Dal Christus a Maria di Magdala, intervista con Fausto Salvatori

Maria di Magdala (1918)

Maria di Magdala (1919)

Mentre componevo il Christus dissi al barone Alberto Fassini, geniale direttore della Cines, la mia intenzione di compiere altre due rappresentazioni storiche affini, e cioè la Salomé e la Maria di Magdala. Ma, compiuto il Christus e raffigurata la Fabiola, io non pensavo ancora ad affrontare la nuova fatica, allorchè il marchese Capece Minutolo di Bugnano, che alle gravi preoccuazioni della politica unisce le cure più artisticamente illuminate per la direzione della Medusa Film, si rivolse a me, proponendomi il soggetto che io stesso già vagheggiavo. Egli sapeva che questo genere di studi e di rievocazioni era stato tra i miei preferiti, che mi ero ad esso sempre dedicato con l’intento di trasformare la visione biblica ed evangelica in una visione drammatica di sensibilità moderna, pure rispettando sempre i concetti e le forme dei testi; si credette quindi sicuro, il di Bugnano, che io avrei saputo e voluto accogliere la sua proposta.

Mi sono infatti accinto all’opera con vero entusiasmo, evocando le visioni di Egitto e di Palestina; memorie care che mi accompagnarono durante la composizione del Christus. In questa grata rievocazione è balzata dal mio sentimento la nuova visione evangelica ad un tratto; ed ho voluto costruirla come un mistero del ‘400, dove le varie scene erano sentite e rappresentate per mezzo della parola e per mezzo della musica, così qui ho voluto sentire e rappresentare per mezzo del gesto e dei grandi affreschi che improvvisamente sono vissuti nella mia mente, che io ho veduti con glo occhi dell’anima in una chiarezza abbacinante, e che mi propongo di far rivivere sopra lo schermo.

Nessuna storia poteva esser più intensamente umana, fra quelle narrate dagli Evangeli, di quella di Maria di Magdala. E’ la donna che dal peccato risorge verso la purificazione, è il dramma intimo di una vita che si risolve in una magnifica affermazione di sentimento  e di verità. Io intendo di rappresentare la cortigiana in quel periodo della vita sua che corre da quando per la prima volta ha incontrato il Cristo Redentore, fino alla sua morte; e per la sua morte intendo valermi di tutti i fattori che mi possano offrire le leggende medioevali e sopratutto la Leggenda dorata.

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Cinema muto a Roma 7 al 11 marzo 1918

Si è inaugurato, con immenso concorso di pubblico, il nuovo Corso Cinema Teatro, dei F.lli Marino. L’interno del locale piace a tutti per la sua costruzione, per le linee e tinte semplici ed eleganti e per la bella distribuzione di luci e colori; ma la facciata è oggetto dei più aspri commenti. Ai più con piace, e la vorrebbero a terra; qualche altro – e sono in pochi – vede che non stona e può piacere. Il locale si è inaugurato con Carnevalesca, della Cines, interprete la Borelli. Per quanto il film sia bene eseguito, il pubblico lo accolse con ostilità.

Al Gran Cinema ed al Modernissimo ha avuto grandissimo successo Attila, dell’Ambrosio. E se Febo Mari, al posto di Attila avesse  avuto una figura rispondente al personaggio, avrebbe fatto un’opera d’arte. Nella lirica un tenore che abbia una voce splendida ed una bella figura, dà un insieme completo e piacente; ma l’essenziale è la voce. In cinematografia, la figura deve rispondere al personaggio. A questi sensi dovrà inspirarsi la cinematografia; verismo, estetica, bello brutto, tutto risponde a sani principi d’arte. Tranne inevitabili mende, il lavoro, per le masse ben disciplinate e magistralmente condotte, per la riproduzione del tempio di Bisanzio, di accampamenti e città, è stato giudicato con molta simpatia e buona impressione. E la critica è favorevole al Mari, il quale si è rivelato ottimo direttore e conduttore di masse.

Al Teatro delle Quattro Fontane seguita a chiamare sempre molta gente, Tosca, della Caesar. Il nome di Francesca Bertini suscita questo fascino, perchè il lavoro, ad onta di quanto si è scritto sui giornali, non è dei migliori della notissima attrice.

L’Avv. Mecheri, proprietario della Tiber Film, ha acquistato lo Stabilimento e la marca della Film d’Arte Italiana, che sarà la succursale della Tiber, la produzione conserverà sempre la marca Film d’Arte Italiana.

La Tiber, dopo la combinazione con l’Itala, la costituzione della Rinascimento e l’acquisto della Film d’Arte, dà più che mai risalto alla fenomenale attività e sagacia dell’Avv. Mecheri ed alla sua evoluta organizzazione. Alla Rinascimento, con la direzione del sig. Amato e la signora Pina Menichelli come prima attrice, ed alla Film d’Arte a cui è preposta la valentia del conte Negroni, Hesperia prima attrice, e Tullio Carminati, seguiranno la progressione della tradizione dell’arte, con quella distribuzione di energie necessarie al giusto rendimento del lavoro.

E’ stato scritturato alla Tiber l’ottimo attore Camillo Apolloni, che alla Pasquali ha interpretato diversi lavori avventurosi, e riportato grandi successi.

Ci giunge la notizia della morte di un fratello di Hesperia avvenuta a Nettuno nei passati giorni, quando sembrava di essersi quasi ristabilito di una lunga malattia.

La Guazzoni Film ha terminato di girare la Gerusalemme Liberata e se ne annunzia prossima l’edizione.

La Palatino Film è prossima al termine del Capitan Fracassa. Di questo lavoro, dell’accurata direzione di Mario Caserini, della fedeltà di riproduzione, costumi, personaggi e carattere dell’epoca, se ne dice a meraviglia.

La Filmgraf ha assunto in concessione per tutto il mondo l’interessantissima pellicola dal titolo; Donna Lisa, con interpreti Gemma Bellincioni e Mattia Battistini; nomi che nell’arte lirica primeggiano, oltre che per valentia canora, per la loro impareggiabile arte scenica. Per tutta Italia ha assunto Vita traviata, interprete Gemma Bellincioni.

Alla Medusa si lavora alacremente per Maria di Magdala che dicesi sarà quanto di più artisticamente perfetto si possa attendere ora dal cinematografo.

Il notissimo attore inglese Aurele Sidney, finito il suo primo impegno contratto colla Cines per le tre films: Incubo, Il gioiello di Khana e Una strana avventura, è stato impegnato per un altro film che, come I Racconti straordinari, è stato ideato e sarà messo in scena da Amleto Palermi. Il Sidney, che rappresenta fra noi i due principali giornali inglesi di cinematografia: The Kinematograph Weekly e The Bioscope, avrà quanto prima anche la rappresentazione della produzione di alcune importanti Case inglesi di films; così potrà introdurre in Italia i lavori che avranno un valore tale da rivaleggiare coi nostri.

Roberto Roberti, dall’Itala è passato alla Caesar, ad ottime condizioni.

Re della Notte è il titolo del lavoro che – interpretato dal cav. Gastone Monaldi e dalla sig.na Fernanda Battiferri venne assunto in concessione per il mondo dalla Etrusca Film, la quale lo lancerà quanto prima sul mercato. Ci assicurano che il lavoro è riuscito magnificamente; in esso il Monaldi ha fatto sfoggio di quelle sue ottime qualità che ha sempre portato sulla scena, ottimamente coadiuvato dalla Battiferri, abituata ai successi della scena di prosa quale prima attrice della compagnia Monaldi. Ricorderemo pure che la Battiferri vinse il concorso di bellezza nel rione Colonna di Roma, nell’anno 1911.

La Tespi Film, compiuta la nobile fatica d’arte di Frate Sole, attende alacremente ad altri lavori. Lolita, di madame Jean Carrère, Come un sogno, di Valentino Soldani,e Adriana Lecouvreur, di Legouvé e Scribe, saranno le tre imminenti interpretazioni di Bianca Stagno-Bellincioni. Maria Melato interpreterà un grande lavoro scritto espressamente per il cinematografo e per la insigne attrice da Roberto Bracco. E nel contempo, la Testi è spinta con magnifico slancio nella preparazione di due films di eccezionale importanza: Il Figlio della Luna, di Fausto Maria Martini, e Giuliano l’apostata, rievocazione storica di Ugo Falena.

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Quo vadis? La vita palpitante d’un grande romanzo

Ricordate? Tutta la nostra fantasia, tutto il nostro cuore ne palpitano al ricordo. C’è stato tutto un periodo della nostra vita portato via, nei sogni, dalla possanza evocatrice d’un grande romanzo. Mai, mai nessun altro, più di Enrico Sienkiewicz, ha potuto prendere la grande assise di marchand de rêves, ed esercitare un primato in tutto il mondo.

Quo vadis? è stato immortale. Noi abbiamo conosciuto folle di lettori in delirio all’epoca della sua comparsa. I giornali ed i librai ne hanno esaurito milioni di riproduzioni. La pittura ne ha fatto dei magnifici quadri. Vi sono stampe inglesi in cui tutte le scene del romanzo famoso hanno avuto figurazioni plastiche degne del Doré. Il teatro di prosa (senza mai raggiungere in verità le bellezze artistiche e scenografiche del libro) ha fatto passare attraverso una scheletrita condensazione della tragedia cristiana e imperialista tutte le figure create nell’evocazione magnifica del romanziere polacco; e il teatro di musica le ha dato (per opera di un musicista francese) esso pure, una forma d’arte, ma di non eccessiva efficacia poetica e drammatica, riuscendo solo a creare, con la figura di Petronio, impersonata da Mattia Battistini, un vero modello di statura latina e un capolavoro del canto italiano.

Così attraverso tutta questa vita artistica, mentre il capolavoro scritto rimaneva sempre, nelle sensazioni e nelle impressioni, l’opera più bella, si moltiplicava, dall’altro canto, negli spiriti avidi di riavvicinarsi alla vita vera di quelle figure e di quelle vicende, i desideri e le loro intensità ancora troppo inappagate.

La dolcissima Licia, aureolata di cielo, nimbata d’amore, resa più delicatamente bella dalla luce della persecuzione e del sacrifizio, fatta più luminosamente eroica dai prodigi di forza e di devozione ch’ella destava intorno a sé e faceva compiere, è restata bella in noi più nella visione descrittavi, più in una particolar visione dei nostri occhi appassionati, che in qualsiasi riproduzione d’arte e di scena.

E chi ha mai potuto rendere, con qualunque più alto sussidio della parola e del gesto, e del suono, e della voce, e dello scenario il Triclinio, e la cena di Petronio, e gli sfarzi e la bellezza delle sue liberte, e i grandi quadri delle ville di Nerone, e le sue epiche follie, e gli uomini accesi come fiaccole alla cima degli alberi, e la grandiosa scena del Circo, e la lotta di Ursus per salvare Licia legata al toro, e le adunanze cristiane, e il mostruoso e raccapricciante incendio di Roma?…

Orbene, niuna forma rappresentativa poteva mai dare una visione più palpitante, più completa, più vera, più bella di ciò che può essere il Quo vadis? vivente, se non quella, spinta sino al prodigio, della ricostruzione cinematografica.

Lo spettacolo mirabile è stato compiuto. È stato compiuto dalla Cines, che da questo campo va rivoluzionando il mondo, ha conseguito risultati stupefacenti per non aver mai indietreggiato davanti ad alcuna difficoltà ed aver tenuto in alto conto la suprema bellezza dell’arte armonizzata nei grandi quadri viventi ch’essa lascia passare davanti agli sguardi estatici delle folle inebriate.

Far vivere, nello sfondo e negli episodi, il Quo vadis?, tutto il Quo vadis? era lo stesso che pensare a creare un mondo, negli elementi più difficili a riprodurre, dall’esatta coloritura dell’ambiente romano imperiale, alle impossibilità, per esempio, che presentava il mettere in azione le belve del Circo, la scena del toro, degli uomini bruciati vivi e quella dell’immenso incendio di Roma.

Ma, dopo un’organizzazione colossale, che sembra veramente una cosa fantastica nelle sue curiosità particolari; dopo una preparazione storica delle più scrupolose e una ricerca di luoghi adatti a raffigurare mirabilmente l’ambiente; e dopo aver fatto confezionare i costumi più ricchi e più fedeli e scelti gli elementi migliori fra artisti di ogni grado, anche fra i più celebri, e reclutata una massa di migliaia di persone, e spesa, come è facile comprendere, una somma enorme. Il Quo vadis? ebbe la sua grandiosa e perfetta ricostruzione; e la vasta e impressionante tragedia neroniana passò dalla visione del libro all’evidenza reale e palpitante della sua azione e della sua vita. Tutta l’immensità del quadro magnifico, vario, pittoresco, sensazionale, tenebroso, sanguinario, spettacoloso, passa in una movimentazione fenomenica davanti allo spettatore. È uno spettacolo mai visto. La cinematografia non ha mai creato nulla di simile. Si, è un mondo quello che la Cines ha ricostruito. Un mondo d’una bellezza che incanta e fa fremere e di cui Licia è il gran sole di poesia. Le danze, i fuochi, i conviti, i paesaggi, le orgie, gli orrori, il terribile quadro dell’incendio di Roma, l’evidenza del quale non è stata mai raggiunta in alcuna cosa simigliante, destano impressioni ed emozioni indicibili.

Per raggiungere l’effetto adeguato all’incendio, la Casa Cines fece costruire tutta una zona dell’antica Roma nelle sterminate pianure di Centocelle e poi la incendiò. Dopo di che segue la strage la fine di Nerone e del suo regno nel trionfo del cristianesimo, il che dimostra come anche una film cinematografica possa, dopo aver riempito di meraviglia e di stupore il pubblico, lasciare nella sua anima un sortii senso di qualcosa che non passa, con la fine dello spettacolo.

Spettacolo nuovo, originale, sorprendente, d’una grandiosità non raggiunta mai, che noi vedremo presto al nostro Mercadante, ove tutte le cose sono prontamente reclutate.

Napoli è una delle prime città che vedrà così il Quo vadis?. E che sarà la folla d’un tale avvenimento? E quale sarà mai il suo sconvolgimento e il suo delirio?

Matilde Serao

Napoli, 4 marzo 1913 — (Il Giorno)

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Quo vadis? Astor Theatre, New York 1913

Mr. Geo. Kleine Presents THE CINES PHOTO DRAMA QUO VADIS?
Cast of Characters: Peter, the Apostle (Mr. J. Gizzi); Nero, Emperor of Rome (Mr. C. Cattaneo); Poppaea, Nero’s second wife (Mrs. O. Brandini); Tigellinus, Roman general ((Mr. C. Moltini); Ursus, a Lygian servant to Lygia (Mr. B. Castellani); Lygia, daughter of a Lygian king (Miss L. Giunchi); Petronius, Nero’s favorite (Mr. G. Serena); Vinitius, a military tribune (Mr. A. Novelli); Chilo Chilonides, a Greek soothsayer and spy (Mr. A. Mastripietri); Eunice, a slave (Mrs. A. Cattaneo); Aulus Plautius, a retired Roman general (Mr. L. Lupi).

Music: The instrument used is a Wurlitzer – Orchestra Style J.

The Story of Quo Vadis?

Act I. The opening scene pictures the interior of the luxurious home of Petronius, one of Nero’s favorites, who is seen in his private baths. A slave announces the arrival of Marcus Vinitius, his nephew, who tells his uncle of his love for Lygia, and begs Petronius to help him win her. Lygia is the daighter of a Lygian king, held as hostage by Rome, and placed under the care of Aulus Plautius and his wife, who regard her as their own daughter. Petronius consents to enlist the help of the Emperor Nero.

The next day a Centurion appears with an order from the Emperor commanding that Lygia accompany him to the Imperial Palace, and there be placed in the care of Actea, a woman of influence at the Court.

Plautius and his wife are in deep sorrow over Lygia’s departure, but are consoled by the fact that she is accompanied by Ursus, her giant follower. The next day, overcome with grief, Aulus goes to the palace to ask that Lygia be restored to him, but without success.

The following evening Nero gives a magnificent banquet. Lygia and Actea attend, and there meet Vinitius and Petronius. Nero, yielding to the flattery of his courtiers, rises to sing his hymn to Venus.

Next a group of Syrian girls dance to the accompaniment of lutes and cymbals. The bacchanalia becomes more turbulent toward midnight. Vinitius indulges too freely and makes violent love to Lygia. Although she repulses him he clasps her in his arms. The giant Ursus appears and carries her to her apartments. Later, Actea counsels her not to flee from the palace, which would incur the wrath of Nero.

The next evening Vinitius sends his freedman, Aticinus, to bring Lygia to his house, but upon the return journey Ursus, with a crowd of fellow-Christians, intercepts the litter, and after rescuing his mistress, disappears with her into a remote part of the city. When the slaves of Vinitius return, the young patrician is roused to a terrible fury, and slays Aticinus.

Soon afterward Eunice, the favorite slave of Petronius, suggests that they employ the services of Chilo, the soothsayer and spy. Chilo is instructed to find her, and, after a long search, learns that Lygia and Ursus worship with the Christians at Ostranium.

He informs Vinitius, who sets out for Ostranium, accompanied by Chilo and Croton, a huge gladiator. At Ostranium, they mingle with the Christians. The Apostle Peter appears and blesses the faithful. After prayers are over, and they are returning homeward, Vinitius orders Croton to attack Ursus, while he attemps to seize Lygia. But the gladiator proves no match for Ursus, and meets a terrible death at his hands. After disposing of him he rushes to rescue Lygia from the arms of Vinitius, and is about to slay the latter when his mistress commands him to be merciful.

Vinitius is carried to their dwelling where, under the tender care of Lygia, he soon recovers from his injuries. His heart is touched by the Christian charity of those about him, and his love for the girl becomes greater than ever. He begs Lygia to forgive him and agree to marry him, but she flees from his passionate words.

Act II. Vinitius then returns to his palatial home, and attempts to forget Lygia in a life of renewed dissipation. A magnificent banquet is given at the Pond of Agrippa. The guests are invited by Nero to roam in the gardens and groves, Vinitius among them. He is a great favorite among the ladies at the Court, and even Poppaea, the Empress, meeting him in the garden, makes violent love to him, but Vinitius repels her with the words, “Leave me, for I olve another,” not realizing who the veiled figure is. Petronius, however, has been watching, and later rushes up with the words, “Knowest thou who that was? It was Poppaea! Hadst thou recognized her, nothing could have saved thee, nor Lygia, nor, perhaps, myself!”.

One day, while Vinitius is meditating, the prophet Chilo appears, and whispers that he has again discovered the whereabouts of Lygia. Vinitius  accompanies him to the place, but dismisses the old man in front of the house, telling him to go his way and forget that he had ever served him. Vinitius enters the house, and finds the Apostle Peter with a small band of Christians. He tells them he wishes to marry Lygia, and declares himself ready to accept Christianity. Lygia then appears, and the Apostle blesses their love.

Vinitius then returns home, frees all his slaves for Lygia’s sake, and realizes that he is indeed a changed man. Petronius now counsels him to join Nero’s Court, which has removed to Antrium.

Here feasting and revelry take place, and Nero indulges to his heart’s desire. He is intensely fond of poetry and song, and devotes much of his time in pursuit of these, but he still yearns for some subject to give him inspiration for much greater work, and it is suggested by Tigellinus that he might care to behold Rome in flames.

It is not long afterwards that a messenger enters with the words, “Rome is burning!” to which the Emperor answers in ecstasy, “Ye gods! I shall see a burning city, and can complete my Iliad!” When Vinitius hears the news he makes frantic haste toward Rome, and upon reaching the city inquires of the fugitives concerning Lygia, but for a long time can learn nothing definite.

The whole city is now seen a mass of flames! Thousands of unfortunate people perish, and the others rush through the crowded streets carrying their goods upon their backs. Roman architecture totters and falls to the ground! Confusion reigns everywhere, followed by violence and robbery.

In order to obtain a better view of the perishing city Nero journeys close by, accompanied by a company of his courtiers. At a safe distance he goes  out upon a balcony and gazes upon the mammoth conflagration. At last he can gratify his desire to behold Rome in flames. Who could wish for greater inspiration for a poem? The fall of Troy was nothing to be compared with it. The Emperor raises his voice and sings, accompanying himself upon his lute.

In the meantime Vinitius braves the terrible confusion and succeeds in finding Lygia, Ursus and the Apostle Peter. He begs them to leave Rome, but they refuse. Vinitius too, remains, and asks to be baptized, and the Apostle Peter baptizes him.

When the flames are finally extinguished the Roman people cry loudly for revenge. Many angrily accuse Nero of the crime. Shouts of “Matricide!” “Incendiary!” fill the air. Nero, dreading the wrath of the people, sends his favorite, Petronius, to calm their furious threats by making liberal promises of grain and entertainments.

In order to turn the blame upn someone else the Emperor gladly embraces the suggestion of the false Chilo, seconded by Tigellinus, that the Christians are the real culprits and a general arrest of them takes place, among them Lygia, Ursus, and Glaucus. The Roman soldiers search the houses and drive the unfortunate people to the foul prisons to await their cruel fate. Vinitius makes a heroic attempt to save Lygia, but in vain.

Act III. A great series of spectacles is to be given in the amphitheatre, the crowning events of which will be Christian martyrs being thrown to the lions. On the appointed day great crowds fill the amphitheatre, including the Emperor and his Court.

Exciting chariot races, and gladiators engaged in mortal combat, entertain the people for awhile, but they soon cry for the more terrible events which are to follow. Then the Christian martyrs, men, women, and children, are brutally driven into the arena, after which lions are turned in upon them.

Nero smilingly turns to Petronius and inquires, “What think you of it?” and Petronius cybically replies, “They are a spectacle worthy of thee, O Caesar!” Vinitius can harddly restrain his anxiety over what fate shall fall to Lygia, when suddenly a huge bull dashes into the arena with the body of a woman lashed to its back.

“Lygia, Lygia,” cries Vinitius, tearing his hair. “I believe! Oh Christ! a miracle!” An extraordinary thing occurs! Ursus advances toward the beast! Seizing the animal by the horns man and beast become  engaged in a terrible struggle.

Suddenly the head of the infuriated bull is twisted under the iron mand of the barbarian. Finally the animal, exhausted, falls to the ground. Quickly the giant releases Lygia and lifting her in his arms approaches the Imperial Balcony.

Vinitius makes a desperate leap into the arena and baring his breast disclosing the scars received in the Armenian wars, pleads to Nero for Lygia’s life. Fearing a more furious outbreak from the populace, and seeing nothing but angry looks, Nero upturns his thumb, the sign of grace, and Lygia is borne out of the arena. This ends the festivities.

Petronius, who has so nobly defended the Christians in Nero’s Court, has sacrificed his favor and is condemned to die. He gives an elaborate farewell banquet to his friends. At its close he reads aloud a letter, denouncing Nero and branding him as the real incendiary of Rome. With this done he summons the doctor to open his veins.

About that time, on the Appian way, are seen two figures leaving Rome, the Apostle Peter and Nazarius. The road is empty. Thinking their  work is at an end in Rome they desire to seek other fields, but suddenly a vision appears before them on the roadway and they look with wonder upon the figure of Christ. In a broken voice Peter exclaims: “Quo Vadis, Domine?” (Whither goest Thou, O Master?) and receives answer: “If you desertest My people I shall go to Rome to be crucified a second time.” Rising to their feet, with bowed heads, they turn without a word and hasten back toward the City of Seven Hills.

The reign of Nero is now ended. The signal of revolt is given, and the Legions acclaim Galba Emperor, while Nero seeks safety in flight. He learns that his enemies are rapidly closing in upon him and determines to take his own life. At the critical moment his courage fails him; one of his followers comes to his aid and presses the dagger home to his heart.

Links:

QUO VADIS?” AT ASTOR.; Moving Pictures of Famous Story of Rome Shown for First Time Here, The New York Times, April 22, 1913

“Quo Vadis” at the Astor, Hearing the Movies

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Charlot, for-ever!

Charlot

Charlot (locandina pubblicità, disegno di Rafer 1916)

Ecco a voi, cari lettori, uno dei primi articoli pubblicati dalla stampa cinematografica italiana.  Buona lettura…

Italia 1917. Le risate incontenibili del pubblico, che mostra – almeno di quando in quando – di prediligere gli spettacoli comici e le brevi ma spigliate commedie brillanti, sono all’ordine del giorno e… della sera, ogni qualvolta passa sullo schermo l’attore americano Charlot.

Di questo eccezionale artista – importatoci or sono pochi mesi da New York – avviene, anzi, di più e di meglio. Avviene, cioè, che egli è divenuto in breve tempo così popolare, da determinare anche fuori dello schermo, e cioè quando se ne parla o si ricorre a lui col pensiero, un bis di risate sonore contenute a stento nelle sale cinematografiche.

Ci è stato taluno che voleva paragonare Charlot – al secolo Charles Chaplin – al nostro grande Ferravilla. Ma questo signor qualcuno era ed è visibilmente in errore. Il paragone non poteva reggere. Ferravilla, animava le scene con una mimica fatta di pause e di arresti, e con un tesoro di tonalità nella voce, da renderla comicamente inimitabile; Charlot ha una mimica di buona scuola e di effetto immediato.

Forse esiste in Italia un solo attore drammatico che possa stare in qualche confronto con Charlot. E’ Angelo Musco, l’artista siciliano, che pare anch’esso una pila elettrica.

Indiscutibilmente, però, la risorsa del giuoco mimico di Charlot è anche da ricercarsi nella felice scelta dei lavori ch’egli interpreta: commedie dallo spunto felice e condotte con molta abilità tecnica.

Dicono che Charlot, famigliare ormai anche al nostro pubblico, formi la delizia del mondo americano, al punto che dopo Wilson egli è l’uomo più popolare di New York, e certamente il meglio pagato.

Ma altresì in fatto incontrovertibile, che se le risorse artistiche di Charlot sono degne del prezzo industriale al quale vengono sfruttate, noi dobbiamo essere grati ai manufatturieri americani, che sono riusciti ad offrire ai pubblici di tutto il mondo l’uomo che li solleva spiritualmente ogni qualvolta se ne fa l’amabile conoscenza.

Il più gran merito del celebrato artista è poi un altro: quello di aver rimessa al mondo, magnificamente riverniciata a nuovo, la film comica che pareva essere giunta alla fine della sua parabola scenica. E se si pensa ai tristissimi tempi in cui viviamo, questo merito di Charlot va degnamente premiato, giacchè un’oncia del proverbiale buon sangue ha oggi acquisito un costo non indifferente, forse in omaggio al rincaro quotidiano di tutti i generi di prima qualità…

Curioso il paragone con Angelo Musco, vero?

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