C’era una volta al Giardino Zoologico di Roma…

ghione100b“Nel mentre la Caesar imbastiva film su film con alacrità appassionata, la nostra Celio era stata trasferita al Giardino Zoologico (vi prego che non vi è alcuna intenzione offensiva per gli artisti) in locale dell’ex-esposizione, ed in quel piccolo stabilimento vi lavorava la Francesca Bertini, che aveva accettate le proposte della società Cines. Il Barone Blanc ne era il direttore generale ed ella fu diretta dal Conte Antamoro, ma in special modo dal povero Nino Oxilia, caduto da eroe al fronte, nei primo scontri. Oxilia fra le altre, diresse la film intitolata Sangue Bleu la quale fu, in verità, la prima interpretazione che rivelò la Bertini attrice di valore.”
Emilio Ghione

Roma, Giardino Zoologico 1911

Roma, Giardino Zoologico 1911

Una breve visita al nuovo Stabilimento della Celio Film

Torino, febbraio 1914. Nella mia recente permanenza a Roma, volli fare una capatina al Giardino Zoologico, dove sta sorgendo il grandioso stabilimento della Celio e perciò pregai l’egregio avv. Mecheri, amministratore delegato della Società, di volermi accompagnare.

La mia visita fu breve, ma ho potuto constatare de visu, sebbene non ancora tutto sia in ordine, che questo nuovo stabilimento si presenta come il migliore di tutti quelli esistenti finora in Italia. Teatro grandissimo e magnifico, munito di tutti i moderni perfezionamenti; fabbricati immensi e lussuosi per uffici, magazzini, depositi, reparti tecnici, ecc; camerini per gli artisti e garages per automobili, sono raggruppati su di una spianata che domina tutto il vasto e ricco giardino, nel quale si possono eseguire le scene più svariate e ritrarre vedute superbe di Roma e dei suoi dintorni.

Nel grande fabbricato centrale, al pian terreno, sorge un bellissimo ristorante per il personale, disposto ed addobbato lussuosamente, così che chi non vuole o non può portarsi a casa, nelle ore di pranzo, trova sul posto ogni conforto desiderabile. Nel Giardino Zoologico, tutto a disposizione della Celio, vi sono laghetti, aiuole, viali, giardini, bosco, e tutto quanto potrà abbisognare perché le films eseguite sul posto abbiano quell’impronta di signorilità e ricchezza , alla quale la simpatica Casa ci ha abituati. Per dippiù tutti gli animali ivi esistenti, potranno servire per delle scene; è facile quindi prevedere che gioielli di lavori saranno ora imbastiti ed al più presto lanciati in commercio, tantoppiù che venne reclutato un personale direttivo ed artistico di prim’ordine, ed altri elementi vanno giornalmente ingaggiandosi per formare diverse troupes omogenee e compatte. Certo che l’egregio Avv. Mecheri si promette — e riuscirà certamente — di poter quanto prima disporre delle programmazioni settimanali: si è troppo bene disposta sul mercato mondiale, la marca, per non seguire il gusto del pubblico e dei cinematografisti tutti, che alla Celio-Film accordano il massimo favore. Questo è l’augurio che io faccio alla Celio-Film, che questi suoi propositi siano messi in atto al più presto e vengano coronati dal più lusinghiero dei successi.

Veritas

Pubblicato in Cronologia 1914, Produzione | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Il Monastero di Sandomir – 1922

Tore Svennberg, Il Monastero di Sandomir

Tore Svennberg (Il Monastero di Sandomir)

« Il Monastero di Sandomir, capolavoro cinematografico della Svenka di Stoccolma, messo in scena da Victor Sjostrom, interpretato dalla celebre attrice svedese Tora Teje. Altri interpreti Tore Svennberg e Richard Lund.

È la storia fosca di una nobile famiglia polacca distrutta dalla colpa d’una donna bellissima e simulatrice. Amore, tradimento, finzione, vendetta, si succedono attraverso il gioco serrato degli attori, che rappresentano i personaggi del dramma con verità umana e con tragica cupezza. L’espiazione mistica del marito, che atrocemente offeso nell’onore e negli affetti, s’era vendicato senza pietà, costituisce un episodio commoventissimo, pieno di significato spirituale e di bellezza scenografica. Il Monastero di Sandomir, sorto sulle rovine fumanti del Castello in cui fu consumato il terribile dramma, chiude nelle sue mura austere l’uomo che à offerta a Dio la sua triste vita spezzata, in olocausto del suo peccato di sangue. »
(dalla pubblicità del Sindacato per il Libero Commercio Cinematografico, Roma 1922)

« A dispetto dei costumi benelliani, Klostret i Sendomir (1919) è, in certo modo, l’opera più sperimentale di Sjöström. Quasi tutto girato in interni, il film, ambientato nel secolo decimottavo, si avvale di un’illuminazione fortemente effettata. Le linee sinuose della tragedia, cupamente evocata dal monaco (l’ex-castellano Starensky, uccisore della moglie Elga, bella e infedele), si intrecciano con quelle, ancor meno rettilinee, dello stile. È evidente che Sjöström, influenzato dalla messinscena espressionista, tenta una difficile meditazione tra il chiaroscuro di ascendenza fiamminga e la lezione di Munch. In pratica si va — come gusto — dalle illustrazioni per romanzi storici all’eclettismo del secondo Reinhardt. »
Francesco Savio
(La parola e il silenzio, il film scandinavo dalle origini al 1954, Mostra di Venezia 1964)

Pubblicato in Cronologia 1919, Cronologia 1922, Film | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Alla conquista del Polo Nord – Star Film 1912

Rivista Pathé, Milano 1912

Rivista Pathé

Straordinario viaggio in 2 atti e 52 quadri ideato da Georges Méliès.

Questo viaggio straordinario sorpassa per immaginazione, le più fantastiche concezioni di Giulio Verne.

Vediamo uno strano consiglio formato di scienziati del mondo intero: Run Ever rappresentante dell’Inghilterra – Bluff Allo Bill per gli Stati Uniti d’America – Cervesa per la Spagna - Tchin Tchun Tchon per la Cina – Scopritutto per l’Italia – Maboul per la Francia. Questi uomini della scienza, preparano una novità che farà strabiliare il mondo: un magnifico apparecchio volante…

Quando la macchina meravigliosa è pronta, gli uomini di genio, s’innalzano con essa fino alle alte sfere stellate, ed il presidente del Congresso, il professore Maboul, si reca a visitare le maggiori costellazioni dello zodiaco. Ma una violenta bufera imperversa lassù e il meraviglioso apparecchio viene spinto da una fortissima corrente verso il polo. Gli arditi navigatori dell’aria vengono attratti dall’asse magnetico e sarebbero certo inghiottiti da quella oscura forza della terra, se non sopraggiungesse in loro salvamento un altro ardito pioniere in aeroplano.

Domenica 25 febbraio 1912. Tra le fiabe e i racconti ispirati dai moderni capolavori della fantasia americana possiamo segnalare una grandiosa e romanzesca avventura, pubblicata dalla Star Film, e intitolata suggestivamente Alla conquista del Polo Nord. La raccomandiamo come una curiosità rara della migliore produzione. 

Pubblicato in Cronologia 1912 | Contrassegnato , | Lascia un commento

Considerazioni sul tempo che fu

Roma, 18 giugno 1910. Il saggio finale della Scuola di Recitazione di Santa Cecilia a Teatro Manzoni riuscì felicemente: degno premio alle fatiche costanti e ferventi di Virginia Marini, che seguita ancora l’antico nobilissimo apostolato d’arte. Il Manzoni era gremito in ogni ordine di posti: un pubblico imponente per eleganza e per distinzione. Tolti i bimbi che frignavano troppo spesso ne’ palchi… Ne “L’amore che passa” avemmo campo di ammirare la vezzosa Ines De Bartolomei, di recente scritturata, per l’autunno, alla Stabile Romana (…) Ottima la Iacobini, della quale non sapremmo se lodare più la bravura o la bellezza: ella fu insinuante per dolcezza e per soavità, colorì la parte con giusta misura.
(Il Corriere Teatrale)

Cesare Borgia

Maria Jacobini, prima a sinistra, in Cesare Borgia, Film d’Arte Italiana 1912

« Qualche anno prima della guerra. Il cinema era giovane e procedeva incerto, a tentoni, e giovinetta ero anch’io. Uscita allora dalla Scuola di recitazione de S. Cecilia, diretta da Virginia Marini, muovevo i primi passi sulla scena, nella Compagnia di Cesare Dondini, al Teatro di Palazzo del Drago a Roma, quando una sera il direttore della Film d’arte Italiana (una emanazione della Pathé di Parigi) venne a propormi di assumere il ruolo della protagonista in una pellicola di sette od ottocento metri, a sfondo storico… o quasi.

Accettai con timore ed entusiasmo allo stesso tempo. Debbo, però, avvertire che ero una giovinetta piuttosto timida e impacciata, con un volto addirittura infantile e particolarmente dolce, ingenuo e un po’ smagato, tanto che buon Dondini mi riservava di solito delle parti di amorosetta, a tipo roseo, tutto candore. Orbene, sapete in quale parte io feci il mio ingresso nel cinematografo? In quella di… Lucrezia Borgia. Una Lucrezia Borgia peggiore assai della sua fama, spaventosa e terribile sotto tutti i riguardi, da metter paura, così mal truccata come era, solo a guardarla. Tremai io stessa, allorché mi vidi sullo schermo, con a fianco, in qualità di ancelle, Francesca Bertini e Fernanda Battiferri, anch’essa ai primissimi passi nell’arte muta. La Lucrezia Borgia della storia era riabilitata! Non so se i dirigenti della Film d’Arte Italiana osarono poi presentare il film al pubblico; ma troppo scontenti di me non dovettero essere, perché subito dopo, convinti che in me ci fosse la stoffa di una futura diva, mi scritturarono per un maggior periodo, con la cospicua paga di 400 lire mensili.

Della cinematografia italiana del periodo della guerra e dell’immediato dopoguerra oggi si è soliti dire più male che bene, a su di essa si ama fare della facile ironia. Ebbene, io credo che si sia un po’ ingiusti verso noi stessi. Dal ’14 al ’20 abbiamo avuto in Italia un’industria cinematografica abbastanza fiorente e si sono fatti dei film non tutti indegni del loro tempo, non privi spesso di un certo ardimento e di buon gusto. Che, a rivederli, oggi, possano far sorridere e a momenti anche strappare qualche risata, è naturale. Tante cose sono cambiate! Mutata, sopra tutto, è la moda, e mutato è lo stile della recitazione. Allora, alle attrici si richiedevano quegli atteggiamenti convenzionali e stilizzati che attualmente fanno ridere. Ma in quei film, a volte, c’era anche dell’altro: c’era attraverso alle possibilità tecniche e alla regia di allora, non di rado di buon gusto, dell’espressione drammatica e persino della semplicità.

Ad una grande schietta semplicità, per esempio, io credo di essermi sempre ispirata ed attenuta in tutta la mia attività cinematografica. E difatti, dopo aver recitato in Italia in circa 40 film muti, ho visto dischiudermi i maggiori teatri di posa tedeschi, dove ho lavorato per ben nove anni consecutivi. È stato un periodo aureo per gli attori e registi italiani, quello, in Germania: ed è durato fino all’avvento definitivo del film sonoro e parlato. A Berlino in nove anni io ho partecipato ad oltre 40 film, la maggior parte dei quali è apparsa su gli schermi di quasi tutta Europa; e non senza fortuna.

Giorgio Bianchi e Maria Jacobini in La Scala (1931), regia di Gennaro Righelli

Giorgio Bianchi e Maria Jacobini in La Scala (1931), film sonoro di Gennaro Righelli

Poi… poi, ho fatto ritorno anch’io nel mio bel paese e, non completamente scontenta del mio passato cinematografico, e nemmeno delusa della mia grande fede in un rinnovato cinema italiano, ho ricominciato a pensare a quel teatro da cui mossi i primi passi, e finalmente mi sono decisa. Sicuro! In ottobre tornerò a recitare; mi ripresenterò a quella ribalta a cui mi accompagnò, bonario e fiducioso, Cesare Dondini, quand’ero ancora una timida giovinetta. E questa volta sarò a fianco d’un altro illustre maestro: di Alfredo De Sanctis. Una grande volontà ed una grande fede m’accompagnano ».

Maria Jacobini
(Cinema Illustrazione, 30 maggio 1934)

Nata a Roma il 17 febbraio del 1892, Maria Jacobini era nipote del cardinale Jacobini, appartenente ad una famiglia del patriziato romano, e ministro dello Stato Vaticano sotto il pontificato di Leone XIII. Nel 1938 diviene insegnante di recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia, cattedra che conserverà fino alla chiusura della scuola nel 1943.

Armando Falconi (Ferdinando II) e Maria Jacobini (duchessa Giulia Filangieri di Satriano) in Tempesta sul Golfo (1943), regia di Gennaro Righelli

Armando Falconi (Ferdinando II) e Maria Jacobini (duchessa Giulia Filangieri di Satriano) in Tempesta sul Golfo (1943), regia di Gennaro Righelli

« Il giorno 20 novembre alle ore 18.30 improvvisamente cessava di vivere Maria Jacobini.

Il figlio Angelo, prigioniero in Germania, la madre Virginia Ramondini Ved. Jacobini, il fratello Emanuele con la moglie Lina Berretta, la sorella Bianca con il marito Avv. Adriano Piacitelli, la sorella Diomira, i nipoti ed i parenti tutti, profondamente addolorati, ne danno il triste annuncio.

I funerali avranno luogo domani Giovedì: alle ore 10.45 nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria del Popolo.

Si dispensa dalle visite »
(Corriere di Roma)

Il Corriere di Roma, 22 novembre 1944

Il Corriere di Roma, 22 novembre 1944

« Roma, 26 novembre 1944. La scena illustrata. Ricordi di Maria Jacobini. Certe notizie hanno un potere curioso: danno alla realtà un aspetto fantastico e un senso quasi mimetico. E, di solito, sono le notizie brevi, quelle che nei giornali appaiono composte in corpo cinque, a dare un’esca maggior all’immaginazione.

La notizia della morte di Maria Jacobini appartiene a questo genere di notizie. La mente è tratta a fantasticare, a stabilire rapporti, a tentare analogie, e sopratutto a considerare con quale gusto la sorte si è compiaciuta a concludere una esistenza. Si può dire che la sorte, per quanto spietata, non manchi talvolta di un gusto romanzesco e mimetico. Se ci è concesso muovere un’osservazione all’imperscrutabile, diremo che verso Maria Jacobini poteva essere forse meno precipitoso; cinquantatré anni sono pochi; a cinquantatré anni la vita ha ancora un senso, una sua attrattiva, una sua bellezza; è il momento in cui si “riassume”, in cui ogni cosa si precisa nei suoi contorni più dolci, più calmi, più vasti. Maria Jacobini, veramente, ha lasciato questo mondo in un momento in cui i contorni di ogni cosa appaiono tutt’altro che dolci ».

Gino Visentini
(Risorgimento Liberale)

« Roma 1944. Il funerale di Maria Jacobini è stato, dicono, squallido. Ma se Maria Jacobini fosse morta vent’anni fa, il suo funerale sarebbe stato seguito da centinaia di persone che avrebbero ricordato, commosse, l’arte e l’avvenenza di lei. E’ morta ieri, quasi improvvisamente. Stava per uscire, quando si è sentita male, L’hanno distesa su un letto, ha chiesto un medico. Al medico accorso ha rivolto uno sguardo dolce e un mesto sorriso, mormorando: « ah, dottore ». Poi ha reclinato la testa e più non si è mossa. I giornali quotidiani a questa morta che fu celebre ed era oggi quasi dimenticata, hanno dedicato poche righe.

Vent’anni fa Maria Jacobini avrebbe avuto diritto almeno a una colonna. Ma non era vanitosa. E ha scelto il momento meno adatto per lasciare questo mondo con una certa pompa. Non era vanitosa. Nessuno si ricordava quasi più di lei. Ma anche lei pareva si fosse dimenticata di essere stata un’attrice acclamatissima. L’ultima volta che la vidi or è qualche mese, risaliva piano piano la via Francesco Crispi, dalla parte del sole. Si fermò dall’erbivendolo, sull’angolo di via degli Artisti, a comprare frutta e verdura. E carica di un grosso involto, riprese la salita, un po’ più stanca, ma con sorriso lieto sul volto ancora bello ».

Adolfo Franci
(Star, 16 dicembre 1944) 

Pubblicato in Personaggi | Contrassegnato , | Lascia un commento

Polidor non è morto

Variety, 19 febbraio 1920

Variety, 19 febbraio 1920

La prima notizia

Napoli, 16 febbraio 1920

Qualche giorno fa il noto artista cinematografico Polidor era venuto a Napoli per una pellicola di cui era attore e operatore insieme.

Con un permesso rilasciatogli dal Ministero della Marina, il Guillaume doveva prendere una serie di visioni cinematografiche in idrovolante, dall’alto della città.

Ieri al giorno, quindi, verso le 13 l’operatore, insieme a sua moglie, si recò al Deposito della sezione idrovolanti ai Granili per eseguire il volo.

Il Guillaume doveva eseguire queste visioni panoramiche per una pellicola di cui era anche l’autore e aveva per titolo: L’ultima fiaba (1).

L’attore cinematografico partì in un idrovolante della R. Marina che aveva per pilota un espertissimo aviatore, il maresciallo Francesco Ciniglia, che era già stato istruttore della scuola aviatoria del deposito stesso. Verso le 14 l’apparecchio ha preso il volo girando sulla città.

L’attore cinematografico che s’era installato sul posto di osservazione che è sul davanti dell’apparecchio, dirigeva sul sottostante panorama il suo obbiettivo.

Una mezz’ora dopo il Guillaume ha avvertito l’operatore che si poteva scendere.

Allora il Ciniglia ha iniziato la manovra per l’atterrissage.

Ad un certo punto però ha notato che l’atterrissage era corto e che l’idrovolante sarebbe andato a finire non in mare ma a terra. Il pilota allora ha riattaccato per farlo sollevare di nuovo ma non ha fatto in tempo e l’apparecchio ha urtato violentemente contro un palo, fracassandosi.

L’attore cinematografico che trovavasi sul posto dell’osservatore, nel corpo avanzato della carlinga, è rimasto quasi schiacciato, mentre l’idrovolante si capovolgeva.

Un particolare raccapricciante: la moglie del Guillaume era presente alla tragedia perché aveva accompagnato il marito e lo aspettava sulla spiaggia che tornasse dal volo.

Ancora oggi non si sono potute accertare le cause della disgrazia. Dal racconto dei testimoni oculari che videro partire l’apparecchio non si è potuto sapere altro che i due infelici, il Polidor e il pilota, approfittando della magnifica giornata e delle ottime condizioni atmosferiche, avevano spiccato il volo col motore che funzionava benissimo: così affermano i compagni del Ciniglia. L’idrovolante dopo una breve sciata s’innalzò velocemente in aria, dirigendosi verso il centro della città, sulla quale volteggiò per qualche minuto quindi si rivolse verso il mare con l’evidente intenzione di rientrare nell’hangar dei Granili. I soldati che stavano guardando l’apparecchio mentre gradatamente si abbassava e si avvicinava all’hangar, lo videro improvvisamente, con un senso di raccapriccio, girare su se stesso e precipitare senza salvezza da circa cinquecento metri.

Le condizioni del Ciniglia che è giacente nel nostro ospedale di Loreto, sono sempre gravissime. Durante la notte il suo stato è andato peggiorando tanto che i chirurghi disperano che si possa salvare.

A Roma

La notizia pervenutaci da Napoli che il popolarissimo attore cinematografico Polidor fosse rimasto vittima di una grave sciagura aviatoria, aveva prodotto molta impressione nell’ambiente artistico teatrale, dove Polidor era conosciutissimo ed amato. Fino a stamani tutti compiangevano la triste fine di Federico Guillaume (2), il comicissimo Polidor.

Ci siamo recati da un amico intimo di Polidor, che appena ha saputo il motivo della visita ha esclamato:

— Non me ne parlate! Povero Polidor. Ma è curioso che pochi minuti fa un comune amico mi ha assicurato di averlo visto ieri sera passare per una delle vie principali di Roma. Pare un sogno…

Ricordi

Intanto sopraggiungeva Eugenio Fontana, il noto fotografo di S. Carlo al Corso, già socio di Polidor e in relazione di affari con lui. E abbiamo rammentato insieme il geniale artista quando, clown nel circo equestre di suo zio, il famoso Guillaume, pieno di risorse e di verve, entrava in pista, vestito da pagliaccio, con parrucche dai capelli movibili, mandando in visibilio gli spettatori e facendo fare matte risate ai bimbi. Poi l’addio al circo, il suo ingresso nel teatro muto sotto la veste di Cretinetti (3), nei films di cui lui era autore e interprete.

Rammentate il famoso Cretinetti che era il clou dello spettacolo nelle sale cinematografiche?

Sui cartelli d’ingresso per richiamar folla si attaccava lo striscione: « Oggi lavora Cretinetti ».

Nove o dieci anni sono trascorsi. Federico Guillaume era stato scritturato dalla Cines per i films speciali di Cretinetti.

E quando appariva riprodotto sullo schermo, la sala solo a vederlo prorompeva in una fragorosa risata. I ragazzi gridavano: Evviva Cretinetti! Bravo!

E Cretinetti correva dietro un treno, cadeva in un fosso, saltava di un colpo un caseggiato intero, si sprofondava in salamelecchi davanti ad una ragazza per farle la corte, era preso a scapaccioni dal passante che egli inavvertitamente aveva urtato ecc. ecc. Un mondo di trovate, una serie di birichinerie strane e ridicole che in fondo piacevano e mettevano di buon umore.

Dalla Cines era passato a Torino in altre case cinematografiche cambiando nome e ideando nuovi comicissimi films. Non più Cretinetti, ma Polidor.

E anche Polidor aveva un successo clamoroso alla pari se non superiore a quello di Cretinetti. Poi era ritornato a Roma mettendo su casa per conto suo Polidor Film.

L’equivoco – Si tratta del fratello…

Mentre rievochiamo questi ricordi un’attore, ben noto, entra e ci domanda:

— Ma dunque! È vero o non è vero che è morto Polidor? Dicono che sia stato visto ieri a Roma.

Ci rechiamo allo stabilimento Polidor Film. Mentre facciamo la strada incontriamo il bravo attore Gustavo Serena, ed anch’egli ci dice:

— Povero Polidor Chi l’avrebbe mai detto.

I cancelli sono chiusi. Nel cortile non c’è nessuno, le porte serrate.

In un muro presso l’ingresso vi è un ritratto in posa assai comica del simpaticissimo artista. Stiamo per andarcene convinti che purtroppo la notizia è vera. Ma una gentile persona, che conosce intimamente Polidor, interviene ad un tratto ed assicura che la notizia non è vera, o almeno si è confuso tra Polidor e il fratello suo Natalino, purtroppo vittima della tragedia aviatoria.

— Non si tratta di Federico, Polidor è vivo. È morto invece suo fratello Natalino Guillaume anch’egli artista cinematografico e che lavorava a fianco suo. Il povero Natalino è rimasto ucciso nella tragedia aviatoria a Napoli, dove si trovava anche Federico, il quale, dopo la disgrazia, ha fatto una rapida gita a Roma ed è ripartito subito ieri stesso per assistere ai funerali di suo fratello.

Era così addolorato e abbattuto! Si amavano  molto i due fratelli, che erano più che fratelli due veri amici. E avevano lavorato insieme anche nel circo equestre. Avevano diviso per tanti anni gioie e dolori.

L’equivoco è sorto perché la prima voce che si è sparsa a Napoli fu quella della morte di Polidor. I giornali locali non si sono preoccupati di controllare la notizia, convinti che si trattasse proprio di Polidor.

Fuori dello stabilimento troviamo la portiera dello stabile vicino, incaricata della posta e dei servizi di Federico Guillaume, essa ci conferma pienamente la notizia.

— Non si tratta di Polidor, ma di suo fratello Natalino. Polidor ha stamane ritirato la sua posta.

In sostanza concludendo, la dolorosa tragedia aviatoria di Napoli è vera ma la vittima non è Polidor si bene (per varie testimonianze concordi, alcune delle quali confermano che egli era iersera a Roma donde ripartì per Napoli), il fratello suo Natalino Guillaume, anch’egli artista cinematografico: entrambi i fratelli avevano partecipato al lavoro della pellicola di Napoli.

Natalino Guillaume si occupava specialmente di films che avessero nella loro comicità, carattere sportivo con salti acrobatici, esercizi di forze e agilità, audaci imprese. Ed è caduto in uno dei cimenti di prova.

Era anche un abile operatore, e la sua fine drammatica è vivamente compianta.

È venuto nei nostri uffici il signor Enrico Pompili — segretario della casa cinematografica Polidor — ad annunciarci che il disgraziato attore cinematografico perito nella tragedia aviatoria è il fratello di Polidor Natale Guillaume.

Il vero Polidor è giunto ieri a Roma. Egli ha raccontato che il fratello aveva voluto fare una gita in aeroplano per provare l’emozione del volo.
(Il Giornale d’Italia, 17 febbraio 1920)

1. Secondo altra fonte: « Si trovavano a Napoli da qualche giorno gli attori cinematografici della conosciutissima casa Polidor, di cui faceva parte il giovane artista Natale Guillaume, nativo di Genova, e domiciliato a Roma, via della Ripetta, fratello appunto del signor Polidor, proprietario della casa. Scopo della permanenza nella nostra città di questa compagnia, era di eseguire una film, dal titolo L’ultima favola, nella quale un idrovolante doveva compiere alcune evoluzioni, e all’uopo era stata chiesta alle superiori autorità militari, l’autorizzazione a servirsi di un apparecchio della stazione di idrovolanti dei Granili, autorizzazione che venne accordata. La film è stata eseguita oggi. Nell’idrovolante, pilotato dal valoroso Maresciallo di Marina Francesco Ciniglio, aveva preso posto l’artista Natale Guillaume. L’idrovolante aveva già compiuto felicemente alcune evoluzioni, poi il pilota aveva cercato di ammarrare, ma avendo il vento sfavorevole, non vi è riuscito. Ritentata per varie volte la prova ma inutilmente. Infine, disgraziatamente, a 100 metri di altezza, avendo il vento spezzato alcuni fili del timone del comando, l’idrovolante si capovolgeva precipitando sulla spiaggia. Il Guillaume è stato raccolto sotto i rottami dell’apparecchio cadavere, avendo riportata la commozione interna e la frattura del cranio, mentre il pilota Ciniglio è stato raccolto in gravissime condizioni, e sollecitamente trasportato all’ospedale dove trovasi tuttora in gravissime condizioni.» (Il Mattino, Napoli 16 gennaio 1920)

2. Il vero nome di Polidor è Ferdinand Guillaume:
« Viareggio, 4 dicembre 1977. È morto Polidor. Col vero nome di Ferdinando Guillaume, il popolare attore del cinema muto italiano era nato a Bayonne, da una famiglia francese di circensi, il 19 maggio 1887: aveva novantun anni. Da alcuni mesi si trovava ricoverato nella clinica Barbantini, assistito dalla figlia Wanda. Sono oltre trecento i cortometraggi che il celebre clown e attore Ferdinando Guillaume interpretò nella prima e lontana stagione del cinema italiano, che precedette, nei primi decenni del secolo, la stessa affermazione dell’industria americana. Figlio di famosi cavallerizzi da circo, Ferdinando, assieme al fratello Natalino, abbandonò fin dal 1909 l’esercizio acrobatico appreso dai genitori per dedicarsi al cinema ». (Il Tirreno)

3. Cretinetti era uno dei pseudonimi di André Deed. Il nostro cronista non ne azzecca una…

Pubblicato in Cronologia 1920, Personaggi | Contrassegnato , , | Lascia un commento