Charles Spencer Chaplin Laughs!

Charles Chaplin

Charles Spencer Chaplin

Above is Charles Spencer Chaplin, the talented director of “A Woman of Paris” in a merry mood. On the right is Charlie Chaplin, the beloved comedian, as he appears in “The Gold Rush.”

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(from The Picture Show Annual 1926)

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La Rosa di Tebe – Cines 1912

La Rosa di Tebe 1912

Francesca Bertini e Amleto Novelli, La Rosa di Tebe 1912

Messa in scena: Enrico Guazzoni
Interpreti principali: Francesca Bertini (Selime, la rosa di Tebe), Amleto Novelli (Efrain), Ignazio Lupi (Ramsete).
Lunghezza metri 574
Film scomparso.

Argomento:

Il re Ramsete sente vantare le bellezze di Selime, detta la rosa di Tebe. Incuriosito, si traveste e si reca a vederla: ne rimane ammaliato e la fa rapire e condurre ai propri palazzi, innamorandosi perdutamente. Scongiuri, preghiere sono vane al cuore di Selime, che ama Efraim, il pastore; il quale, furente di gelosia, attenta alla vita del re e vien messo in prigione. Ora Selime è arbitra delle sorti di Efraim; si conceda ed il pastore sarà libero. Ma Selime rifiuta sdegnosamente e Ramsete perde ogni speranza di amore. Allora ordina che il pastore colga la rosa di Tebe e le nozze avvengono con grande solennità. Chiamati gli sposi alla reggia, vien consegnato a Selime un cofanetto da parte del Re: è il regalo di nozze. Efraim l’apre e vi trova uno stile lordo di sangue: è l’arma con cui Ramsete si è trapassato il cuore…

Recensione:

I dramma storici ritornano di moda e la Cines in questo genere di lavori ha sempre ottenuto il plauso incondizionato della critica e successo entusiastico del pubblico.

La moda ha voluto che per qualche tempo la casa romana tralasciasse il genere che è suo onore e suo vanto; ma ora che la parentesi dei lavori moderni è per chiudersi per volontà dello stesso pubblico che l’aprì, auguriamoci che la casa romana non indugi più oltre e riprenda a fabbricare il suo genere nel quale poche case soltanto la possono contrastare il primato.
Ciò noi pensavamo poche sere or sono assistendo alla rappresentazione della Rosa di Tebe, il forte dramma di Re Ramsete, ora soltanto comparso sul panno bianco dei cinematografi di Napoli, ma già lusinghiermente accolto in altre città d’Italia.

Rosa di Tebe ha tutte le qualità del dramma: passioni violente che si sprigionano da nature eccezionali, delicati sentimenti eternamente in contrasto con forti passioni e poi un esteriorità pomposa, impressionante che da al contenuto maggiore allettamento e maggior forza, aggiungendovi bellezza e colore.

La novella è bella: Un Re egizio Ramsete vede la pastorella Rosa di Tebe e se ne innamora e la fa rapire ; ma invano ne spera amore, poiché ella ama Efrain, il pastore bello e selvatico col quale ella ha passato deliziosamente ore lietissime d’ amore tra i campi. Re Ramsete questo amore non può cancellare dall’animo della vergine egizia e si sacrifica, egli che tanto 1′ama, permettendo che ella sposi il giovine pastore. Nel giorno delle nozze però egli si uccide ed ai due sposi dona il pugnale col quale si è colpito.

Quanta bellezza in questa lieve novella o quanta delicatezza e quanto sentimento nel Re egizio e quanta forza nella giovine vergine, che pure colmata di onori e di ricchezze dal suo regale amante, puro accontentata in ogni cosa, non dimentica il suo Efrain che per lei sospira e per lei attenta alla vita del Re, che violentemente gliela tolse.

Interpreti del lavoro sono stati la Bertini, il Lupi e se non erro il Bracci (Amleto Novelli n.d.c.). Questi ultimi pur rendendo bene la parte loro affidata non hanno recitato con l’usata vigoria, ma la Bertini ha fatto della sua parte una vera creazione, rivelandosi attrice intelligente e fortissima. Specie nella scena con Re Ramsete noi abbiamo notato le doti di questa artista impareggiabile alla quale si va schiudendo un brillante avvenire, che potrà essere veramente radioso se la brava, attrice continuerà a mettere sempre lo stesso studio e lo stesso impegno messo in qualche scena di questo lavoro.

La messa in scena nel suo sfarzo ha rivelato troppo le artificiosità del cartone, in ispecie nella scena gran luce ove la crespe del falso e dello sbiadito appaiono con maggior risalto.
Rosa di Tebe ha, dunque, pregi non comuni di bellezza e noi ne siamo lieti perché col trionfo di questo lavoro trionfa anche l’industria italiana nel nome, di una tra le più accreditate nostre case.

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Potere sovrano (Temporal Power) – Tiber Film 1916

Temporal Power

Da sinistra a destra: Ignazio Lupi, Hesperia, Emilio Ghione, Temporal Power, Tiber Film 1916

Messa in scena: Baldassarre Negroni, Percy Nash.
Soggetto dal romanzo Temporal Power: a Study in Supremacy (1902)di Marie Corelli, riduzione per il cinema di Baldassarre Negroni, Percy Nash.
Operatore: Giorgio Ricci, Antonio Cufaro.
Scenografia: Giulio Lombardozzi.
Interpreti: Hesperia, Emilio Ghione, Ignazio Lupi, Alberto Collo; Diana D’Amore, Alfonso Cassini.
Produzione Tiber Film, Roma; m. 2257.
Film scomparso.

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Manhatta 1921 Paul Strand Charles Sheeler


Dal canale di sincproject su YouTube. Music by SINC (Imaginaria2007)

Nel 1921 il mio amico Charles Sheeler, fotografo e pittore, aveva comprato una bella macchina da presa, nuova fiammante, appena arrivata dalla Francia, una Debrie, un apparecchio molto elegante in legno. Ne era molto fiero, e propose di girare un film su New York. Lo facemmo, molto in economia perché non avevamo soldi. Andammo a cercare i posti dove riprendere qualche immagine di New York in movimento: la folla, i ferry-boat, l’andirivieni della gente sulle strade, la metropolitana soprelevata, la città vista dalla cima di un grattacielo, mentre esce lentamente dall’ombra nell’alba e rientra di nuovo nel buio al tramonto, e tante altre immagini, molte semi astratte, ma all’interno di una concezione impressionista, sotto l’influenza della pittura francese: Matisse, Cezanne, e altri che in quel periodo cominciavano ad arrivare in America alla galleria 291, diretta da Alfred Stieglitz. E’ interessante considerare il fatto che l’opera di alcuni pittori francesi arrivò in America per merito di fotografi come Stieglitz e Steichen: quest’ultimo, era stato in Francia e aveva incontrato Picasso, vedeva la pittura francese come l’antitesi della fotografia, che giudicava incapace di ottenere risultati simili a quelli della pittura.

Dunque, Sheeler e io, con la Debrie, abbiamo cominciato con alcune idee su come comporre un’immagine e su come trattare astrattamente le immagini del mondo reale. Il nostro film, che abbiamo intitolato Manhatta (nome indiano dell’isola di New York) – un termine ripreso da una poesia di Walt Whitman – naturalmente era muto, con didascalie (delle citazioni di Whitman); durava sei o sette minuti, era insomma una cosa molto modesta; ma con nostra sorpresa suscitò l’interesse di alcuni tra i maggiori esercenti di New York, fu proiettato per una settimana con il titolo: La magnifica New York. Dopo questo piccolo successo, pensammo che avremmo potuto distribuire il film; così affidammo negativo e copie ad un noleggiatore che scomparve senza lasciare tracce. Il film andò perduto e per molti anni ci continuarono a domandare: «E’ possibile vedere Manhatta?». Così fino al 1949, quando ricevetti una lettera di mister Lindgren, dell’archivio britannico, dove mi spiegava di avere una copia del film, non in buone condizioni, e mi chiedeva il permesso di farne un negativo; permesso che ovviamente ho accordato. Ed è così che il film è di nuovo disponibile. Ne ho donato una copia alla cineteca francese; non so se è stata una buona idea… Quanto a Sheeler e a me, Manhatta fu l’inizio e la fine della nostra collaborazione come cineasti.

(dall’autobiografia di Paul Strand, raccolta da Marion Michelle e Marcel Martin)

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These wordless creatures…

from Francesca Bertini's home:  herself in Il processo Clémenceau (1917)

from Francesca Bertini’s home around 1970: herself in Il processo Clémenceau (1917)

These wordless creatures who had to communicate their feelings with gestures, with the plasticity of their person and with their gaze, they remained at an invulnerable, inaccessible distance, beyond reality and shrouded in poetry and mystery. Such a product could only have arisen in a country with the cult of beauty.
Aldo Palazzeschi (Francesca Bertini’s autobiography, Il resto non conta, Giardini Pisa 1969)

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