Hearts of the World, May 1918

Lillian Gish and Robert Harron in a scene from D. W. Griffith's Hearts of the World

Lillian Gish and Robert Harron in a scene from D. W. Griffith’s Hearts of the World

44th Street Theatre – “Hearts of the World,” directed by D. W. Griffith. To quote the programme “Hearts of the World” is the story of a village, scenario by M. Gaston de Tolignac, translated into English by Captain Victor Marier and produced under the personal direction of D. W. Griffith. A great title “Hearts of the World” but hardly a great picture. To my mind, the one salient point lacking is theme. There is nothing about “Hearts of the World particularly worth remembering after leaving the theatre, except the remarkable histrionic ability of the Gish Sisters, Lillian and Dorothy, and the splendid performance of Robert Harron. True, Mr Griffith has portrayed village life in France before  the war, and during the war, with the fine exactitude that characterizes all of his work, but with it all, not forgetting some remarkable battle scenes, the big idea, so essential to a big picture isn’t here. “Hearts of the World” is a charming love story, but one has come to expect more than that from D. W. Griffith’s past performances. However, there is plenty of bang and to go the picture, and , and with the added attraction of an exceptionally capable cast, and flawless direction, the picture is well worth seeing, providing the weaker sex are not squeamish about seeing the truth about the war, depicted faithfully and unadulterated. To quote the programme again, the following synopsis gives a fairly accurate description of “Hearts of the World”:

Two American painters make their homes in France. Marie, the daughter of one painter, and Douglas Hamilton, the oldest son of the other live next door to each other. A natural event is the love between the two.

The Little Disturber, a strolling singer, falls in love with young Douglas also. However, this affair does not develop to any disastrous conclusion.

Marie and her lover are in the midst of great preparations for their coming wedding when the Great War begins. Though an American citizen he gives his life to the service of France.

Marie and her family, left at home in the village, refuse to believe the possibility of danger.

The little French company, a part of the great army of France, however, are beaten back by the great German offensive. Then follows the overwhelming of the French, the bombardment and destrucion of the village. The scenes of the evacuation and of the distress and terror of the villages under the bombardment.

The latter part of the story takes up the village under the German occupation.

In this village Marie and the Little Disturber manage to drag out an existence at the village inn, now in possession of the Huns.

The story relates the suffering, privations and agony of the villagers in their captivity, relating also the preparations for the rescue of the village by the French, the massing of their troops, the intense struggle of the French soldiers to recapture the village and free their loved ones; and the prayers and hopes of the women and children of the village awaiting their deliverance, ascend from cellar and crypt in the stricken district.

Mirilo (Theatre Magazine, May 1918)

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Inaugurazione del Cinema Meridiana, Torino 27 aprile 1912

Brochure pubblicitaria per la prossima del Cinema Meridiana

Brochure pubblicitaria per la prossima apertura del Cinema Meridiana, 1912

Con grandissimo concorso di pubblico, il 27 corrente, ha avuto luogo l’apertura di questo elegantissimo Cinema, che i sigg. Gastaldi e Filippi han denominato della Meridiana a ricordo del celebre Ristorante dove conveniva, in altri tempi, a lieti simposi, la nobiltà torinese e quella schiera dei migliore letterati ed artisti, da De Amicis a Giacosa, dei quali rimane tuttora vivo il rimpianto Sic transit gloria mundi! Tutto è ora cambiato; ai fregi dorati – tetri e pesanti – è subentrato un semplice lavoro di stucco filettato in oro, che denota la semplice eleganza quale si addice ai moderni locali. La sala di forma rettangolare, munita da una comoda galleria in fondo, è illuminata da magnifici lampadari bronzati, dai mille riflessi abbaglianti ed il bellissimo quadro di proiezioni è contornato da un ricco panneggio di velluto cremisi che rompe lo sfondo delle pareti bianche.

Nulla nella sala è trascurato; dal primo all’ultimo posto il pubblico trova sempre tutte le comodità e perfino l’aria vi giunge profumata stranamente dai frequenti spruzzi di liquido disinfettante e odoroso.

Orchestra, sale di aspetto, passaggi, scale, tutto completo, perfetto, meraviglioso, così che possiamo veramente assicurare che con questo nuovo cinema la nostra Torino si è arricchita del più elegante ed aristocratico ritrovo per un pubblico scelto e amante del bello.

I nostri complimenti agli egregi proprietari, ed auguri, auguri interminabili.

La cronaca registra, contemporaneamente a questo, un altro avvenimento, e di arte: il successo schietto e clamoroso riportato da Santarellina.

Questa sala di cinema non c’è più, come tante sorelle, troppe… negli ultimi anni. Di questo cinema avevo scritto tempo fa, nel post dedicato ad uno dei suoi fondatori: Giuseppe Filippi.

Il Cinema Meridiana di Torino era situato in Via Roma e Via S. Teresa, allora Galleria Geisser già Natta, oggi Galleria S. Federico, che potete ammirare virtualmente in questo splendido sito.

Link al post Santarellina, (Società Anonima Ambrosio) produzione Ambrosio 1912… altro film scomparso tanto per cambiare.

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La torre dei vampiri, Ambrosio 1913

Il carnefice (Oreste Grandi) e la Fornarina (Lia Negro)

Il carnefice (Oreste Grandi) e la Fornarina (Lia Negro)

In occasione del centenario della morte di Bram Stoker (Clontarf, 8 novembre 1847 – Londra, 20 aprile 1912), ecco a voi la storia della Torre dei vampiri, film muto italiano prodotto dalla Società Anonima Ambrosio nel 1913, probabilmente scomparso…

Una ferale leggenda è attribuita alla lugubre torre che pare domini sulla ridente cittadina Vandeana. Quando il sole si nasconde nel mare, uno stormo di vampiri svolazza intorno alla torre. Si dice che quelle orribili bestiacce siano le anime errabonde dei dannati… Una figura nera si aggira sulla torre… Ognuno passa lontano dalla torre e mormora una prece per scongiurare il maleficio…

Quel fantasma non è altro che l’ex carnefice di Parigi, scacciato, come tutti i funzionari dei Borboni caduti, dalla Rivoluzione. Quell’essere sinistro si è ritirato in quella torre, lieto che una paurosa leggenda tenga lontano da lui ogni essere umano.

Ma un dì noi vediamo lo spettro della torre gettare il nero mantello e cercare di rendere meno sinistro il suo aspetto. Egli ha visto una giovane donna, la Fornarina, per lui è un raggio di sole. Grazie alle ricchezze che egli ha trovato nella torre attira l’attenzione della giovane… Ma un giorno lei non viene più al convegno.

Dalla torre dei vampiri, l’ex carnefice di Parigi scorge assieme alla sua Fornarina un avvenente ufficiale della Rivoluzione. Lo spettro della Torre riconosce in lui un ufficiale che egli stesso un dì aveva salvato, assieme a molti altri congiurati, dalle spie del Terrore. Pieno di rabbia indomita, l’ex carnefice giura di compiere un’atroce vendetta…

La campana della Torre suona! La leggenda diceva che il giorno in cui la campana della sinistra Torre avesse suonato, un’orribile sventura sarebbe piombata su qualcuno della cittadina vandeana.

Raimondo, il giovane ufficiale, e la Fornarina si avviano con il corteo nuziale. I voti del loro amore sono stati esauditi. Ma ad un tratto tutti inorridiscono ed alzano gli sguardi atterriti…

La campana della Torre dei Vampiri fa udire i suoi lugubri  rintocchi. E quasi a confermare l’esattezza della leggenda, ecco i gendarmi piombare in mezzo al corteo nuziale per arrestare Raimondo, lo sposo della Fornarina…

L’ex carnefice di Parigi si è vendicato.

La Fornarina pur di salvare Raimondo, non indetreggia davanti al più sublime dei sacrifici. Essa ricerca il carnefice, colui che tante volte ha reso felice coi suoi sorrisi e lo scongiura di salvare lo sposo.

— Salvalo, le dice essa, ed io mi rassegno a non vederlo mai più… e sarò tua per sempre…

Sul mare, un vela scompare all’orizzonte, abbandonando l’inospitale Francia allagata di sangue cittadino. La vela porta Raimondo verso la libera Inghilterra.

Dalla Torre dei Vampiri due persone contemplano la vela che sparisce. E’ la Fornarina felice che il suo diletto Raimondo sia salvo… Ma dietro di lei la fosca figura del carnefice attende il premio promessogli.

Un tonfo! La livida faccia dello spettro della Torre, guarda un cadavere che galleggia sulle onde. La Fornarina ha preferito l’amplesso della morte e quello di quel mostro.

Buon centenario a Stoker, e Dracula’s day a tutti!!!

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La pazza di Penmarch – S.C.A.G.L. 1912

La pazza di Penmarch

Una scena del film La pazza di Penmarch 1912

Dramma interpretato da Mistinguett.

Il pescatore Alain Kèriadec di Penmarch, parte per la pesca e dalla terra lo salutano fin che lo possono distinguere, la moglie e il figlioletto…

Un giorno, mentre il pescatore è tuttora in mare e la mamma è intenta in un lavoro, il piccino precipita da uno scoglio altissimo e s’uccide. Quando la madre viene a conoscenza della disgrazia, impazzisce e da quel momento persegue tutto il giorno il sogno doloroso della sua maternità, stringendo al seno una bambola.

Una domenica sera Alain ritorna, ma in casa non trova nessuno. Inquieto, allarmato, chiede informazioni e un vecchio lupo di mare gli racconta il tragico fatto. Alain ritrova la moglie ad un ballo pubblico e la vista del suo compagno, rafforza la memoria della povera demente, che riacquista la ragione per soffrire…

Un altro bimbo è venuto a rallegrare la casetta e se i genitori non anno del tutto dimenticato il piccino sparito, almeno il suo ricordo s’è attenuato nella brume del passato.

Produzione Soc. Cinématograph. des Auteurs et Gens de Lettres, m. 255 ca.

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Il matrimonio di Tartufini – Pathé 1912

Matrimonio di Tartufini

Una scena del Matrimonio di Tartufini

Scena comica di J. Berr de Turique, interpretata da Prince e dalla signorina Diéterle.

La famigliuola Tartufini sarebbe una delle più felici, senza il carattere nervoso della signora e lo spirito di contradizione di Timoteo. Due amici di casa, ritengono opportuno intervenire confessando a ciascuno dei due sposi che il loro dissidio dipende da una malattia di cuore di cui è affetto l’altro congiunto. In seguito a tale confidenza, i due sposini si compatiscono per qualche istante e poi da capo come per lo innanzi. E avendo scoperto lo stratagemma dei loro amici, l’inferno coniugale scoppia terribile…

Ma improvvisamente i due coniugi provano delle palpitazioni… La malattia del cuore? … Telefonano subito al loro medico, ma per fortuna è stato un falso allarme: Timoteo dovrà prendere qualche doccia e la signora dovrà… preparare un corredino per il futuro erede.

Produzione Film Pathé, m. 245 ca.

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