoriale riguardante i desiderata della classe. L’on. Daneo ha accolto il memoriale ed ha promesso il suo interessamento perché le richieste degli esercenti cinematografici, compatibilmente con le esigenze dell’erario, possano essere esaudite. La benevolenza dimostrata dall’on. Daneo verso l’industria cinematografica, dà affidamento che egli riuscirà ad appianare le difficoltà procedurali che si frappongono alla revisione di questa tassa, revisione che oramai s’impone nell’interesse stesso dell’erario (si tratta del Decreto R. n° 1233, 12 novembre 1914: tassa sui cinematografi, da riscuotersi mediante marche da bollo da 5 a 20 cent. sui biglietti d’ingresso).

4 maggio. Il Governo italiano denuncia il trattato di alleanza con l’Austria Ungheria. Gabriele D’Annunzio ritorna in Italia dopo 5 anni di esilio.

Una nuova scuola cinematografica è sorta a Firenze il 4 Maggio, e s’intitola Etruria, dal nome della Casa omonima, noleggiatrice di films, che ha avuta la bella idea e l’ha attuata.

5 maggio. A Quarto dei Mille, solenne inaugurazione del monumento commemorativo dell’impresa dei Mille. Il corteo che muove da Genova è lungo più di 5 chilometri. Il monumento, dello scultore Baroni, di un’audacia singolare, è vivamente discusso (per questo monumento ha posato Bartolomeo Pagano, alias Maciste). Gabriele D’Annunzio pronuncia il discorso inaugurale.

7 maggio. Il transatlantico Lusitania della compagnia Cunard è silurato senza preavviso da un sottomarino tedesco presso Kinsale, sulla costa irlandese. Affonda in 20 minuti e dalle 1918 persone, fra passeggeri ed equipaggio che vi erano imbarcate, ne periscono circa 1200. Fra i passeggeri sopravvissuti l’attrice Rita Jolivet.

9 maggio. Circolare telegrafica del Presidente del Consiglio ai prefetti invitandoli a reprimere rigorosamente ogni tentativo di offesa alle persone o alle proprietà di stranieri. L’on. Giolitti fa ritorno a Roma. Alla stazione è accolto da una dimostrazione ostile. Convegno nazionale a Roma Pro Dalmazia Italiana. A Reggio Emilia, V Congresso Nazionale giovanile socialista.

10 maggio. Trovasi a Roma, da qualche giorno, la troupe artistica della Musical Film dell’editore Renzo Sonzogno. Sotto la direzione del cav. Gino Rossetti e di Alessandro Boutet, parente del compianto critico teatrale, essa lavora alacremente, secondata da un tempo meraviglioso, attorno ad alcune scene di quella Strage degli innocenti di Gabriele D’Annunzio, in cui appariranno, in un avvicendarsi di realtà e di leggenda, le due immense figure di Cristo e di San Francesco. Com’è noto, il soggetto fu offerto da D’Annunzio al maestro Puccini sotto forma di libretto per un’opera lirica della quale il Puccini avrebbe dovuto scrivere la musica. Ma un cumulo di circostanze diverse non permise questa magnifica collaborazione; e la Strage degli innocenti apparirà invece, dinanzi al pubblico, in cinematografia, con le sue apparizioni soprannaturali, le sue prove del fuoco, le sue navi crociate e con i mille e mille fanciulli che mossero verso il sepolcro di Cristo.

12 maggio. L’atteggiamento neutralista di Giolitti solleva imponenti manifestazioni interventiste in molte città italiane.

13 maggio. Il Consiglio dei Ministri, considerando che intorno alle direttive del Governo nella politica internazionale manca il concorde consenso dei partiti costituzionali, presenta al Re le sue dimissioni. Proseguono le dimostrazioni interventiste. A Milano scambio di sassi e di rivoltellate, un giovane viene ucciso. A Roma la folla inveisce contro i deputati giolittiani.

14 maggio. Manifestazioni di personalità, enti e corporazioni a favore dell’on. Salandra. Le dimostrazioni proseguono nei giorni successivi finché la crisi non è risolta.

15 maggio. Un’assai importante causa doveva discutersi innanzi la prima sezione del nostro tribunale civile: e si agitavano in essa notevoli questioni artistiche, di diritto cinematografico e di diritti d’autore. Le parti tra le quali era nata la controversia erano il conte Giulio Antamoro, per il quale avrebbe dovuto discutere l’avv. Roberto Marvasi, ed il barone Alberto Fassini, per il quale sarebbe intervenuto nella discussione l’on. Marchesano. Dei fatti, che erano oggetto della lite, i nostri lettori sono stati altra volta succintamente informati. Il conte Antamoro, che per parecchi anni è stato direttore di scena della Cines, nel Dicembre scorso, per divergenze sorte tra lui e il barone Fassini, chiamò in giudizio la Cines, nella persona del Fassini, per la rivendicazione complessa dei suoi interessi: sorgeva pertanto contestazione, fra l’altro, intorno ai diritti delle varie parti sulla iconografia Christus di proprietà della Cines che era stata messa in scena dal conte Giulio Antamoro. Fu intorno a questa pellicola che si agitarono le polemiche: durante le more del giudizio l’avv. Marvasi, nell’interesse del proprio cliente, chiese ed ottenne ordinanza di sequestro di tutti i positivi e di tutti i negativi del Christus. Ma la tanto attesa discussione non ha avuto luogo, perché l’intervento di comuni amici l’ha resa inutile in seguito a transazione. Sull’accordo delle parti la causa è stata cancellata dal ruolo.

La Palatino film ha occupato il teatro di posa lasciato libero dalla Pasquali, teatro che, com’è noto, è di proprietà della Cines. Il primo lavoro, all’esecuzione del quale essa attenderà non appena sistematasi nei nuovi locali, è la biografia di Garibaldi.

La Cines ha ultimato, in questi giorni, la riduzione cinematografica di Bosco sacro, protagonista Lyda Borelli, la quale però è rimasta così poco soddisfatta di… se stessa da sentirsi indotta a proibire la proiezione della pellicola. La gentile attrice compenserebbe la Cines con l’esecuzione gratuita di un altro lavoro.

Sotto la bandiera nemica è il titolo di un lungometraggio di palpitante attualità che la Cines ha pressoché condotto a termine, autore e maestro di scena Nino Oxilia. Della film non mancano che due scene per l’esecuzione delle quali la Cines attende il nulla osta dalla Prefettura.

La Milano Film, considerata l’incertezza politica dell’attuale momento, e la quasi sicurezza che siano richiamati a prestare servizio nell’esercito, fra brevi giorni, il suo Presidente, Sig. Barone Airoldi di Robbiate ed il suo Consigliere, Sig. Arturo Artom; e in considerazione inoltre che i suoi magazzini di negativi inediti sono forniti di merce per parecchi mesi di programmazione, mentre la programmazione sui mercati esteri delle pellicole di sua fabbricazione è ancora molto in arretrato, la stessa Milano Film ha presa la decisione repentina d’interrompere la produzione del negativo.

La Film d’Arte Italiana del Comm. Lo Savio ha deciso di troncare la fabbricazione.

La Parioli Film di Roma ha serrati i portoni. Aveva tuttavia fatti due lavori per la Milano Film, con a protagonista l’attrice francese Cécile Trian, che è ritornata in patria.

La Fiat Film ha fatto onore al proprio titolo: se ne è andata in un fiat, lasciando in gramaglie la brava e colta artista Signora Bermudes, che aveva raccolto intorno a sé nella Via Angelo Secchi a Roma (già sede di un’Elettra Film) una valorosa raccolta di attori.

15 maggio. In seguito alle voci dell’imminente fine delle cartoline postali in Italia, veniamo informati che saranno posti in vendita dei nuovi biglietti postali da 10 centesimi in sostituzione degli attuali e saranno di formato maggiore e composti di tre parti distinte: quella in mezzo servirà alla corrispondenza del pubblico e le laterali alla réclame. I nuovi biglietti postali saranno stampati e confezionati in modo che il mittente possa anche includervi fotografie, ecc. Allo scopo di incoraggiare il movimento dei forestieri in Italia si farebbe stampare una categoria di biglietti postali con riproduzione di fotografie delle principali città e di luoghi celebri.

Intervista con Baldassarre Negroni, maggio 1915

Baldassarre Negroni
Baldassarre Negroni

Era a me noto che il conte Baldassarre Negroni si trovava a Roma e a dir la verità non volevo lasciarmi sfuggire la felice combinazione di incontrarmi con l’uomo che ha tanta e indiscussa autorità nel campo della Cinematografia italiana; senza tanta difficoltà la cortesia di lui mi permise di potere avere un colloquio.

Non appena ebbi il piacere di stringere la mano al conte Negroni, questi mi disse:

— Già so il motivo per il quale ella viene a me…

— La importuno forse?

— Tutt’altro: mi offre l’occasione di esprimere il mio plauso a La Tribuna che molto opportunamente ha pensato di dedicare le autorevoli colonne del giornale alla nostra industria della quale finora si sono soltanto occupate le riviste professionali le quali non avendo la diffusione di un quotidiano, non hanno potuto mettere in più diretto contatto la Cinematografia e il pubblico che a questa nuova manifestazione d’arte tanto s’interessa.

— Mi dica di grazia, la Cinematografia è arte o industria?

— È l’una e l’altra è… un’altra cosa ancora: commercio. L’industria prepara il complicato e ingegnoso canovaccio sul quale poi si dovrà tessere l’arte; il commercio porta il lavoro artistico a contatto col pubblico.

— Secondo lei, prevale l’arte o l’industria ?

— Indubbiamente l’arte: il pubblico osserva e giudica l’arte non l’industria; spesse volte mi è capitato di sentire nelle sale di proiezione certe osservazioni mosse dal pubblico (e il pubblico è sempre intelligente) che a dir vero avevano molto fondamento. Però è bene si sappia che non si può fare vera arte e ciò per molte ragioni; principale fra tutte quella finanziaria. Con ciò non si deve intendere che non vi siano Case che possono e vogliono mettere a disposizione del metteur en scène i mezzi richiesti per produrre una vera film artistica; la questione finanziaria va intesa in un senso più lato. Una Casa per ricoprirsi delle spese del negativo ha bisogno di vendere 30 o 40 copie: poiché il mercato italiano assorbe 4 o 5 copie solamente, è facile intendere che le altre copie si dovranno vendere all’estero. Ma poiché le legislazioni che regolano la produzione e la proiezione cinematografica nei diversi paesi variano tra loro per l’indole etica del popolo, la Casa produttrice à costretta a rimaneggiare i soggetti e gli svolgimenti delle azioni in modo da non incappare sotto la censura di alcun paese. Evidentemente questa condotta di schivare i rigori delle censure, non concorre alla buona e perfetta esecuzione artistica.

— È vero che il pubblico è divenuto molto esigente?

— In maniera eccezionale: una volta il pubblico si contentava della scena panoramica, della comica fatta di corse e di rincorse…. ora tutto ciò può servire soltanto come complemento del programma il quale vuole essere formato di un grande lavoro di grande intreccio e di grandi emozioni. Se il pubblico conoscesse le fatiche e i rischi che si debbono incontrare e superare nei lavori cinematografici, compatirebbe alle volte qualche lieve stonatura.

— A lei sembra utile o dannosa I’esigenza del pubblico?

— Dal punto di vista artistico è certamente utile, perché obbliga direttori di scena ed artisti a curare sempre di più la lavorazione dei films. Dal punto di vista industriale… ecco, se lei interrogasse il proprietario o il direttore generale di una Casa cinematografica io credo che si sentirebbe rispondere che l’esigenza sempre crescente del pubblico è ormai diventata una cosa insopportabile, che obbliga a sempre maggiori spese di produzione, che minaccia seriamente l’industria. Viceversa, a mio debole parere, l’esigenza del pubblico è, o sarà, un bene anche per l’industria. Senza adesso addentrarci nel complicato congegno del commercio cinematografico, è certo che il pubblico ora conosce ed apprezza più o meno le marche e fa una selezione della nostra produzione ed accorre nei cinematografi dove sa che vedrà dei lavori della Casa A o B che più accontenta i suoi gusti. Ciò aumenta la richiesta di produzione alle Case che hanno saputo o sapranno meglio organizzare il lavoro nei loro stabilimenti, e di questo l’industria s’avvantaggerà, poiché man mano che la produzione, migliorando, soddisferà l’esigenza del pubblico, questo accorrerà sempre più numeroso ai cinematografi.

— Che ne pensa lei del Pathé Exchange?

— La cosa va considerata sotto due aspetti, quello commerciale e quello artistico. Per la parte commerciale sarà meglio che lei si rivolga ad altra persona più addentro di me nella questione; per ciò che riguarda il lato artistico, posso senz’altro confermarle che l’imposizione fatta alle Case italiane aderenti al Pathé Exchange col manuale pratico per uso dei direttori di scena italiani del signor Gasnier (l’alter ego di Pathé), che tende ad americanizzare la lavorazione dei films, non può trovare l’acconsentimento di coloro i quali, non solo conoscono le grandi fonti e le grandi caratteristiche dell’arte italiana, ma hanno altrettanta fiducia del primato che la cinematografia italiana può mantenere sulla produzione internazionale. Esiste, è vero. una notevole differenza tra il gusto delle diverse nazioni: salvo alcuni lievi temperamenti, si può dire che la Germania, l’Austria, la Russia, la Spagna e l’America del Sud hanno una speciale predilezione per la produzione italiana considerata sia dal lato artistico che da quello tecnico; mentre l’Inghilterra e le Colonie inglesi si compiacciono maggiormente della produzione Nord Americana. Non vorrei azzardarmi a definire questo compiacimento come conseguenza di uno spirito nazionalistico, ma d’altra parte non comprendo la ragione per la quale il signor Gasnier che ha avuto a sua disposizione direttori, artisti e teatri americani non è riuscito, pur lavorando a New York, a soddisfare completamente il gusto anglo-americano (tutti hanno vista la produzione americana della Casa Pathé) ora che M. Charles Pathé ricorre alla produzione italiana, pretenda che questa si conformi ai dettami da lui formulati. Effettivamente il signor Gasnier ci richiede in modo assoluto ciò che noi facevamo da tempo in maniera relativa: alludo alle scene in primo piano. Io, per esempio, sin dai primissimi lavori allestiti alla Celio tre anni fa, adopero i primi piani per quelle scene che richiedono una più profonda analisi della maschera degli artisti per comprendere più chiaramente l’espressione dei sentimenti loro. Secondo me, il primo piano non va considerato che un complemento allo svolgersi dell’azione cinematografica, mentre per il signor Gasnier tutta l’azione deve svolgersi prevalentemente in primo piano; ed ella comprende quanto si perda nell’esecuzione artistica di una film adottando il principio americano: l’ambiente, la decorazione, lo sfondo, il quadro, non dovrebbero più preoccupare l’inscenatore, il quale al contrario, avrebbe limitate le sue qualità artistico intellettuali a far muovere soltanto i personaggi in un campo troppo ristretto per l’azione cinematografica… un po’ di logica. Nessuno potrà negarci la nostra superiorità in ogni manifestazione d’arte e quindi nessuno dovrebbe fissarci i limiti e i modi delle estrinsecazioni delle nostre innate attitudini artistiche.

— Ella ha perfettamente ragione. Ed allora perché diverse Case italiane hanno aderito al Pathé Exchange?

— Per la solita ragione finanziaria. Oggi il grande mercato ancora aperto è quello americano e naturalmente le Case si preoccupano di risolvere il problema affaristico producendo lavori che trovino facile vendita e non pensano davvero all’affermazione dell’arte italiana. Sono convinto però che una migliore organizzazione finanziaria e commerciale toglierebbe la nostra produzione da questo stato di asservimento e segnerebbe il principio di un migliore e caratteristico orientamento della cinematografia italiana.

— Esiste una crisi cinematografica?

— Sì, esiste, ma esclusivamente dipendente dalla situazione internazionale; gli scambi e i trasporti dei prodotti sono divenuti estremamente difficili. Le basti sapere che le spedizioni di films all’estero devono esser fatte con speciali corrieri i quali molto facilmente incontrano lungo il viaggio difficoltà per il proseguimento. Da ciò comprende bene che l’unica causa della crisi che attualmente affligge la cinematografia italiana è la situazione politica e che nulla potrà farsi fino a quando questa non si sia rasserenata. Mi procurerebbe piacere di parlarne ancora di altre cose, ma mi riserbo di farlo un’altra volta poiché ella mi deve permettere di salutarla, avendo fra pochi minuti un appuntamento.

Ringraziai vivamente il conte Negroni della cortesia usatami e gli espressi il sincero desiderio di rivederlo fra breve.

Massimo
(La Tribuna)