Cinematografo internazionale dicembre 1911


Secondo il Toledo Times (Ohio), la cinematografia oltre allo scopo del diletto ha pure uno scopo educativo. Un giornale ricco di illustrazioni è certamente più interessante di un altro, le colonne del quale non contengono che caratteri tipografici allineati. Così è del cinematografo, e il valore delle proiezioni viene sempre più apprezzato.

Alla madre di famiglia, affaticata dalle cure domestiche, al fanciullo, avido di distrazioni, all’uomo d’affari, per il quale è necessario qualche istante di respiro, il cinematografo offre un divertimento unico, che nessun altro genere di spettacolo può procurare. Un riposo ristoratore, una emozione gradevole, una risata confortatrice, ecco ciò che la cinematografia offre al pubblico in qualunque momento.

Un candidato repubblicano al governatorato del Kentucky ha ancora una volta messo il cinematografo al servizio della réclame politica. I suoi discorsi – nel giro elettorale da lui compiuto – erano intermezzati da vedute cinematografiche.

La Direzione Generale delle Scuole di Mosca ha chiesto al Municipio un reddito di 10.000 rubli per poter iniziare l’insegnamento nelle scuole a mezzo del cinematografo.

Ad Amburgo è stata trovata “infernale” la film: I quattro diavoli ed è stata proibita nelle rappresentazioni diurne ed in tutti i teatri dove accorrono i giovani. I cinematografisti hanno protestato e si è verificato nell’accordo che un rappresentante della censura assista ad una prova della film, facendo tagliare i passaggi proibiti senza ricorrere alla sospensione degli spettacoli che riesce di grave danno ai cinematografisti.

A Dresda è stato pubblicato un decreto dove si stabilisce che tutte le film debbano sottostare ad una censura unica e non devono portare titoli suggestivi od eccitanti.

La film Il grande momento è stata proibita dalla censura in Svezia e propriamente per la scena nella quale la madre si getta fra le fiamme per salvare il figlio. Sia Asta Nielsen che Urban Gad hanno vivamente protestato e la risposta di uno dei censori è stata la seguente: «Il Cinematografo è popolare in Svezia più che in ogni altro posto. Stoccolma ne conta 40 mentre Copenhaghen, città molto più importante non ne conta che 15. Il prezzo d’ingresso è eccessivamente modico: 6 centesimi per i fanciulli e la maggioranza degli spettatori è formata da individui dai 15 ai 19 anni. Questo considerando è nostro vivo dovere di bandire tutte le scene suscettibili di provocare delle emozioni violente, e siamo obbligati ad agire vigorosamente per evitare che altre film del genere siano fabbricate. Noi non possiamo comparare il cinema al teatro: il primo riproduce la scena 8 o 9 volte per giorno, il secondo una volta sola. Noi agiremmo altrimenti se noi non dovessimo prendere in considerazione la grande impressionabilità dei giovani.»

Dal 1° gennaio 1912, la Casa Gaumont sarà libera da ogni impegno colla Moving Picture Patent Company per la vendita della sua produzione negli Stati Uniti d’America.

Dinnanzi al Tribunale Civile della Senna si è discussa recentemente una importante causa. L’editore Calmann-Lévy, alla morte di Alessandro Dumas padre, aveva acquistato tutti i diritti sull’opera romanzesca del grande scrittore, mentre la proprietà e i diritti di rappresentazione sull’opera teatrale furono conservati da Alessandro Dumas figlio.

Ora il rappresentante degli eredi di questo ultimo, d’Hanterive, ha autorizzato una Casa Cinematografica a rappresentare Les Trois Mousquetaires, La Dame de Montsoreau e La Tour di Neslé.

L’editore Calmann-Lévy ha mosso allora causa contro il d’Hanterive affermando che essendo, a suo modo di vedere, il Cinematografo paragonabile ad un libro di immagini, ad una edizione illustrata, egli era leso nei suoi diritti di unico riproduttore.

Ora la sentenza, veramente interessante per l’arte cinematografica, ha dato torto all’attore affermando che la proiezione prende a prestito dall’interpretazione teatrale il contenuto, lo scenario, l’apparato scenico, l’azione mimica dei suoi attori.

Inoltre – soggiunge l’estensore della sentenza – per il pubblico la cinematografia produce impressioni poco dissimili da quelle del teatro  e senza alcun rapporto con quelle prodotte da un libro illustrato che non può essere veramente gustato che da poche persone contemporaneamente e nell’intimità.

La proiezione di un’opera drammatica dunque deve essere giudicata come un concorrere alle rappresentazioni teatrali dell’opera stessa.

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Archivio del Cinema Muto - Silent Film Archive
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